Rapina da film a Bollate, uomo del clan Romito incastrato dal DNA. Il video dell’assalto

Con una motosega hanno creato un’apertura nella carrozzeria del furgone ed hanno asportato alcuni plichi contenenti i gioielli

Doppia conferenza stampa stamattina, una a Foggia, l’altra a Milano sugli arresti nel clan Romito preannunciati ieri da l’Immediato. La Polizia di Stato ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nella provincia di Foggia e di Barletta-Andria-Trani, emessa dal gip Carlo Ottone De Marchi su richiesta della Procura della Repubblica di Milano, pm Isabella Samek Lodovici, nei confronti di sette persone. Giancarlo Valerio D’Abramo 41 anni di Cerignola, Raffaele D’Assisti, 29 anni di Canosa di Puglia, Francesco Mavellia 43 anni di San Ferdinando di Puglia, Catello Lista 42 anni di Manfredonia, Carmine Valerio 41 anni di Barletta, Francesco Scirpoli 37 anni di Mattinata e Antonio Quitadamo 43 anni di Mattinata, gli ultimi due esponenti di spicco del clan Romito. Quitadamo detto “baffino”, già detenuto presso la casa circondariale di Melfi per altri reati.

Gli arrestati sono ritenuti responsabili di una rapina pluriaggravata ai danni di un furgone portavalori della società di trasporti “Ferrari”, consumata il 15 ottobre 2016 a Bollate (MI) in via La Cava. L’indagine condotta dalla Squadra Mobile della Questura di Milano con la stretta collaborazione della Squadra Mobile della Questura di Foggia e del Gabinetto Regionale della Polizia Scientifica di Milano, è stata avviata dopo l’imponente assalto al portavalori “Ferrari” sulla rampa di accesso della strada provinciale Monza-Rho.

Nel corso della rapina sono stati prelevati gioielli storici della ditta Bulgari, collezione “Heritage”, del valore stimato superiore ai 4 milioni di euro e gioielli di altre prestigiose case. Nella circostanza due furgoni della ditta “Ferrari”, dopo essere usciti dalla sede della società “Battistolli” di Paderno Dugnano (MI), sono stati bloccati da almeno 5 persone, travisate con passamontagna ed armate, giunte sul posto a bordo di tre auto.

Gli stessi, con una motosega, hanno creato un’apertura nella carrozzeria del furgone ed hanno asportato solo alcuni plichi contenenti i gioielli. Abbandonata sul luogo della rapina una delle autovetture utilizzate, i rapinatori si sono allontanati a bordo di due autovetture. L’attività investigativa è partita dall’analisi dei traffici di cella attraverso cui è stato possibile risalire alle utenze in uso ai rapinatori, localizzate dapprima a Milano, poi nella provincia di Foggia. Dal successivo sviluppo dei tabulati telefonici è stato possibile risalire all’identità dei reali utilizzatori cui le utenze sono state poi attribuite.  

Scirpoli, nel prelevare i sacchi dallo scorcio creato alla lamiera del portavalori, si era procurato una ferita perdendo sangue. È stato così possibile estrapolare un profilo genetico valido che, mesi dopo, comparato con quello prelevato a Scirpoli nel corso di una perquisizione, ha dato riscontro positivo.

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