Mafia, poliziotti e articoli di stampa. L’odio dei Li Bergolis per i rivali: “Dove stanno imbrogli stanno loro, poi rompono il ca**o a noi”

Nuove rivelazioni dalle carte sulla strage di San Marco in Lamis. In una conversazione tra Giovanni Caterino e i cugini Bergantino si parla anche di un agente di polizia e delle presunte soffiate del clan nemico alle forze dell’ordine

Tutto ruota attorno alla strage di San Marco in Lamis del 9 agosto 2017. Nelle carte dell’inchiesta emerge chiara la storica rivalità tra la famiglia Li Bergolis di Monte Sant’Angelo e il gruppo capeggiato da Mario Luciano Romito, quest’ultimo morto ammazzato quel giorno di mezza estate assieme al cognato Matteo De Palma e ai contadini Aurelio e Luigi Luciani.

Odio, invidie e voglia di vendetta trapelano tra le centinaia di conversazioni intercettate dagli investigatori. Sempre più centrale la posizione del 39enne manfredoniano, Giovanni Caterino le cui “conoscenze delle dinamiche delinquenziali” spuntano in modo ancora più netto dalla lettura delle conversazioni captate. L’uomo, unico a processo per quel fatto di sangue, dovrà difendersi anche dall’accusa di aver favorito il “clan dei montanari” Li Bergolis-Miucci, attualmente retto da “U’ Criatur”, Enzo Miucci (recentemente tornato in libertàalla luce della lunga detenzione dei fratelli Franco, Armando e Matteo Li Bergolis. Secondo l’accusa, il 39enne sipontino avrebbe avuto un ruolo di rilievo nell’organizzazione criminale.

Caterino, comparso qualche settimana fa davanti ai giudici della Corte d’Assise di Foggia, è ritenuto basista del commando armato. Il suo compare, Luigi Palena, arrestato insieme a lui nell’ambito della stessa inchiesta, è in carcere per detenzione di un’arma per conto di Caterino. Il primo è sotto processo nel capoluogo dauno, il secondo a Bitonto. Entrambi sono attualmente detenuti, rispettivamente a Bari e Avellino. Per Palena la sentenza è attesa a novembre.

Nelle carte giudiziarie della strage spuntano collegamenti piuttosto netti tra Caterino e il clan di appartenenza. Tra le conversazioni si parla anche di un articolo de l’Immediato, commentato così dal manfredoniano e dai due Giuseppe Bergantino, cugini omonimi rispettivamente di 49 e 45 anni. Il più giovane arrestato in un recente blitz antidroga tra Manfredonia e Barletta, collegato alla mattanza dell’agosto 2017.

Scrivono gli inquirenti: “Caterino, unitamente ai cugini Bergantino, commentava un articolo di stampa postato su un quotidiano online (l’Immediato, ndr), circa l’arresto di un poliziotto già in servizio presso il commissariato di Manfredonia e riferiva ai suoi interlocutori: ‘…e secondo te chi contattava i poliziotti chi è che sono?… quelli, sempre loro (riferendosi ai rivali Lombardi-Ricucci-La Torre, ndr)… e poi noi siamo…’, evidenziando, così – spiegano gli investigatori – il senso di appartenenza criminale, tanto è che Bergantino Giuseppe gli rispondeva affermando: ‘e poi vanno rompendo il cazzo a noi…’. Tale conversazione – riportano ancora gli inquirenti – chiariva la faziosità degli interlocutori che probabilmente erano della fazione opposta dei Li Bergolis”. I tre intercettati erano fortemente infastiditi perché convinti del fatto che il vecchio nemico Mario Luciano Romito fosse confidente delle forze dell’ordine. Durante la conversazione, nel commentare un articolo de l’Immediato, si parla anche di un poliziotto.

La trascrizione integrale dell’intercettazione

Caterino: “Madò! Compà! Hanno arrestato a D’Apolito… il poliziotto?”

Bergantino classe ’70: “Davvero?”

Bergantino classe ’74: “Chi è D’Apolito?”

Caterino: “Mafia Mattinata, politici nella masseria del boss. Alla sbarra ispettore di polizia, di Francesco Pesante (ndr, il relatore dell’articolo di stampa)… l’ora è giunta… l’ora X è giunta… l’ispettore di polizia Bartolomeo D’Apolito sarà sentito domani in Tribunale per una chiarezza sulla ormai nota conversazione con l’attuale sindaco di Mattinata, Michele Prencipe… uagliù!!”

Bergantino classe ’74: “Chi è questo poliziotto?”

Bergantino classe ’70: “D’Apolito quello… incomprensibile… il mattinatese…”

Bergantino classe ’74: “Quello bruno, bruno là?”

Bergantino classe ’70: “No!”

Caterino: “No, non è bruno”

Bergantino classe ’74: “Quello secco che una volta aveva la Lancia Thema?”

Bergantino classe ’70: “No!… non è secco… è bello…”

Caterino: “Oggi a Cerignola… che è stato trasferito a  Cerignola… il sindaco…”

Bergantino classe ’74: “Il sindaco di Mattinata?”

Caterino: “Il sindaco captò tutta la conversazione con l’ispettore nell’agosto del 2015, contattò il primo cittadino mattinatese dopo aver saputo che sarebbe stato revocato l’incarico di assessore al figlio Raffaele… spiegazioni su cosa intendesse quando parlava di presunti incontri tra soggetti di vecchie amministrazioni… ah!… alla faccia del cazzo!”

Bergantino classe ’74: “Ma chi è quello?”

Caterino: “Baffino (ndr Antonio Quitadamo)… vai a sederti in una masseria e vai a comandare determinate cose… uh! uh!”

Bergantino classe ’74:inc… questo poliziotto?”

Caterino: “Si!”

Bergantino classe ’74: “Dove stanno gli imbrogli stanno loro, stanno!”

Caterino: “Non hai capito niente allora…”

Bergantino classe ’74: “Bastardi di merda”

Caterino: “…e secondo te chi contattava i poliziotti chi è che sono?… quelli, sempre loro… sempre loro sono (in riferimento al gruppo un tempo guidato da Mario Luciano Romito e ora identificato come Lombardi-Ricucci-La Torre, ndr)… e poi noi siamo…”

Bergantino classe ’74: “E poi vanno rompendo il cazzo a noi…”

Caterino: “Bravo!”

Bergantino classe ’74: “Vogliono sapere da noi che cosa vogliono trovando, andate via da qua!”

Caterino: “Bravi! Andate a vedere a chi cazzo dovete andare a prendere!”

Bergantino classe ’74: “Sti bastardi di merda! Loro fanno gli imbrogli, e da noi vanno trovando”.

Il caso di D’Apolito è stato più volte trattato da l’Immediato. Il poliziotto, infatti, è a processo con l’accusa di aver fatto pressioni nei confronti dell’ex sindaco di Mattinata, Michele Prencipe il quale ebbe la destrezza di registrare una conversazione compromettente con il suo telefonino.

Nell’agosto 2015 l’ispettore di polizia contattò il primo cittadino mattinatese per far sì che non venisse revocato l’incarico di assessore al figlio Raffaele. I due si incontrarono presso un distributore di carburante sulla SS89 tra Mattinata e Vieste dove non mancarono alcune allusioni da parte di D’Apolito ai rapporti promiscui tra politica e criminalità organizzata. La famosa frase: “Perché quando tu vai a sederti in una masseria e vai a concordare determinate cose… con certi nomi… Antonio baffino e company… bell… bell!

Il processo al poliziotto è ora a rischio prescrizione: lungaggini che potrebbero essere state causate da un accordo tra le parti o essere conseguenza di malagiustizia. L’ultima udienza, prevista a luglio scorso, è stata rinviata a fine gennaio 2020. E siamo ancora alle fasi iniziali dibattimentali con l’ascolto di pochi testimoni. (Nella foto in alto, Lombardi, Ricucci e La Torre; sotto, Miucci e Caterino; sullo sfondo il luogo della strage di San Marco)

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