Nel Nome del Padre, ecco tutte le condanne. Pene irrisorie al boss di Mattinata e ai suoi sodali

Baffino e soci puniti per il progetto di evasione dal carcere di Foggia. Per lui e i Della Malva c’è anche la detenzione di armi occultate

Sono emersi nelle ultime ore i dettagli sul processo “Nel Nome del Padre”. Alla sbarra Antonio Quitadamo detto “Baffino”, 43enne di Mattinata ritenuto tra gli esponenti di spicco del clan Romito. Nonostante siano stati tutti condannati, come annunciato in una nota stampa dalla Guardia di Finanza, le pene sono piuttosto irrisorie. Il procedimento penale riguarda il piano di fuga di Quitadamo dal carcere di Foggia. Un progetto degno di un film, sventato grazie soprattutto all’attività di intercettazione avviata nel penitenziario dagli inquirenti.

Per “Baffino” la condanna è a un anno e 8 mesi di reclusione per la tentata evasione e per detenzione di armi occultate a Vieste. Pena identica per Danilo Pietro Della Malva, detto “u’ meticcio”, anch’egli ritenuto vicino al clan Romito, condannato per gli stessi reati del boss. Ad entrambi 1400 euro di multa. I due sono già detenuti in carcere per altre vicende. “Baffino”, dopo la tentata evasione, fu trasferito a Melfi.

Un anno e 4 mesi, invece, a Giuseppe Della Malva (padre di Danilo Pietro) mentre hanno incassato una pena di sei mesi i restanti imputati: Hechmi Hdiouech, Aronne Renzullo, Marisa Di Gioia (moglie di “Baffino”), Leonardo Ciuffreda e Luigi Renzullo.

Le pronuncia costituisce l’esito processuale (in primo grado) delle attività di indagine iniziate dal Nucleo P.E.F. della Guardia di Finanza di Foggia, coordinate dalla Procura della Repubblica e scaturite dalla rilevata introduzione di apparecchi di telefonia mobile all’interno della Casa Circondariale di Foggia, dispositivi in uso ai detenuti Antonio Quitadamo, Aronne Renzullo, Giuseppe Della Malva e Hechmi Hdiouech. Le investigazioni svolte consentirono di accertare, in primo luogo, la sussistenza di un programma criminoso teso a determinare l’evasione dal carcere di Foggia di “Baffino” e Hdiouech attraverso l’introduzione dei “capelli d’angelo” (ovvero di fili diamantati idonei al taglio delle sbarre), strutturato anche con la predisposizione di un accurato piano, in ordine alle fasi successive all’uscita dalla cella.

Il programma criminoso, peraltro, si è avvalso della collaborazione esterna di soggetti non detenuti (gli imputati Danilo Pietro Della Malva, Aronne Renzullo, Marisa Di Gioia, Leonardo Ciuffreda e Luigi Renzullo). Le attività di indagine, inoltre, hanno consentito di rinvenire (e sequestrare) a Vieste, poco prima del loro spostamento, armi detenute illecitamente dagli imputati “Baffino” e i due Della Malva.

Le investigazioni svolte e, in particolare, le attività di intercettazione disposte dall’autorità giudiziaria hanno consentito di ricostruire le fasi della latitanza dell’imputato Quitadamo e la responsabilità di Giuseppe Della Malva per il reato di favoreggiamento personale.
Le attività di indagine hanno portato alla richiesta ed emissione di misure cautelari detentive a carico di tutti gli imputati, poi confermate dal Tribunale del Riesame di Bari e rimaste in esecuzione fino alla sentenza. Il gup di Foggia, all’esito del giudizio abbreviato, ha riconosciuto la fondatezza dell’impianto di accusa, condannando gli imputati per tutti i reati loro ascritti, tranne una ipotesi ascritta ad un solo imputato.

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