Mattanza dei 20enni a Vieste, l’ultima vittima speronata con auto e crivellata di colpi. In ospedale l’amico

È lotta serrata per il controllo del territorio tra i clan Perna e Raduano, entrambi composti da giovanissime leve del crimine garganico. Gli ultimi momenti di vita di Pecorelli

È guerra senza esclusione di colpi a Vieste tra i clan Perna e Raduano. Uno scontro di mafia caratterizzato dalla presenza di numerose giovani leve del crimine garganico. Ventenni che si danno battaglia per il controllo del territorio e dei traffici di droga, guidati da un lato dal boss Girolamo Perna, classe ’91, attualmente in cella e dall’altro da Marco Raduano, classe ’83, tornato di recente ai domiciliari e vittima di agguato il 21 marzo scorso. I due gruppi malavitosi sono in lotta per la successione del boss Angelo “cintaridd” Notarangelo, trucidato nel gennaio 2015. Perna e Raduano sono a capo dei due schieramenti contrapposti che si sono scissi dalla storica “famiglia Notarangelo”, ormai azzerata negli ultimi tre anni.

Stamattina l’ultima vittima, il 22enne Gianmarco Pecorelli, vicino al clan Perna. Con lui c’era il 32enne Christian Trimigno, ricoverato in gravi condizioni. I due si trovavano su uno scooter in una stradina di campagna in località Mandrione. Ad un certo punto sono stati affiancati da un’auto e speronati. In seguito due sicari sono scesi dal veicolo e hanno fatto fuoco usando pistole e fucili. Pecorelli è morto sul colpo, raggiunto da tre proiettili, Trimigno è riuscito a scappare nelle campagne ma è stato beccato da una pallottola all’altezza dello stomaco. Ora il giovane è ricoverato a San Giovanni Rotondo in prognosi riservata. 

I due erano intimi amici ed inoltre risultavano molto vicini a Pasquale Notarangelo (figlio di Onofrio e nipote di Angelo Notarangelo, entrambi morti ammazzati), vittima di lupara bianca lo scorso anno. La morte di Pecorelli potrebbe rappresentare la risposta all’uccisione di Antonio Fabbiano avvenuta il 25 aprile scorso. Due giovanissime vittime, ritenute pesci piccoli della mala locale ma allo stesso tempo bersagli facili della guerra tra clan. Sul caso indagano i carabinieri.

8 morti e una lupara bianca dal gennaio 2015 ad oggi

Negli ultimi tre anni sono stati eliminati, oltre allo storico capoclan, Angelo “cintaridd” Notarangelo morto nel gennaio 2015, il 27enne Giampiero Vescera, ucciso nel settembre 2016 nei pressi di una stazione di servizio, il 33enne Vincenzo Vescera, fatto fuori nel gennaio 2017 nei pressi della sua abitazione, il 46enne Onofrio Notarangelo, fratello di “cintaridd”, morto a gennaio 2017, il 31enne Omar Trotta, vittima di agguato in un locale del centro nel luglio 2017, il 46enne Giambattista Notarangelo il 6 aprile 2018, cugino di Angelo, Antonio Fabbiano, 25enne, fatto fuori il 25 aprile 2018 e oggi, Gianmarco Pecorelli. A queste morti bisogna aggiungere, come anticipato in precedenza, una vittima di lupara bianca ovvero il 27enne Pasquale Notarangelo, figlio di Onofrio e nipote di “cintaridd”, scomparso nel nulla nel maggio 2017. Agguati falliti, invece, a scapito dei due boss. Girolamo Perna scampò alla morte mentre Marco Raduano rimase ferito in modo non grave il 21 marzo scorso.