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Home - Mafia foggiana, frizioni nei Sinesi-Francavilla. Dall’omicidio di Mario “il Nero” al pentimento dei “Capelloni”

Mafia foggiana, frizioni nei Sinesi-Francavilla. Dall’omicidio di Mario “il Nero” al pentimento dei “Capelloni”

Emerge una spaccatura nel clan dalle parole dei collaboratori di giustizia Ciro e Giuseppe Francavilla. La questione avrebbe radici lontane

Di Francesco Pesante
11 Febbraio 2024
in Inchieste
A sinistra, Roberto Sinesi e Antonello Francavilla; a destra, i fratelli pentiti Ciro e Giuseppe Francavilla

A sinistra, Roberto Sinesi e Antonello Francavilla; a destra, i fratelli pentiti Ciro e Giuseppe Francavilla

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Qualcosa sta cambiando nel mondo della mafia foggiana. In un futuro non troppo lontano potrebbero cambiare persino i nomi delle tre batterie. I Sinesi-Francavilla presentano fratture interne e nel frattempo si sarebbero avvicinati ai Bruno, mentre i Trisciuoglio-Prencipe-Tolonese hanno perso i due capi storici, Federico Trisciuoglio morto a ottobre 2022 dopo lunga malattia e Salvatore Prencipe ucciso a maggio 2023. A tenere le fila ci sarebbe Raffaele Tolonese alias “Rafanill”.

“Resistono” i Moretti-Pellegrino-Lanza, guidati da Rocco Moretti detto “Il porco”, dai figli Pasquale e Anna e dai nipoti Rocco Moretti junior e Alessandro Moretti alias “Sassolin”, tutti sostenuti, anche alla luce di alcuni legami sentimentali, dai Gaeta di Orta Nova.

Ma oggi tiene banco soprattutto il clan Sinesi-Francavilla dopo il pentimento dei fratelli Ciro e Giuseppe Francavilla detti “Capelloni”, 50 e 46 anni. I due sono stati sentiti subito dopo la decisione di collaborare con la giustizia, le loro dichiarazioni sono state riportate in anteprima assoluta dalla nostra testata. I malavitosi hanno già revocato l’incarico ai loro avvocati storici affidandosi a nuovi legali in questo percorso di collaborazione.

I “Capelloni” sono stati ascoltati dai pm della Dda di Bari nell’ambito del processo su mafia e narcotraffico “Game Over”, dal nome della maxi operazione del 2023 con circa 80 arresti. Le loro dichiarazioni sono già state depositate nel procedimento penale in questione.

Giuseppe Francavilla detto “Pinuccio Capellone” è risultato essere il più carismatico dei due, come affermato dallo stesso fratello Ciro. Aveva in buona sostanza un peso maggiore nelle decisioni dell’organizzazione criminale, sia nel campo della cocaina che in quello delle estorsioni. “Pinuccio” ha rivelato di aver deciso di pentirsi dopo alcuni dissidi interni al gruppo. “Ho deciso di collaborare con la giustizia per dare un futuro migliore a mia moglie e ai miei figli e per una rottura con il mio parente, Antonello Francavilla“. Insomma, al solito refrain di dare un futuro alla famiglia, il boss ha aggiunto un particolare non da poco, la spaccatura con il capo assoluto del clan, ovvero suo cugino Antonello, fratello di Emiliano e genero di Roberto Sinesi, tutti al vertice della “Società Foggiana”. Una frase che rompe gli schemi rispetto alle solite motivazioni dei pentiti e che va ad intaccare quei legami di sangue propri del vincolo familistico della “Società Foggiana”.

Non è dato conoscere, al momento, il motivo della spaccatura in quanto l’interrogatorio si è incentrato quasi esclusivamente sul narcotraffico in città allo scopo di rafforzare l’impianto accusatorio di “Game Over”, ma sono comunque emerse frizioni all’interno dei Sinesi-Francavilla.

Proprio Giuseppe Francavilla ha svelato ai magistrati che anni fa trovò un accordo con i Moretti per fermare la guerra tra clan e creare un “consorzio” per spartirsi i proventi della droga. “Poi uscì (dal carcere, ndr) Roberto Sinesi e mandò a dire: ‘Ma qua dobbiamo essere tutti quanti uguali’. Perché io inizialmente non li ho fatti entrare, né Antonello (Francavilla, ndr) e né a Francesco (Sinesi, figlio di Roberto, ndr)…”.

Omicidio Mario Francavilla Il Nero

E ancora: “Gli dissi: ‘Se volete entrare, dovete mettere tutto insieme, dovete mettere pure il fumo’, e loro, sai, ‘No, ma tu… sei sempre tu il solito…’, eccetera eccetera, dice: ‘Vabbè, non entriamo’. E non li feci entrare. Nel 2015 loro stavano in carcere, io stavo ai domiciliari, Roberto Sinesi uscì e disse: “Ma qua dobbiamo essere tutti uguali, non tutti uguali…”. E facemmo subentrare anche a loro, però non più con quelle quote là, ma una sorta di stipendio”.

Vicenda evidenziata anche da Ciro Francavilla: “Venne Roberto Sinesi che disse che aveva parlato il giorno prima con Giuseppe Bruno, ché si voleva prendere lui la responsabilità di tutta la cocaina“.

Dichiarazioni che evidenzierebbero una mancata compattezza in seno al clan. Non una novità nella storia della mafia foggiana. Questi dissapori avrebbero radici lontane: non si può escludere, ad esempio, che il 22 gennaio 1998, l’omicidio, tuttora irrisolto, di Mario Francavilla detto “Il nero”, padre di Antonello ed Emiliano, sia collegato all’ascesa di Roberto Sinesi e di altri boss emergenti come Federico Trisciuoglio. Presunti malumori e sospetti poi sanati dall’unione sentimentale di Antonello Francavilla con una figlia di Sinesi. Per motivi sempre di carattere amoroso gli stessi Sinesi sarebbero ora legati ai Bruno detti “I Primitivi”, storicamente vicini ai Moretti. Amore e “pax criminale”, un grande classico delle mafie, soprattutto in provincia di Foggia.

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Tags: Mafia foggiana
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