Lo scacchiere della mafia garganica, in ascesa “i montanari”. A Mattinata il clan Romito perde pezzi

Si delineano gli scenari criminali tra Manfredonia, Monte Sant’Angelo e Vieste. In forte difficoltà la famiglia che un tempo era guidata da “Ciccillo u’ mattinatese”

Gli inquirenti non hanno dubbi, il clan Romito sarebbe fortemente in difficoltà dopo gli ultimi agguati di sangue avvenuti in Capitanata. Un po’ come i Sinesi a Foggia, ritenuti dalla DIA (Direzione Investigativa Antimafia) in crisi a causa della detenzione degli elementi di vertice, anche i Romito starebbero arrancando. Pesano sull’organizzazione, le uccisioni del boss Mario Luciano Romito, morto ammazzato il 9 agosto 2017 a San Marco in Lamis e del suo luogotenente Francesco Pio Gentile (vittima di agguato lo scorso 21 marzo – in alto il luogo dell’omicidio) che era ritenuto dai magistrati reggente del clan a Mattinata.

Stando alle carte giudiziarie su alcune operazioni contro il gruppo criminale manfredoniano e alla luce del decreto di scioglimento del Comune di Mattinata, Gentile detto “Rampino” o “Passaguai” era il riferimento dei Romito nel centro mattinatese, spesso affiancato da Francesco Scirpoli, detto “Il lungo”, con il quale apparve durante un servizio della trasmissione di Rai 2, “Nemo”. Ma l’organizzazione malavitosa sarebbe, oggi, fortemente decimata anche a causa delle detenzioni di Antonio Quitadamo detto “Baffino” e dello stesso Scirpoli, entrambi arrestati con l’accusa di aver assaltato un portavalori a Bollate nel Nord Italia.

L’assalto a Bollate

“Baffino”, attualmente, è in carcere a Melfi dove sta scontando una pena definitiva (un residuo di circa 3 anni) per il processo “Età Moderna”. Inoltre, pendono su di lui altri procedimenti: “Ariete” per il tentato assalto a un blindato tra Mattinata e Vieste, “Nel Nome del Padre” per il progetto di evasione dal carcere di Foggia (la difesa ha fatto Appello contro la condanna in primo grado ottenendo, nel frattempo, i domiciliari) e un altro processo dove è accusato di estorsione nei confronti di un tedesco. Infine, c’è l’assalto a Bollate che avrebbe commesso insieme a Scirpoli e a malviventi di Cerignola, in questo caso si attende la chiusura delle indagini.

La situazione giudiziaria de “Il lungo”, invece, è più “morbida” rispetto a quella di “Baffino”. Anche Scirpoli, detenuto nel carcere di Foggia, è coinvolto in “Ariete” mentre è stato assolto, di recente, dall’accusa di detenzione di armi. L’uomo, dopo la morte dell’amico Gentile, sarebbe, stando agli investigatori, l’unico riferimento forte dei Romito a Mattinata, affiancato (oltre che da “Baffino”) dai pregiudicati Francesco Notarangelo detto “Natale” e Francesco Ciuffreda detto “Pasqualotto”, anche loro indicati quali membri dell’organizzazione nelle pagine del Decreto prefettizio sullo scioglimento per mafia del Comune di Mattinata. Un documento che tirò in ballo i legami tra la criminalità locale e la politica a Palazzo di Città.

Alleanze e nuovi capi

In questo momento, sulla base delle intercettazioni pubblicate nell’ordinanza relativa alla strage dell’agosto 2017 a San Marco, a “tenere le fila” del clan sarebbe il manfredoniano Michele Romito. “Comanda sempre Michele”, disse Giovanni Caterino, il 38enne arrestato lo scorso anno con l’accusa di aver preso parte a quell’agguato.

Michele e Ivan (ex capitano del Manfredonia Calcio) sono i fratelli tuttora in vita, altri due sono stati ammazzati: Franco nel 2009 e Mario Luciano nel 2017. Il patriarca, lo storico capoclan, Francesco Romito detto “Ciccillo u’ mattinatese” morì, dopo una lunga malattia, nel 2010.

Secondo chi indaga, le difficoltà della famiglia di Manfredonia potrebbero favorire gli affari degli acerrimi rivali, i Li Bergolis-Miucci di Monte Sant’Angelo, pronti a subentrare nel controllo del territorio anche nella stessa Mattinata. Tra le due fazioni è in atto una guerra ormai decennale, un conflitto che coinvolgerebbe anche Vieste dove sono presenti altri due clan, i Raduano e gli Iannoli-Perna. Sullo sfondo, la lotta per gestire i traffici di droga lungo l’asse Gargano-Foggia-Alto Tavoliere che ha visto morire già diverse persone, tra queste Giuseppe Silvestri a Monte Sant’Angelo, ucciso il 21 marzo 2017, ritenuto vicino ai Li Bergolis.

In alto, da sinistra, Raduano e Perna; sotto, Miucci; nella foto grande, Moretti

Proprio il clan dei montanari sarebbe in ascesa, forte degli agganci coi foggiani, in particolare la batteria Moretti-Pellegrino-Lanza, ritenuta dall’Antimafia egemone nel capoluogo dauno. I Li Bergolis-Miucci, guidati – secondo i magistrati della DIA – dal giovane Enzo Miucci in seguito alla lunga detenzione dei fratelli Armando, Franco e Matteo Li Bergolis, risulterebbero in affari anche coi viestani del clan Iannoli-Perna. Di contro, i Romito-Ricucci sarebbero spalleggiati dai Raduano (gruppo guidato da Marco Raduano, scampato miracolosamente ad un agguato sempre il 21 marzo, ma del 2018). Una lunga serie di incastri, alleanze, rivalità ed un’inquietante coincidenza di date che sta macchiando di sangue l’intera provincia di Foggia.

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