Romito? “Una bomba atomica”. Le carte che inchiodano i boss del Gargano

di FRANCESCO PESANTE

C’erano tutti i maggiori boss del Gargano nel piano d’assalto al portavalori IVRI tra Mattinata e Vieste, all’altezza di Vignanotica. L’operazione Ariete svelò l’esistenza di un progetto – fallito nel novembre 2015 grazie alla prontezza dei carabinieri – coordinato da Mario Luciano Romito, boss di Manfredonia ucciso nella strage di San Marco in Lamis, il 9 agosto scorso, e dal suo luogotenente a Mattinata, Francesco Scirpoli. Cimici in auto, conversazioni telefoniche captate, summit malavitosi e quant’altro. Un “romanzo” di circa 300 pagine per comprendere meglio i rapporti contigui tra pezzi da novanta della mala garganica appartenenti ai clan Romito e Quitadamo. Non ci sono solo Manfredonia, Mattinata e Vieste tra i territori bazzicati dal gruppo di fuoco. Uno dei quartieri generali della banda era ad Apricena, ad evidenziare contatti e interessi del boss anche nell’Alto Tavoliere.

Ricordiamo che il tribunale della libertà, accogliendo l’intervento della Suprema Corte di Cassazione che ha ritenuto quanto raccolto dal pm Rosa Pensa sufficiente a configurare pienamente il delitto tentato, ha riformulato le proprie valutazioni e, sulla figura di Andrea Quitadamo (baffino junior), ha ravvisato le esigenze cautelari cui è stato sottoposto poche settimane fa. Un segnale importante che rafforza il quadro accusatorio e quindi il lavoro della magistratura. Per tutti gli indagati si è in attesa di sentenza.

Romito e Scirpoli studiano il territorio

Durante un’indagine per tentata estorsione, gli inquirenti posizionarono cimici a bordo dei veicoli di Scirpoli. Dalle intercettazioni ambientali e telefoniche, emerse che l’uomo stava progettando di compiere un assalto armato a un portavalori insieme a Mario Luciano Romito. Coadiuvati da un nutrito gruppo di complici. Una rapina organizzata in ogni dettaglio: armi, uso di esplosivi, mezzi pesanti, la pala meccanica da utilizzare a mo’ di ariete (da qui il nome dell’operazione) e, infine, l’individuazione delle vie di fuga.

Romito e Scirpoli ideatori, Francesco Pio Gentile (altro luogotenente del boss a Mattinata) a fornire le auto ed effettuare verifiche sui luoghi con lo stesso Scirpoli. Antonio Quitadamo detto “Baffino”, tra coloro incaricati di avvertire gli altri della presenza di forze dell’ordine in borghese. Quitadamo, inoltre, aveva a disposizione una masseria (luogo di riunioni) in prossimità della zona dell’assalto. Proprio dopo aver lasciato la campagna di “Baffino” dopo un breve summit, Scirpoli e Romito imboccarono la SP 53 con direzione Mattinata-Vieste per andare ad analizzare i luoghi dell’assalto.

Romito: “Si è buono qua perché quando arriva nella curva si deve fermare per forza… No qua invece no, sta pieno pieno (si riferisce alla vegetazione presente), ora ti faccio vedere io dove puoi mettere la macchina”.

Scirpoli: “Io quando ho fatto qua (si riferisce alla rapina a un furgone di sigarette nel 2009), se tu ti devi portare un altro (riferito al sequestro di qualche vigilante), a questo punto se ne devono venire con noi”.

Romito: “Fanno passare un minuto e si mettono, fermano la macchina e poi… ci danno na’ botta… bum bum!”. Secondo il giudice Corvino che firma l’ordinanza si capisce che il boss riferisce a Scirpoli che per fermare il portavalori devono cogliere di sorpresa l’autista e gli devono sparare contro. “Già da queste prime battute emerge lampante l’elevata pericolosità dei soggetti coinvolti”, si legge sull’ordinanza.

Durante un altro summit, fu Luigi Ferro, luogotenente di Romito a San Marco in Lamis, ad esprimersi sul progetto d’assalto: “Questa è la zona più bella che c’è – riferendosi al luogo individuato per il colpo -. Una volta sparati a questi, stanno con le mani così, faccio saltare le dita (ride)”.

La base ad Apricena

Nella cava riconducibile alla Interambiente Radatti di Apricena, in zona San Sabino, località Tre Santi, furono ritrovate, il 22 marzo 2016, armi, munizioni e una sega circolare per tagliare il metallo, nonché droga. “Ariete” ha dimostrato che durante la fase di studio dell’assalto al portavalori, Romito e soci si recavano spesso in quella zona per “bonificare” i mezzi dalle cimici e sistemare gli ultimi dettagli prima di entrare in azione. Romito e Scirpoli rimossero tutti gli adesivi di un Fiat Scudo di proprietà della Interambiente Radatti per muoversi indisturbati e con un veicolo “non riconoscibile”.

La presenza di Romito nell’Alto Tavoliere era piuttosto frequente. Oltre alla sede della ditta Interambiente Radatti, il boss si recava in quella zona anche per “svago”. Un giorno chiamò al telefono una donna, presumibilmente una prostituta, secondo il gip, alla quale chiese un incontro. La donna, rumena, si trovava a Poggio Imperiale e avrebbe richiamato Romito non appena giunta ad Apricena. Inoltre il boss era ai domiciliari con autorizzazione ad assentarsi dalla detenzione per sei ore al giorno per cure mediche ma evase in svariate occasioni.

“Noi siamo dell’ISIS”

Summit tra Romito, Scirpoli, “Baffino” Quitadamo e Michele Silvestri. Così Romito: “Comunque adesso dovete essere tutti realisti… dovete dire tutti la verità adesso… quando succede un fatto… e dicono che è sempre… incomprensibile… come mi sta succedendo ora a me… che è a me il fatto… incomprensibile…” Scirpoli: “Non l’abbiamo detto mai…” Romito: “…incomprensibiledate sempre la colpa a me…” (ndr: si riferisce al fatto che i carabinieri lo seguivano).

Romito: “Facessero subito… se devono fare qualcosa… basta che ci fanno sapere una sera prima… così una volta che ci siamo messi latitanti… abbiamo risolto… Noi siamo dell’ISIS… Stanno male le cose… Che facciamo, ci affiliamo all’ISIS o… incomprensibile… lascia perdere”.

Informare la “concorrenza”

Emerse con chiarezza, stando all’ascolto delle telefonate, che Scirpoli, Romito e Gentile s’incontrarono a Mattinata per un vertice finalizzato a pianificare l’assalto al portavalori e a informare altri esponenti di spicco del mondo criminale locale come Pasquale “fic sicc” Ricucci.

La scoperta della microspia

Nell’auto Fiat Grande Punto, Scirpoli era in compagnia di Gentile. Ad un certo punto si sentì il rumore di un rilevatore di frequenze in grado di segnalare la presenza di eventuali microfoni per la captazione di comunicazioni ambientali.

Gentile: “Eh!… e mica ti hanno chiamato! Non ti hanno chiamato” (Gentile sostiene che se Scirpoli non ha ricevuto nessuna chiamata in questo istante e il rilevatore di frequenze suona vuol dire che c’è un microfono in auto)

Scirpoli: “Com’è ha suonato”

Gentile: “Eh… mamma mia”

L’auto è ferma davanti al garage di Scirpoli; si sente il rumore del rilevatore di frequenze e fruscio forte nei pressi del microfono (tipico di quando si tasta la parte circostante). Nel frattempo Scirpoli e Gentile parlano con voce molto bassa. Ad un certo punto il rumore del rilevatore si intensifica e i due scoppiano a ridere…

Scirpoli: “Ahahah… eccola li!.. ahahah”

(Scirpoli chiama Gentile che nel frattempo si è allontanato un attimo perché ha ricevuto una telefonata)… “Vieni qua vieni… trema trema…. no che fai là…”

Gentile: “Stai zitto… fai fare a me…”

Scirpoli: “Come devi aprire…”

Gentile: “Aspetta…”

Scirpoli: “E che cos’è questo coso qua”

Si sente uno dei due che dice a voce bassissima “la prende dalla batteria”… riferendosi all’alimentazione dell’apparecchiatura per la captazione di conversazioni ambientali.

In seguito Gentile si lamentò per il fatto che i controlli delle forze dell’ordine erano troppi. “Non si può più andare avanti”. Scirpoli, invece, affermò che tutti questi problemi li stavano avendo presumibilmente per colpa di Mario Luciano Romito, definito una “Bomba Atomica”. “Il problema è quello lì. Noi siamo stati assolti, non è che mo ci mettono la microspia oh! Così metti la microspia?! E che cazzo facciamo! È il fatto di quello… quello è una bomba atomica… come esce… mamma mia!”