Tra le migliaia di pagine dei faldoni dell’inchiesta sui Francavilla di Foggia, emerge anche una lettera che gli investigatori ritengono significativa per ricostruire i rapporti tra i principali esponenti della criminalità organizzata del Gargano e della Società foggiana.
Si tratta di una missiva scritta dal carcere di Terni da Enzo Miucci, 43 anni, conosciuto come “U’ Criatur” o “Renzo”, indicato dagli inquirenti come reggente del clan Li Bergolis, e indirizzata a Michele Notarangelo, esponente del clan Raduano di Vieste, considerato dagli investigatori il “gorilla” del gruppo criminale.
I saluti ai boss del Gargano
Nel testo, scritto con toni apparentemente cordiali, Miucci saluta numerosi esponenti della criminalità garganica e sembra voler procedere al “reclutamento” di Notarangelo, in quel momento gravitante in un gruppo rivale.
La lettera viene utilizzata dagli investigatori per documentare i rapporti che continuavano a essere mantenuti tra detenuti appartenenti a diverse organizzazioni mafiose, anche attraverso la corrispondenza carceraria.
L’attacco a Danilo Della Malva
Tra i passaggi che hanno attirato l’attenzione della Dda vi è anche il riferimento a Danilo Della Malva detto “U’ meticcio”, oggi collaboratore di giustizia.
Miucci lo definisce con parole durissime, scrivendo che “prima vogliono fare e poi…” e aggiungendo espressioni offensive nei suoi confronti, con riferimento alla scelta di collaborare con la magistratura.
“Che cesso di merda a non finire, prima vogliono fare e poi. E si si è una vergogna sto cornuto, mi dispiace che deve far piangere tanti figli di mamma come fa purtroppo”.
La minaccia alla moglie di Gianluigi Troiano
Ancora più inquietante è il passaggio finale della lettera.
Rivolgendosi a Notarangelo, Miucci fa riferimento alla moglie di Gianluigi Troiano, detto “U’ Minorenn”, anche lui oggi collaboratore di giustizia.
Nel testo il boss scrive, con tono sarcastico, che la donna “presto resterà vedova”, accompagnando l’affermazione con risate e aggiungendo che, a suo dire, il marito “se lo merita”.
La donna sarebbe stata insidiata proprio da Notarangelo: “Carissimo ascolta la lettera rosa te la mandiamo ancora vorresti scrivere alla tua cara (coniuge di Troiano, ndr) HAHAHA ok tanto sarà tua tra non molto resterà VEDOVA HAHAHA ti piacerebbe e porcellino comunque se lo merita quel cesso ok, pure se non vuoi dirmela lo so la storia. Vabe dai, ciao Michele”.
“Credevi nel tuo dio…”
Nella lettera del boss montanaro, non mancano riferimenti ad altri nomi di peso della malavita: “Carissimo appena ho modo ti saluto Matteo il mio paesano (Matteo Pettinicchio, oggi pentito, ndr) ma ti ricambio già al posto suo ok. Qui con me c’è Claudio il tuo paesano (Claudio Iannoli, ndr) mi ha detto che sei un bravo ragazzo solo che ti sei fatto plagiare, però ha detto che sei un bravo ragazzo mi ha detto che credevi nel tuo (dio) (Marco Raduano, ndr) vabbè avremo modo di parlarne e vedere cose solo belle non porcherie ecc ecc ok”.
E ancora: “Carissimo mi dici che sei con Giovanni La Gaddin (Giovanni Stellacci, ndr) si ho capito chi è salutamelo tanto e digli che gli ho mandato i saluti suoi a Ciccio Milan (Francesco Rizzi) a Cassano e Savino lo ricambiano, tu lì salutami Pino Francavilla (Giuseppe Francavilla) e se ci sono altri paesani ok.
Le collaborazioni che hanno cambiato gli equilibri
Negli anni successivi alla stesura della lettera, lo scenario criminale del Gargano è profondamente mutato.
Sia Marco Raduano, ex capo dell’omonimo clan di Vieste, sia Gianluigi Troiano hanno deciso di collaborare con la giustizia, fornendo agli investigatori elementi ritenuti rilevanti per la ricostruzione degli assetti mafiosi nel promontorio.
La missiva sequestrata rappresenta così una fotografia dei rapporti esistenti tra i principali esponenti della mafia garganica, prima che le successive collaborazioni con la magistratura modificassero profondamente gli equilibri delle organizzazioni criminali.












