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Home - Mafia Foggia, Rodolfo Bruno in passato “mediatore” tra clan. Gestiva denaro per sostenere detenuti?

Mafia Foggia, Rodolfo Bruno in passato “mediatore” tra clan. Gestiva denaro per sostenere detenuti?

Di Redazione
19 Novembre 2018
in Inchieste
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Chi voleva morto il 39enne Rodolfo Bruno, e perchè? Questi i maggiori interrogativi sul secondo omicidio del 2018 a Foggia. Tre i killer in azione nel bar dell’area di servizio ENI sulla circonvallazione di Foggia. Due armati di fucile calibro 12, uno con pistola 9×21. I sicari non hanno dato scampo alla vittima, irrompendo nell’attività in modo tale da non consentirgli la fuga. Due persone sono entrate dal retro, una dall’ingresso principale. Pochi attimi per esplodere una raffica di proiettili e fuggire via a bordo di un’auto, guidata con ogni probabilità da una quarta persona. Il veicolo utilizzato dal commando non è stato ritrovato e non risultano mezzi incendiati.

Gli assassini non avrebbero pedinato Bruno. Sapevano già di trovarlo in quel bar dove la vittima era solita recarsi per giocare alle slot machine. Non si esclude, però, che qualcuno possa aver avvertito i sicari. Nelle ore subito successive all’agguato, la polizia ha effettuato due stub su altrettanti sospettati non contigui alla criminalità organizzata locale. Ci vorrà tempo per i risultati.

Le ipotesi investigative

Quella della guerra di mafia è un’ipotesi che non si può scartare viste le modalità utilizzate dai killer e alla luce della vicinanza di Rodolfo Bruno al clan, attualmente egemone su Foggia, dei Moretti-Pellegrino-Lanza, da anni in conflitto coi Sinesi-Francavilla. Già il nipote Roberto Bruno scampò miracolosamente all’agguato di ottobre 2016 nel bar H24 di via San Severo, quando fu ucciso Roberto Tizzano. Per quel caso di cronaca sono stati arrestati e condannati uomini dei Sinesi, ritenuti colpevoli di aver agito per vendicare il tentato omicidio del boss Roberto Sinesi, rimasto ferito mentre era in compagnia del nipotino.

L’altra ipotesi investigativa porterebbe a vicende estranee alla criminalità organizzata. Vendette o rancori personali per qualche sgarro subìto.

Bruno trait d’union tra le batterie

Il nome di Rodolfo Bruno comparve in un’operazione di ottobre 2016 quando venne arrestato per le tentate estorsioni ai titolari di un autoparco, vicenda per la quale era sotto processo. Con lui, per gli stessi motivi, finirono in manette anche soggetti del clan rivale, fattore che evidenziò la trasversalità del 39enne nelle logiche criminali foggiane. Mentre nelle indagini sull’agguato al bar H24 emerse il suo ruolo di trait d’union tra le batterie della “Società”. A lui, infatti, stando alle intercettazioni, si rivolsero persone vicine ai Sinesi affinché mediasse per evitare vendette e uccisioni di innocenti dopo l’agguato che coinvolse il nipotino del boss rivale.

Cassiere per detenuti

Bruno fu arrestato nel 2007 durante l’operazione “Cronos” sulle estorsioni agli imprenditori locali ma è stato assolto proprio nel giorno della sua morte. Assoluzione anche nel processo “Criseide” dall’accusa di essere il mandante del tentato pizzo ai danni di un imprenditore, avvicinato da due persone con richiesta di aiuti per i mafiosi detenuti. Anche il fratello Raffaele, pentitosi nel 2007, rivelò agli inquirenti che Rodolfo si occupava degli stipendi per le famiglie dei detenuti ma la collaborazione dell’uomo con la giustizia durò pochi mesi e le sue affermazioni non trovarono mai riscontro.

Il 39enne foggiano fu invece condannato, diversi anni fa, per concorso nel tentato omicidio di Franco Vitagliani (marzo 2003). Quell’agguato fu organizzato per vendicare la morte di Giovanni Bruno (fratello di Rodolfo, ndr) ucciso proprio da Vitagliani (all’ergastolo, ndr) nel luglio 2002. Il padre Roberto Bruno, invece, fu ammazzato nel lontano 1990.

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Tags: FoggiamafiaRodolfo Brunosocieta foggiana
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