C‘è anche la provincia di Foggia nell’imponente ordinanza di oltre 1.900 pagine con cui il gip del Tribunale di Bari, Antonella Cafagna, ha disposto misure cautelari personali e sequestri nell’ambito di una vasta indagine della Direzione distrettuale antimafia su un presunto sistema criminale radicato nel settore del gioco pubblico, delle sale Vlt e delle scommesse.
L’inchiesta, coordinata dalla Procura di Bari, ipotizza l’esistenza di un’associazione per delinquere aggravata dal metodo mafioso, ritenuta funzionale agli interessi dei clan baresi Diomede e Mercante, che avrebbe operato per anni attraverso una fitta rete di società, prestanome e operazioni economico-finanziarie finalizzate, secondo l’accusa, al riciclaggio, all’autoriciclaggio, al trasferimento fraudolento di valori, ai reati fiscali, alla bancarotta e ad altri delitti economici.
“L’impero” degli Snidar al centro dell’inchiesta
Fulcro dell’inchiesta è la famiglia Snidar, indicata dagli investigatori come il motore del presunto sistema criminale.
L’ordinanza individua in Alessandro Snidar detto “Snooker”, 51 anni, il promotore dell’associazione; con lui la moglie Debora Passaquindici, 50 anni, i fratelli Antonio Snidar detto Antonello, 45 anni e Massimiliano Snidar detto Massimo, 55 anni, tutti baresi.
Secondo la ricostruzione della Dda, il gruppo avrebbe progressivamente costruito un vero e proprio impero nel settore del gioco lecito, utilizzando una galassia di società attive nella gestione di sale giochi, apparecchi Awp, videolottery e centri scommesse. Gli investigatori contestano che, dietro le intestazioni formali, il controllo effettivo sarebbe rimasto sempre nelle mani degli stessi soggetti.
L’ordinanza ripercorre decine di operazioni societarie, costituzioni di nuove aziende, cessioni di quote e continui cambi di amministratori, ritenuti funzionali a schermare la reale proprietà delle imprese e ad aggirare sequestri patrimoniali e provvedimenti giudiziari.
Le due foggiane nell’inchiesta
Tra i 116 indagati dell’inchiesta figurano anche due donne originarie della provincia di Foggia, entrambe coinvolte, secondo la ricostruzione della Direzione distrettuale antimafia di Bari, in vicende differenti ma riconducibili al presunto sistema economico gestito dal gruppo facente capo agli Snidar.
La posizione più articolata è quella di Angela Villani, 48 anni, nata a Foggia e residente a Orta Nova, indagata per il capo 23 dell’ordinanza. Secondo l’accusa, avrebbe accettato l’intestazione fittizia di una quota della società Billion Sas, una delle società ritenute centrali nella gestione delle sale Vlt del gruppo. Il gip evidenzia che la quota, dal valore nominale di 500 euro, sarebbe stata acquistata nel 2013 per 8.500 euro grazie a una provvista in contanti di quasi 30mila euro. Successivamente, secondo la ricostruzione dell’ordinanza, Villani avrebbe ricevuto dalla stessa società bonifici qualificati come “anticipi utili futuri”, restituendone poi parte sotto forma di “finanziamento soci”, in un meccanismo che, secondo gli investigatori, dimostrerebbe l’assenza di una reale autonomia patrimoniale del socio formale e l’utilizzo della stessa come prestanome. La quota sarebbe stata poi ceduta nel gennaio 2016 a Debora Passaquindici per 33mila euro, cifra sessantasei volte superiore al valore nominale.
Diversa la contestazione nei confronti di Giuseppina Verderosa, 41 anni, nata a Foggia e residente ad Andria. La donna è indagata per riciclaggio insieme al marito Aldo Primavera, ritenuto affiliato al clan Palermiti, a Alessandro Snidar e ad Adolfo Antonicelli. Secondo la procura, tra ottobre 2017 e aprile 2019 le sarebbero stati intestati fittiziamente 20 ticket Vlt, per un valore complessivo di oltre 46.500 euro, emessi esclusivamente dalla sala “The Billion” di Trani, mentre al marito sarebbero stati attribuiti altri 44 ticket per oltre 114mila euro. L’ordinanza sostiene che tali ticket sarebbero serviti a giustificare denaro proveniente dal traffico di stupefacenti riconducibile al clan Palermiti e sottolinea come il confronto tra le firme apposte sulla documentazione antiriciclaggio e quelle presenti sui documenti d’identità abbia evidenziato, secondo gli investigatori, significative difformità, tali da far ritenere fittizie le intestazioni delle vincite.
Il territorio foggiano compare inoltre più volte nell’ordinanza attraverso riferimenti ad attività economiche, soprattutto bar, soggetti coinvolti e società riconducibili, a conferma di collegamenti investigativi che si estendono ben oltre la provincia di Bari.
La “spartenza”
La Dda contesta che i capitali sarebbero stati reinvestiti attraverso numerose imprese operanti nel settore del gioco lecito, sfruttando prestanome e continui passaggi societari per ostacolare l’individuazione della provenienza del denaro.
Per gli inquirenti, il sistema avrebbe beneficiato dell’aggravante del metodo mafioso, facendo leva sul prestigio criminale riconducibile ad Alessandro Snidar, già condannato in passato per associazione mafiosa in procedimenti riguardanti i clan baresi, e garantendo nel tempo sostegno economico alla criminalità organizzata attraverso la cosiddetta “settimana” o “spartenza”, oltre ad assunzioni e altre utilità in favore di soggetti vicini ai clan.
Si contestano reati quali riciclaggio, autoriciclaggio, trasferimento fraudolento di valori, impiego di denaro di provenienza illecita, bancarotta fraudolenta, reati tributari e appropriazione del Preu, il prelievo erariale unico sugli apparecchi da gioco.
Le misure cautelari
Il gip ha disposto la custodia cautelare in carcere nei confronti di dodici persone: Adolfo Antonicelli, Roberto Boccasile, Alessandro De Biasi, Carmelo Isaia, Antonio Monno, Debora Passaquindici, Sergio Petrosino, Antonio Ripoli, Alessandro Snidar, Antonio Snidar, Massimiliano Snidar e Angelo Alessio Virgilio.
Sono invece stati posti agli arresti domiciliari Patrizia Angela Antonicelli, Giuseppe Balenzano, Diego Bellizzi, Davide Patruno, Onofrio Romito, Annarita Snidar, Donato Snidar detto “Dani” e Maurizio Viola.
Disposte anche tre misure interdittive: il divieto di esercitare attività imprenditoriali nel settore del gioco pubblico e delle sale Vlt nei confronti di Francesco Lops ed Emanuele Lucarelli, mentre per Giuseppe Diamanti è stato disposto il divieto di esercitare attività imprenditoriali o ricoprire incarichi direttivi in imprese di qualsiasi settore per la durata di un anno.
Un’indagine che attraversa quasi trent’anni
La ricostruzione investigativa parte dal 1996 e segue l’evoluzione del presunto gruppo criminale fino ai giorni nostri. Secondo gli inquirenti, ogni volta che sequestri, condanne o misure di prevenzione colpivano gli indagati principali, venivano create nuove società o utilizzati nuovi prestanome per garantire la continuità delle attività economiche.
L’ordinanza ricostruisce centinaia di operazioni societarie, acquisizioni, cessioni di quote, aperture di sale Vlt e movimentazioni finanziarie per milioni di euro, delineando un sistema che, secondo l’accusa, avrebbe consentito di mantenere il controllo di un vasto patrimonio imprenditoriale nonostante i ripetuti interventi dell’autorità giudiziaria.
Come previsto dalla legge, il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari e tutti gli indagati sono da considerarsi presunti innocenti fino a eventuale sentenza definitiva di condanna.













