Mappa della Mafia, i nuovi assetti del crimine organizzato in Capitanata. I boss della Società Foggiana e del Clan dei Montanari principali burattinai degli affari illeciti

Esclusivo/ Lo scacchiere della malavita dopo le ultime operazioni di DDA, procura e forze dell’ordine. Al centro della scena le famiglie malavitose del capoluogo dauno e della “montagna”

Come cambiano gli assetti criminali in provincia di Foggia? Alla luce delle recenti operazioni di DDA, procura e forze dell’ordine, rilasciamo una mappa aggiornata dei clan; dal Gargano al Tavoliere, passando per il capoluogo dauno, feudo della Società Foggiana. Un aggiornamento della “mappa della mafia” che anticipa il report semestrale della Dia, pubblicato sempre ad un anno di distanza dai fatti raccontati.

In Capitanata, le maggiori novità si notano soprattutto sul Gargano, a San Severo e nel Cerignolano. Nomi nuovi in ascesa e organizzazioni criminali riconosciute finalmente tali anche dalla magistratura. Le più potenti? Per i magistrati antimafia restano sempre due, il clan dei montanari e la Società Foggiana. Ma andiamo per gradi, partendo dal promontorio.

LA MAFIA DEL GARGANO

Nella mappa spicca subito la “novità viestana” raffigurata dalla totale sparizione della famiglia Notarangelo, azzerata dalle uccisioni di Angelo “Cintaridd” Notarangelo e di suo cugino Giambattista. Soprattutto la morte del primo ha segnato un profondo cambiamento nella “capitale garganica”, scenario di una scissione del vecchio clan in due gruppi contrapposti: Perna e Raduano. Il mutamento è stato rapido, il giovane boss Girolamo Perna alias “Peppa Pig” è stato ammazzato ad aprile 2019 mentre Raduano, scampato ad un agguato nel marzo 2018, è attualmente detenuto a Nuoro. Nonostante il carcere, quest’ultimo sarebbe egemone nel territorio, forte dell’alleanza con i manfredoniani Lombardi-La Torre che incontreremo più avanti. Marco Raduano, alias “Pallone”, 37 anni sarebbe il nuovo capoclan all’ombra del Pizzomunno, specializzato in rapine, armi e traffico di droga. È convinzione degli inquirenti che il boss controlli il narcotraffico tra Albania e costa garganica.

Attuali rivali di “Pallone” gli Iannoli-Frattaruolo rimasti orfani di Perna ma già decimati dalle lunghe condanne inflitte di recente ai cugini Claudio e Giovanni Iannoli, conosciuti con i soprannomi di “Cellin” e “Smigol”. I due sono in cella proprio per il tentato omicidio di Raduano (operazione “Scacco al Re”).

Tra Manfredonia, Mattinata, Monte Sant’Angelo e la stessa Vieste agirebbero i gruppi Lombardi-La Torre e Scirpoli-Quitadamo, alleati tra loro, nati sulle ceneri dei Romito-Ricucci-Gentile, usciti di scena dopo le morti di Mario Luciano Romito (strage di San Marco), Pasquale Ricucci alias “Fic secc” e Francesco Pio Gentile detto “Rampino”. Ai vertici ci sarebbero Matteo Lombardi alias “A’ Carpnese”, Pietro La Torre detto “U’ Muntaner” e i mattinatesi Francesco Scirpoli e Antonio “Baffino” Quitadamo. Tutti attualmente in carcere. I clan del litorale sarebbero in contrapposizione con gli “ex amici” montanari dopo la spaccatura provocata dal processo “Iscaro-Saburo”, quando per la prima volta fu riconosciuta la mafiosità delle organizzazioni.

Sulla montagna, invece, comanda da sempre il “clan dei montanari”, retto da Enzo Miucci alias “U’ Criatur”, a capo dei Li Bergolis-Miucci. Con lui, la Dia indica anche i nomi di Frattarolo, Lombardi detto “Lombardone” e Prencipe. Ma Monte è anche il feudo del boss Giuseppe Pacilli, detto “Peppe U’ Muntanar”, vicino ai Li Bergolis ed attualmente ristretto a L’Aquila in regime di 41 bis.

Nell’area garganica assumono un ruolo sempre più strategico i territori di San Marco in Lamis, Rignano Garganico, Sannicandro Garganico e Cagnano Varano con le incisive presenze di gruppi locali – come i Martino-Ferro ed i Di Claudio-Mancini, tra loro contrapposti – ed il ritorno della famiglia malavitosa Tarantino (vicina ai Li Bergolis e storica rivale dei Ciavarrella), cui si aggiungono nuove figure criminali che sono riuscite a diventare punti di riferimento in zona per i sodalizi di Foggia, San Severo e Gargano. Infine, ad Apricena la contrapposizione, legata a vecchi contrasti, tra i gruppi Padula e Di Summa-Ferrelli, potrebbe trovare nuovo vigore a seguito della scarcerazione del Padula boss dell’omonimo clan, figura potenzialmente capace di disegnare nuovi assetti nell’area del promontorio.

SOCIETÀ FOGGIANA

La mafia del capoluogo dauno si avvale della presenza, ormai consolidata, di tre batterie: Sinesi-Francavilla, Moretti-Pellegrino-Lanza e Trisciuoglio-Tolonese, con i primi due gruppi in posizione egemone. Tutti in cella i capi storici: Roberto Sinesi, il figlio Francesco, Rocco Moretti, Vito Bruno Lanza, il figlio Savino e Federico Trisciuoglio con suo figlio Giuseppe. È libero, con obbligo di dimora a Orta Nova, Pasquale Moretti, figlio del Mammasantissima Rocco.

Ci sarebbe sempre la Società Foggiana dietro le ultime bombe in città, la polizia ha recentemente arrestato il presunto attentatore, un 32enne albanese che il pentito Carlo Verderosa avrebbe indicato come persona a disposizione dei clan. Proprio la recente collaborazione con la giustizia di Verderosa (ex Moretti) potrebbe far vacillare la “Società”, già colpita da numerose operazioni antimafia, su tutte il blitz “Decima Azione” del 30 novembre 2018. I verbali di interrogatorio del pentito sono finiti agli atti di alcuni dei maggiori processi ai boss.

Le batterie foggiane, nonostante tutto, continuerebbero a godere degli agganci con i gruppi della provincia. I Sinesi sarebbero sempre vicini ai montanari mentre i Moretti risulterebbero in affari con i clan del litorale e con i Testa-Lapiccirella di San Severo; ma a queste alleanze se ne aggiungerebbero molte altre.

TAVOLIERE, DA SAN SEVERO A CERIGNOLA

A San Severo spuntano i mutamenti più evidenti, soprattutto dopo le uccisioni di Nicola Salvatore detto “Nicolin dieci e dieci” e Michele Russi alias “Lillino Coccione”. Oggi, gli inquirenti indicano tre gruppi: clan Nardino, clan Testa-Lapiccirella e clan Russi. Nella recente operazione Ares è stata contestata per la prima volta l’associazione mafiosa (416 bis) e le organizzazioni criminali sono state descritte dai magistrati come “autonome e indipendenti”, forti dei legami con i foggiani. Sarebbero ormai noti i contatti tra il gruppo Testa-Lapiccirella e Rocco Moretti.

L’area di Poggio Imperiale-Torremaggiore-Apricena sarebbe il “regno” dei Di Summa-Ferrelli, clan legato a gruppi garganici ma fortemente decimato da agguati sanguinari e detenzione di storici boss.

Lucera è invece la “casa” dei Ricci che gli inquirenti indicano vicini ai montanari: un’alleanza emersa nel corso dell’inchiesta “Friends”, operazione che ha svelato gli affari nel mondo della droga tra montanari e lucerini con cosche della ‘ndrangheta e della camorra.

Nel Basso Tavoliere si evidenziano i mutamenti maggiori a Cerignola dove i Ferraro sarebbero stati soppiantati dall’asse Piarulli-Di Tommaso-Brandonisio che si avvarrebbe dell’alleanza con i garganici dell’area Mattinata-Vieste. La rapina ad un blindato a Bollate, in provincia di Milano, portò all’arresto di cerignolani e mattinatesi, confermando i sospetti che la magistratura nutriva da tempo su questo legame malavitoso. I cerignolani si differenziano per la loro stabilità nel gestire gli affari illeciti, evitando spaccature interne. Secondo la Dia, dimostrano “una comprovata capacità di assoggettare il tessuto criminale locale in modo pragmatico, riducendo al minimo le frizioni in seno allo stesso, nonostante la pluralità di soggetti e di interessi illeciti in gioco”.

Nell’area dei cinque reali siti, permangono i clan Gaeta (Orta Nova) e Masciavè (Stornara), il primo legato alla batteria mafiosa foggiana Moretti-Pellegrino-Lanza. A Stornara, l’intensificarsi di una serie di gravi atti intimidatori e danneggiamenti nell’intera area è coinciso con il ritorno in libertà di appartenenti alla famiglia malavitosa, da sempre in collegamento con la criminalità cerignolana.

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