“Nuvola d’Oro”, i quattro arrestati pensavano in grande progettando l’elezione di Longo in Regione. Apicella voleva tirare dentro anche Landella

Le carte del blitz con le intercettazioni. Il consigliere comunale contrario a coinvolgere il sindaco: “Non ti azzardare”. Parente invitava la vittima a pagare puntualmente per “fare bella figura”

“Qui c’è la quota Landella”. “Ma che Landella. Non ti azzardare”. Il nome del sindaco di Foggia spunta nelle carte dell’inchiesta “Nuvola d’Oro” che ha portato all’arresto del consigliere Bruno Longo. Oltre a lui sono finiti ai domiciliari il funzionario del Comune di Foggia Antonio Parente, l’imprenditore Luigi Panniello della New Tec srl e il medico in pensione e faccendiere Antonio Apicella. Secondo l’inchiesta di procura e finanza, i quattro indagati avrebbero costretto il legale rappresentante di una ditta d’informatica di Campobasso a farsi consegnare una tangente di 35mila euro in tre tranche quale compenso del pagamento delle fatture emesse dalla sua stessa società nei confronti del Comune di Foggia. La ditta di Campobasso vinse nel 2017 un appalto da 371mila euro della durata di un anno e poi prorogato per altri 18 mesi per un servizio informatico di archiviazione dati.

È Apicella a parlare a Longo di “quota Landella”, sventolando banconote durante un incontro in auto con il consigliere comunale. Il sindaco viene nominato al momento della spartizione di una mazzetta versata dall’imprenditore molisano. Vicende riportate nell’ordinanza cautelare di 58 pagine firmata dal gip di Foggia. Longo affermò di non voler coinvolgere il sindaco in questa storia: “Tranquillo… –  le parole del consigliere comunale captate nell’intercettazione -. Dobbiamo spartire. Questi sono più pochi… Mi devi altri 1.500…”. Apicella: “No, qui c’è la quota per Landella”. A questo punto Longo sbotta: “Ma che Landella… Non ti azzardare”. Apicella: “Bruno come devo fare… non ti incazzare”. E Longo ancora: “Non ti azzardare… Sennò me li vado a prendere io da Landella… là ci stanno i 1.500 euro, dammeli”. A quel punto i due si sarebbero divisi il denaro che lo stesso Apicella aveva previsto di consegnare al primo cittadino di Foggia.

Nel riquadro, Longo

Apicella: “Li ho preparati, aspetta… mò li ho dovuti preparare… tu naturalmente controlla, io penso di essere stato preciso… fai… incomprensibile… e controlla perché mò di fretta e furia li ho… però penso di essere stato preciso… stamattina… quello (Parente) è andato ieri… ha chiamato ieri pomeriggio… ieri sera mi ha chiamato ‘domani ci prendiamo un caffè’, stamattina alle 9 mi sono preso un caffè e ti ho chiamato subito”.

Longo: “Io sto andando a Vieste, sto portando un sacco di regali per la campagna elettorale“…

Apicella: “Beh… mi sembra pure giusto”

Sulla possibilità di una proroga per la ditta d’informatica, Longo tranquillizzò Apicella.

Apicella: “Il prosieguo ci sta (rinnovo appalto)?

Longo: “Ma stai scherzando? Certo!”

Apicella: “Facciamolo… perché con il prosieguo andiamo ancora meglio con la nuova (società, ndr)… te lo garantisco”.

Longo: “Per ora facciamoci queste cose… ciao amico”.

Apicella: “Ho fatto bene a passare (ironico)?”

Longo: “Hai fatto buonissimo (ironico)… mi sento più sollevato… devo fare i regali ai ragazzi ancora”.

Apicella: “Ciao”.

Stando alle carte dell’inchiesta, l’imprenditore, interrogato dal pm, “dichiarava – si legge nell’ordinanza – che dopo il pagamento della tangente al 10 per cento dell’importo, prima fattura, i complici avevano richiesto il pagamento di 15mila alla volta (interrogatorio del 16 luglio 2020). Si tratta – scrive il gip – dell’avere esercitato una indebita pressione esercitata dal pubblico ufficiale (Parente) a farsi pagare delle tangenti da parte dell’imprenditore per la liquidazione di fatture emesse in regime di proroga, pagamenti effettivamente avvenuti. Parente – riporta il documento – si serviva della complicità di un altro pubblico ufficiale, il consigliere Longo e con l’ausilio di un faccendiere locale, il medico in pensione Apicella e di un altro soggetto, Panniello che in passato aveva lavorato per conto dell’imprenditore“.

Apicella alla moglie: “Tre a Landella”

Landella viene tirato in ballo anche in un’altra intercettazione tra Apicella e la moglie. I due fecero riferimento alla tangente da 1500 euro. Apicella rivolgendosi alla moglie: “M.T. sono … Ma te l’ho detto che… Quelli 3 mi dà… Chi è che mi dice 5? È troppo guarda… Abbiamo detto uno e mezzo a te e uno e mezzo a me…. Allora io dal momento in cui sapevo che… Ho detto arrivano questi tre… Quando me li darà… Mi darà… Mi daranno oltre a me che sono tre… Tre… E tre… Tre a Landella… tre a me tre a Bruno (Longo)… Tre a Luigi (Panniello) e tre a Bruno…”.

Longo in Regione e la “bella figura”

In un’altra intercettazione Parente contattò Apicella “spiegandogli – si legge nelle carte del gip – che aveva preso parte ad un incontro al quale aveva partecipato anche Longo, presentato da Parente come futuro consigliere regionale (non è stato eletto, ndr) che gli aveva prospettato la possibilità di potere continuare a lavorare per il Comune di Foggia”.

“Poi Parente – riporta sempre l’ordinanza – aveva detto all’imprenditore di ‘fare bella figura’ e di prepararsi sin da ora. Il riferimento alla bella figura veniva ripetuto due volte. Il significato di quella frase, collegata a tutto il contesto delle dichiarazioni e di quanto emerso nel corso delle indagini, fa ritenere che ‘la bella figura’ sia da intendersi nel non pagare in ritardo la tangente e di prepararsi sin da ora a predisporre il denaro per il pagamento. La prospettazione accusatoria è assolutamente condivisibile”.

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