Comune di Foggia tra connivenze, appalti e i casi di Longo e Iadarola: le questioni sotto la lente d’ingrandimento dell’Antimafia

La Commissione d’accesso agli atti ha tre mesi di tempo (più una proroga di altri tre) per verificare eventuali condizionamenti dei clan nel Palazzo. Ecco le vicende che potrebbero finire al vaglio

Dal caso Iadarola agli alloggi sospetti, dalla vicenda di Bruno Longo a quella dell’ufficio “Morti”. Sono tante le questioni al vaglio della commissione d’accesso agli atti che tra 6 mesi (molto probabile la proroga dopo i primi 3 mesi) potrebbero portare allo scioglimento per mafia del Comune di Foggia. Gli occhi dei commissari sarebbero puntati soprattutto sul “Landella bis”.

Partiamo dalla fine. L’ultimo episodio finito nell’occhio del ciclone riguarda la consigliera di maggioranza, Liliana Iadarola, ex Lega, oggi in Fratelli d’Italia (sospesa dal partito). Il suo nome è finito in un’inchiesta antimafia per via dei suoi rapporti con il pregiudicato Fabio Delli Carri, arrestato per il “racket delle mozzarelle” nel 2014. Nelle carte dei magistrati, si parla dei rapporti di Delli Carri con alcune persone vicine alla batteria mafiosa Sinesi-Francavilla ma nelle intercettazioni è anche spuntata la richiesta dell’uomo alla fidanzata di evitare il potenziamento della videosorveglianza a Foggia. “Alle telecamere puoi dire di no?”, e Iadarola rispose: “Hai voglia…” (fonte Repubblica Bari). Ma le conversazioni non si fermano qui. Iadarola criticava così il lavoro degli investigatori: “Vivono in un altro mondo. Ti hanno fatto la bastardata”.

Iadarola parlava anche delle sue conoscenze all’interno del “tribunale di sorveglianza”. Commentando l’interrogatorio di Delli Carri, tenuto tre ore in Questura perché sospettato di aver accompagnato a casa il bombarolo della mala Antonio Rameta dopo l’attentato al pub Poseidon, diceva: “Meno male che mi sono incontrata con omissis… hai visto… mi ha detto vieni nella stanza… e siamo stati all’interno… mi ha detto che stai facendo?… e gli ho detto… lei non sapeva che tu fossi il mio fidanzato… Fabio Delli Carri che andavo sempre… hai visto… Ahh…. non lo sapevo Liliana…”

Delli Carri: “Io non ho capito neanche chi è omissis…”

Il Comune di Foggia

Iadarola: “È del tribunale di sorveglianza… ehhh… lei mi ha raccontato che si è separata dal marito… e mi ha detto cosa sta combinando il marito… tutto e di più… lei si era candidata per Fratelli d’Italia a Lucera… Poi è venuto omissis, l’altro segretario… oh Onorevole… ho detto… non è ancora omissis…. alle prossime elezioni… poi ti faccio sapere… insomma gli ho detto… Fabio è il mio (senza finire la frase)… ha fatto… poi vieni fammi sapere perché è stato tenuto tre ore lì dentrogli ho dettodopo ti vengo a salutareti vengo a delucidare”…

Iadarola non risulta indagata, come lei stessa ha precisato in una nota stampa, ma le conversazioni intercettate dalla squadra mobile getterebbero nuove ombre su Palazzo di Città.

Ormai noto il caso di un altro consigliere comunale di maggioranza, il dimissionario Bruno Longo, figura storica della politica foggiana, arrestato e condotto ai domiciliari nel blitz “Nuvola d’Oro”, recentemente tornato libero insieme al funzionario comunale, Antonio Parente. I due, con il faccendiere Apicella e l’imprenditore Panniello sono accusati di essersi spartiti una mazzetta per l’appalto dei servizi informatici al Comune di Foggia. In sede di interrogatorio hanno ammesso le proprie responsabilità.

Sotto la lente d’ingrandimento della Commissione potrebbero finire, inoltre, tre appalti del Comune già nel mirino del massimo oppositore del sindaco Franco Landella, l’ex consigliere comunale Giuseppe Mainiero che in una conferenza stampa denunciò presunte irregolarità parlando di “opacità nella gestione degli affidamenti di gare milionarie”.

I casi di pericolosa adiacenza tra macchina amministrativa, politica e famiglie mafiose foggiane si sarebbero succeduti con un’importante frequenza negli ultimi anni. Tra questi l’informativa su Leonardo Francavilla, arrestato per estorsione, ma protagonista di una incursione, in tempi pre Covid, negli uffici della Commissione Affari Sociali. L’uomo, con un circolo privato a Piazza Mercato, per molto tempo aveva usufruito di un sostegno dai Servizi Sociali. C’è, inoltre, tutto l’affaire che riguarda il settore dei tributi e il cimitero con società attualmente sottoposte a “controllo giudiziario”.

È un bubbone, poi, la materia degli alloggi. Alcuni consiglieri, con Pippo Cavaliere in testa, fecero in procura nomi e cognomi (altisonanti mafiosi) di coloro che avrebbero ottenuto negli ultimi sei anni alloggi popolari. Sono decine le case assegnate a persone collegate o proprio congiunte strette dei boss.

Il prefetto di Foggia, Raffaele Grassi

Infine, l’operazione “Decimabis” che fece emergere alcuni collegamenti tra malavita organizzata e un dipendente del Comune, implicato “per concorso esterno – riportava l’ordinanza cautelare – nell’associazione per delinquere armata di tipo mafioso convenzionalmente denominata Società Foggiana”. Secondo quanto riportato dal giudice, il dipendente divulgava dati riservati riguardanti i decessi e le relative prestazioni di servizio effettuate dalle imprese di onoranze funebri agli esponenti dell’associazione mafiosa, in modo da consentire a questi ultimi di poter individuare tutte le imprese di onoranze funebri che operavano nel Comune di Foggia e tutti i funerali per i quali le suddette imprese avevano offerto i relativi servizi funerari. Un’operazione “finalizzata a consentire agli esponenti del sodalizio mafioso di esercitare una generalizzata attività di controllo di tipo estorsivo sul suddetto settore economico (con il passaggio da una tangente mensile di 500 euro per ogni impresa di pompe funebri a una tangente di 50 euro per ogni funerale)”. Il dipendente “pur senza essere formalmente ed organicamente inserito nell’associazione mafiosa”, avrebbe fornito “uno stabile ed efficiente contribuito al mantenimento, al rafforzamento e all’espansione della Società Foggiana”. Il dipendente venne poi scarcerato dal tribunale della libertà.

In ogni caso, gli esiti giudiziari non influiscono sul lavoro della commissione d’accesso che può comunque condannare – e quindi sciogliere per mafia – un’amministrazione comunale che abbia intrattenuto rapporti con affiliati alla criminalità organizzata. Lo dimostrano i rapporti tra il vicesindaco di Manfredonia, Salvatore Zingariello e il basista della strage di San Marco in Lamis, Giovanni Caterino oppure i riferimenti all’ex sindaco di Cerignola, Franco Metta e ad alcuni esponenti della criminalità ofantina. Questioni elencate nelle relazioni prefettizie che portarono allo scioglimento per mafia sia del Comune di Manfredonia che del Comune di Cerignola. A Foggia la commissione d’accesso agli atti è formata dal viceprefetto Ernesto Liguori, il vicecapo della squadra mobile di Foggia Maurizio Miscioscia e l’ufficiale dei carabinieri Francesco Colucci, quest’ultimo già a Manfredonia.

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