Per anni il Gargano è stato “calpestato” da omicidi, estorsioni e violenze mafiose. È con queste parole che il collaboratore di giustizia Francesco Notarangelo detto “Natale”, di Mattinata, ha spiegato davanti al Tribunale di Foggia le ragioni della sua scelta di collaborare con la magistratura.
“Le persone del Gargano sono state calpestate in tutti questi anni e meritano rispetto”, ha dichiarato rispondendo alle domande del pubblico ministero. Un’introduzione che ha preceduto una lunga ricostruzione dei principali fatti di sangue attribuiti ai gruppi criminali operanti tra Mattinata e Vieste.
Un tempo “Natale” faceva parte della frangia mattinatese della criminalità garganica, molto vicino a Francesco Pio Gentile detto “Passaguai”, ucciso nel 2019, Francesco Scirpoli alias “il lungo”, e ai fratelli “Baffino” Antonio, Andrea e Renato Quitadamo.
L’elenco degli omicidi: da Armiento a Iaconeta
Invitato dal pubblico ministero a indicare gli omicidi riconducibili al gruppo mafioso di cui faceva parte, clan Lombardi-Scirpoli-La Torre, Notarangelo ha snocciolato una serie di nomi che rappresentano alcune delle pagine più oscure della guerra di mafia garganica.
Ha citato le lupare bianche di Francesco Simone, Francesco Libergolis e Francesco Armiento, e gli omicidi di Ivan Rosa, Omar Trotta, Leonardo Clemente e Giuseppe Silvestri, conosciuto come “Silvestri del porto”.
Tra i delitti ricordati compare anche quello di Angelo Iaconeta, vittima di lupara bianca nel 2003. “È stato ucciso perché non ha pagato la droga a una persona”.
Sempre con riferimento al territorio di Mattinata, il collaboratore inserisce tra gli omicidi riconducibili al gruppo anche quello di Gianluigi Quitadamo, “perché andava parlando male del clan”.
Per quanto riguarda Vieste, Notarangelo richiama invece gli omicidi di Omar Trotta e di Giovanbattista Notarangelo, spiegando che l’interesse del gruppo per quanto avveniva nella cittadina garganica derivava dai rapporti con Danilo Della Malva, che – secondo il collaboratore – avrebbe chiamato sul posto Francesco Scirpoli.
Le lupare bianche e il caso Armiento
Tra i passaggi più delicati dell’interrogatorio ci sono quelli dedicati alle cosiddette lupare bianche, vicende sulle quali Notarangelo ha fornito indicazioni agli investigatori.
Tra queste rientra quella di Francesco Armiento, scomparso nel giugno del 2016 e per il quale ci sono stati arresti nei giorni scorsi.
Le dichiarazioni del collaboratore assumono particolare rilievo anche alla luce della recente inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Bari che ha portato all’arresto di Renato Quitadamo, ritenuto coinvolto, insieme ad altri indagati, proprio per questo caso di lupara bianca. Si tratta di accuse ancora al vaglio dell’autorità giudiziaria.
Nel corso dell’interrogatorio, il nome di Renato Quitadamo torna più volte anche in relazione ad altri episodi della guerra di mafia, delineando, secondo il racconto dei collaboratori, un ruolo di primo piano nelle dinamiche del gruppo.
L’omicidio di Girolamo Perna e il ruolo attribuito a Renato Quitadamo
Un altro capitolo centrale delle dichiarazioni riguarda l’agguato mortale a Girolamo Perna detto “Peppa Pig”, assassinato a Vieste il 26 aprile 2019.
Su questo episodio emergono elementi anche dalle dichiarazioni del collaboratore Giuseppe Della Malva, sentito nello stesso procedimento e padre di Danilo, quest’ultimo sempre pentito di mafia.
Della Malva racconta che il gruppo continuava a consegnare ad Andrea Quitadamo denaro proveniente dal traffico di cocaina. Soldi che, a suo dire, venivano corrisposti periodicamente in base agli accordi interni all’organizzazione.
Rispondendo alle domande del pubblico ministero, il collaboratore precisa poi che, per l’omicidio di Girolamo Perna, non vennero corrisposti compensi specifici agli esecutori materiali.
Alla domanda sul motivo dell’agguato, risponde semplicemente: “Perché Girolamo Perna doveva essere ammazzato”.
È però il passaggio successivo ad attirare maggiormente l’attenzione.
Secondo Della Malva, la decisione di eliminare Perna sarebbe stata presa da Bartolo Notarangelo e Renato Quitadamo, mentre Marco Raduano si trovava detenuto.
Il collaboratore racconta che proprio Bartolo Notarangelo, appartenente al suo gruppo, gli avrebbe lasciato intendere l’imminenza dell’azione con una frase rimasta impressa nella sua memoria: “Se non mi vedi per qualche giorno sai dove sono”.
Nei giorni successivi, ricorda Della Malva, arrivò la notizia del ferimento gravissimo di Girolamo Perna, poi deceduto.
I dubbi prima dell’agguato
Nel ricostruire quei giorni, Della Malva riferisce anche un particolare che ritiene significativo.
Racconta di aver visto arrivare a Mattinata Pasquale Ricucci detto “Fic secc”, boss ucciso nel 2019, insieme al cognato Pietro La Torre, ospitato nella struttura dove si trovava lui stesso.
In quei giorni, spiega, iniziò a chiedersi chi sarebbe stato incaricato di colpire Perna.
“Io pensavo: ma chi lo deve fare? Bartolo e Renato oppure Pietro La Torre?”, racconta il collaboratore.
Pochi giorni dopo, aggiunge, avvenne l’agguato.
Successivamente, riferisce ancora Della Malva, venne a sapere da Bartolo Notarangelo che “era tutto a posto” e che, circa una settimana dopo, anche l’arma utilizzata era stata fatta sparire.
I fratelli Quitadamo e il peso delle nuove dichiarazioni
Le dichiarazioni rese in aula riportano al centro dell’attenzione anche i fratelli Quitadamo, figure più volte richiamate dai collaboratori.
Antonio Quitadamo e Andrea Quitadamo hanno scelto negli ultimi anni di collaborare con la giustizia.
Diversa è invece la posizione di Renato Quitadamo, che non è collaboratore e il cui nome ricorre ripetutamente nelle dichiarazioni, soprattutto con riferimento agli equilibri criminali tra Mattinata e Vieste e all’omicidio di Girolamo Perna.
Proprio Renato è stato recentemente arrestato nell’ambito dell’inchiesta sull’omicidio dell’amico Francesco Armiento che lui stesso accompagnò, stando alla ricostruzione di DDA e pentiti, ad un incontro chiarificatore con Gentile scaturito dall’incendio dell’auto del boss. Ma per gli inquirenti potrebbe esserci stato anche un motivo passionale riconducibile ad un flirt emerso da una chat tra Armiento e la moglie di Renato Quitadamo.
In buona sostanza, Renato Quitadamo sarebbe stato tra gli ultimi a vedere Armiento in vita. Così come sarebbe stato tra gli ultimi a vedere in vita Bartolomeo Lapomarda detto “Bartolo”, ammazzato nel 2023, circostanza confermata dallo stesso Quitadamo, ascoltato dai carabinieri per via della sua amicizia con la vittima. Quello di Lapomarda è solo uno dei tanti delitti ancora irrisolti di Mattinata e dell’intero Gargano.
Le versioni dei fratelli collaboratori
Un elemento che emerge dalle diverse indagini riguarda i fratelli Antonio e Andrea, entrambi collaboratori di giustizia. Nelle dichiarazioni rese dai due pentiti, infatti, il nome di Renato non compare mai come partecipe all’omicidio di Francesco Armiento. I fratelli Quitadamo hanno sempre sostenuto che Renato si limitò ad accompagnare Armiento all’incontro con Francesco Pio Gentile, organizzato dopo l’incendio dell’auto del boss, indicando invece in Gentile e Mario Luciano Romito gli autori dell’omicidio e della successiva soppressione del cadavere. Entrambi, però, sono stati uccisi negli anni successivi e non potranno replicare a quelle accuse. La ricostruzione della Direzione distrettuale antimafia è diversa: sulla base delle nuove indagini e delle dichiarazioni di altri collaboratori, tra cui Francesco Notarangelo, Renato Quitadamo è stato recentemente arrestato con l’accusa di aver avuto un ruolo proprio nella vicenda Armiento, contestazione che dovrà essere verificata nel corso del processo. Secondo gli investigatori, inoltre, oltre al presunto contrasto con Gentile sarebbe emerso anche un possibile movente di natura personale, legato a una chat tra Armiento e la moglie di Renato Quitadamo.
Le deposizioni di Francesco Notarangelo e Giuseppe Della Malva rappresentano ora un nuovo tassello investigativo destinato ad arricchire il quadro ricostruito dalla Direzione distrettuale antimafia sulla lunga e sanguinosa guerra tra i clan della mafia garganica, segnata da omicidi, regolamenti di conti e casi di lupara bianca rimasti per anni senza una verità giudiziaria definitiva.













