Mafia, l’amore sigla la pace tra due clan foggiani dopo anni di sangue. Nasce il connubio Sinesi-Bruno

Il frutto di una relazione tra componenti delle due famiglie avrebbe messo fine alle ostilità. Nel passato agguati e pentimenti, oggi la “pax criminale”

Il vincolo familistico alla base della “pax criminale” tra due clan della “Società Foggiana”. Un recente sacramento, con tanto di cerimonia in una sala ricevimenti della città, avrebbe siglato il connubio tra le batterie Sinesi-Francavilla e Bruno. Il frutto di una storia d’amore tra componenti delle due famiglie avrebbe messo fine ad anni di ostilità intramezzati – va detto – da lunghi periodi di pace o armistizio.

Da oltre 40 anni Foggia è territorio di conquista della “Società”, un’organizzazione criminale composta da tre batterie e da una serie di sottoclan, tutti in affari tra di loro con un unico fine, dividersi i proventi del traffico di droga e delle estorsioni. Nel corso del tempo gli affari si sono allargati ad altri settori fino ad entrare a Palazzo di Città dove lo scorso anno il Comune è stato sciolto per mafia.

Ma si sa, tanti clan e troppe teste finiscono spesso per entrare in collisione. Dissapori e sgarri hanno scatenato almeno sette guerre di mafia: decine di morti ammazzati nei Sinesi-Francavilla ma anche nei Moretti-Pellegrino-Lanza e nei Trisciuoglio. Solitamente “comanda” chi gode del maggior numero di boss o affiliati in libertà ed oggi, probabilmente, sono tornati ad essere forti sulla scena proprio i Sinesi-Francavilla.

La batteria guidata da Roberto Sinesi detto “Lo zio”, boss foggiano che al momento si trova al 41 bis a Rebibbia, sarebbe ora vicina ai Bruno, storicamente alleati dei Moretti-Pellegrino-Lanza. Questo grazie, come detto, ad un legame sentimentale che avrebbe avvicinato le famiglie gettando alle spalle gli screzi del passato.

Solo per fare qualche esempio: nel novembre 2018 venne ucciso Rodolfo Bruno, cassiere della Società, ammazzato brutalmente sulla tangenziale di Foggia mentre sostava nel locale di un distributore di benzina. Qualche mese più tardi, a gennaio 2019, ignoti provarono ad eliminare i fratelli Frascolla alleati dei Sinesi. Per quei tentati omicidi – organizzati secondo l’accusa per vendicare Bruno – vennero arrestati e condannati in primo grado il narcoboss Gianfranco Bruno detto “Il primitivo”, cognato di Rodolfo, Antonio Bruno, figlio del cassiere defunto ed altri due uomini. In Appello il ribaltone con l’assoluzione per i tentati omicidi e la condanna solo per il possesso di armi. È in ballo il ricorso della Procura in Cassazione.

C’è poi la vicenda del pentito Raffaele Bruno, fratello di Rodolfo e cognato di Gianfranco, oltre che fratello di Giovanni Bruno, ucciso in un agguato di mafia a Foggia dal killer dei Sinesi Franco Vitagliani il 10 luglio 2002. Stando alle carte di una recente inchiesta, Raffaele Bruno maturò l’intenzione di collaborare con la giustizia poiché nel mese di febbraio 2007, mentre era libero per un permesso, notò un affiliato alla batteria Sinesi-Francavilla sotto la sua abitazione armato di pistola. Pertanto il suo pentimento trovò origine in uno specifico e preciso episodio, a seguito del quale decise di allontanarsi dalle dinamiche criminali. “Ho paura. Io ho paura per la mia vita, per i miei figli, per mia moglie”, disse. Storie ormai lontane nel tempo, oggi Bruno e Sinesi sembrano diventati una cosa sola. La famiglia prima di tutto. (In alto, da sinistra, Roberto Sinesi, Gianfranco Bruno, Rodolfo Bruno e Franco Vitagliani; sullo sfondo, il luogo dell’omicidio di Rodolfo Bruno)

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