Dietro la scalata imprenditoriale che, secondo la Direzione distrettuale antimafia di Bari, avrebbe consentito alla batteria Sinesi-Francavilla di inserirsi nel settore edilizio foggiano, emergono anche figure femminili che, a vario titolo, compaiono nelle operazioni societarie e immobiliari finite al centro delle indagini.
Le carte dell’inchiesta sui fratelli Antonello ed Emiliano Francavilla che ricostruiscono i rapporti tra Antonio Fratianni e la famiglia Di Santo mostrano infatti come alcune donne abbiano avuto una presenza non marginale nelle vicende economiche analizzate dagli investigatori.
Secondo gli atti, una donna deteneva una quota del 14 per cento del capitale sociale della “Di Santo Fratianni Costruttori Srl”, costituita nel dicembre 2013 per realizzare un importante intervento edilizio tra viale Giotto e via Lucera. Dopo il fallimento delle società riconducibili alla famiglia Di Santo e la progressiva acquisizione del controllo da parte di Fratianni, la donna è rimasta l’unica rappresentante della famiglia all’interno della società prima di cedere definitivamente le proprie quote nel 2019.
Il progetto edilizio e l’ingresso negli affari
Gli investigatori evidenziano come, già nelle prime fasi dell’operazione, Fratianni assuma un ruolo sempre più rilevante nella gestione della società e delle attività economiche connesse al progetto. Nel corso degli anni, dopo le difficoltà finanziarie e il fallimento delle imprese riconducibili alla famiglia Di Santo, il controllo dell’operazione immobiliare sarebbe progressivamente passato nelle mani dell’imprenditore foggiano.
Ma è proprio in questa fase che, secondo la DDA, entrano in scena gli interessi della batteria Sinesi-Francavilla.
I 300mila euro attribuiti ad Antonello Francavilla
Uno dei passaggi più significativi dell’inchiesta riguarda il presunto finanziamento che sarebbe stato messo a disposizione per sostenere l’operazione immobiliare.
Secondo le dichiarazioni raccolte dagli investigatori, Antonello Francavilla avrebbe consegnato circa 300mila euro in contanti attraverso la mediazione di Antonio Fratianni. La somma sarebbe servita a sostenere le attività imprenditoriali della famiglia Di Santo in una fase particolarmente delicata.
In cambio, secondo la ricostruzione contenuta nelle carte, sarebbe stato pattuito un ritorno economico molto più consistente, quantificato in circa 600mila euro e nella cessione di un locale commerciale.
Per gli inquirenti, quel passaggio rappresenterebbe il momento in cui il clan avrebbe iniziato a rivendicare una sorta di partecipazione agli utili derivanti dall’intervento edilizio.
La figura centrale di Elisabetta Sinesi
Tra le donne che emergono dalle indagini, il ruolo più rilevante è senza dubbio quello di Elisabetta Sinesi, compagna di Antonello Francavilla e figlia dello storico boss Roberto Sinesi.
Le intercettazioni e le dichiarazioni raccolte dagli investigatori la collocano al centro di numerosi passaggi relativi ai rapporti economici tra Fratianni e Francavilla.
Secondo la DDA, Elisabetta Sinesi non sarebbe stata soltanto una semplice destinataria di beni o benefici economici, ma avrebbe svolto una funzione di collegamento tra le parti coinvolte.
In più occasioni sarebbe stata lei a mantenere i contatti con Fratianni, a trasmettere richieste e a organizzare incontri finalizzati a definire le questioni economiche ancora aperte.
Gli investigatori ritengono che la donna fosse pienamente informata delle rivendicazioni avanzate da Antonello Francavilla e che partecipasse attivamente alle interlocuzioni riguardanti la restituzione delle somme e la consegna degli immobili promessi.
Il locale commerciale ceduto nel 2021
Un capitolo centrale della vicenda riguarda la cessione di un immobile commerciale situato nel nuovo complesso edilizio.
Nel febbraio 2021, infatti, un locale di circa 120 metri quadrati viene trasferito proprio a Elisabetta Sinesi.
Per la Direzione distrettuale antimafia quell’operazione non rappresenterebbe una semplice compravendita immobiliare, ma una delle modalità attraverso cui sarebbe stato parzialmente onorato l’accordo economico originariamente maturato tra Fratianni e Antonello Francavilla.
Le carte evidenziano come il valore di quell’immobile venga più volte richiamato nelle conversazioni e nelle dichiarazioni acquisite dagli investigatori, che lo considerano uno dei tasselli fondamentali per comprendere l’intera operazione.
Le richieste che continuano negli anni
L’inchiesta descrive una vicenda destinata a protrarsi per molto tempo.
Secondo gli atti, dopo la consegna del locale commerciale le richieste avanzate da Antonello Francavilla non si sarebbero fermate.
Al contrario, nel corso degli anni sarebbero aumentate sia sotto il profilo economico sia sotto quello immobiliare.
Gli investigatori riportano infatti dichiarazioni secondo cui Fratianni sarebbe stato sollecitato a corrispondere ulteriori somme di denaro, fino ad arrivare a richieste che comprendevano centinaia di migliaia di euro, appartamenti e altri immobili.
In questo contesto Elisabetta Sinesi avrebbe continuato a rappresentare un punto di contatto costante tra l’imprenditore e il compagno.
La presenza femminile nelle società
Accanto alla figura di Elisabetta Sinesi, le carte evidenziano anche la presenza di una componente femminile all’interno della società immobiliare nata per realizzare il complesso edilizio.
Una donna appartenente alla famiglia Di Santo figura infatti tra i soci della “Di Santo Fratianni Costruttori Srl” e mantiene una partecipazione societaria significativa nelle fasi iniziali del progetto.
La sua presenza testimonia come le dinamiche economiche ricostruite dagli investigatori non abbiano coinvolto esclusivamente gli uomini protagonisti della vicenda, ma abbiano interessato anche figure femminili inserite nei meccanismi societari e patrimoniali dell’operazione.
Dall’agguato al padre alle trattative economiche
La figura di Elisabetta Sinesi compare anche in altri capitoli delle indagini. Fu testimone diretta dell’agguato subito dal padre Roberto Sinesi nel gennaio 2016 al rione Candelaro. Fu lei a trovarsi con il padre al momento dell’attentato e ad aiutarlo nei momenti immediatamente successivi all’azione armata.
Un elemento che, secondo gli investigatori, confermerebbe il legame strettissimo della donna con le vicende che hanno segnato la storia criminale della batteria foggiana.
Puoi aggiungere questi capitoletti al pezzo precedente, mantenendo il taglio giornalistico e il focus sul ruolo delle donne, ma ampliando la ricostruzione dello scontro tra Antonio Fratianni e Antonello Francavilla.
I pizzini consegnati attraverso Elisabetta Sinesi
Nella ricostruzione della DDA, il ruolo della Sinesi emerge anche nella fase che precede lo scontro definitivo tra Antonio Fratianni e Antonello Francavilla.
Secondo quanto riferito dall’imprenditore agli investigatori della Direzione investigativa antimafia, tra il 2021 e il 2022 sarebbe stato convocato più volte a Nettuno, dove Francavilla stava scontando la misura degli arresti domiciliari. A fare da tramite sarebbe stata proprio la compagna del boss che avrebbe consegnato personalmente a Fratianni alcuni messaggi manoscritti, i cosiddetti “pizzini”, scritti da Antonello Francavilla.
Le indicazioni contenute nei foglietti riguardavano sia le modalità con cui raggiungere l’abitazione di Nettuno sia le questioni economiche che il capoclan pretendeva di definire. In uno dei messaggi, ritenuto particolarmente significativo dagli investigatori, Francavilla invitava Fratianni a provvedere al pagamento delle cambiali senza costringere Elisabetta a rincorrerlo continuamente per ottenere quanto richiesto. Il messaggio si concludeva con una frase interpretata dagli inquirenti come un avvertimento: “Tu già sai!!!”.
L’appartamento di viale Giotto e le richieste del clan
Le indagini descrivono una pressione crescente esercitata su Fratianni.
A metà febbraio del 2022 l’imprenditore riceve una telefonata da Ciro Dei, zio acquisito del boss e cognato di Roberto Sinesi. Utilizzando un linguaggio criptico, Dei gli comunica che sarebbe dovuto partire immediatamente per Nettuno.
Secondo il racconto reso da Fratianni alla DIA, durante quell’incontro preliminare gli sarebbe stato suggerito di chiedere ad Antonello Francavilla l’autorizzazione a vendere un appartamento situato in viale Giotto e formalmente intestato alla Fratianni Costruttori.
Per gli investigatori quel passaggio assume un’importanza decisiva: se era necessario ottenere il consenso di Francavilla per alienare l’immobile, significa che il boss ne rivendicava la disponibilità sostanziale pur non figurando ufficialmente come proprietario.
Lo stesso appartamento sarebbe stato parte integrante dell’accordo nato anni prima attorno ai 300mila euro che, secondo le dichiarazioni raccolte, Antonello Francavilla avrebbe investito nelle operazioni immobiliari della famiglia Di Santo.
L’incontro di Nettuno e le minacce con il coltello
Il 21 febbraio 2022 Fratianni raggiunge l’abitazione di via Greccio, a Nettuno, seguendo le istruzioni che, secondo il suo racconto, gli erano state trasmesse da Elisabetta Sinesi.
L’imprenditore riferisce di essersi presentato senza telefono cellulare, senza utilizzare la propria automobile e indossando cappello e mascherina per evitare di essere riconosciuto.
Una volta entrato nell’abitazione, la situazione sarebbe precipitata.
Nella denuncia presentata alla DIA, Fratianni racconta che Antonello Francavilla lo avrebbe aggredito violentemente, arrivando prima a minacciarlo con una sedia e poi a puntargli un coltello alla gola.
Secondo il suo racconto, il boss gli avrebbe intimato di consegnare entro quindici giorni la somma di 500mila euro e di trasferire due immobili che rivendicava come propri.
“Ti scanno”, avrebbe urlato Francavilla mentre il coltello avrebbe persino danneggiato il giubbotto indossato dall’imprenditore.
Alle minacce immediate si sarebbero aggiunte altre frasi intimidatorie: “Tra un paio di mesi sono libero e poi facciamo i conti io e te” e ancora “Sai a cosa vai incontro se non obbedisci”.
Dal tentato omicidio alla condanna definitiva
La vicenda non si sarebbe conclusa con quella denuncia.
Secondo quanto emerso successivamente nelle indagini e nei processi, il conflitto tra Fratianni e Francavilla avrebbe raggiunto il suo punto più drammatico pochi giorni dopo.
Per la magistratura, infatti, proprio il contrasto economico legato alle somme richieste e agli immobili rivendicati sarebbe stato all’origine del duplice tentato omicidio avvenuto a Nettuno il 2 marzo 2022.
In quell’occasione furono presi di mira Antonello Francavilla e il figlio minorenne che si trovava con lui all’interno dell’abitazione. Un episodio gravissimo che ha portato alla condanna di Antonio Fratianni a 18 anni di reclusione.
Le carte della DDA descrivono così una spirale di tensioni economiche, minacce, richieste di denaro e regolamenti di conti che, secondo gli investigatori, affondava le proprie radici negli accordi immobiliari stipulati anni prima e nei rapporti tra il clan Sinesi-Francavilla e l’imprenditoria foggiana.
“Comandano moglie e suocera”
Dalle conversazioni finite nelle carte dell’inchiesta emerge anche una forte critica alla figura di Antonello.
In un’intercettazione, l’affiliato Daniele Barbaro ed Emiliano Francavilla, fratello minore di Antonello con cui sarebbe in contrasto, discutono del fatto che, a loro dire, Antonello sarebbe eccessivamente influenzato dalla moglie e dalla suocera. Gli investigatori annotano che i due parlano “del fatto che a casa sua comandi sia la moglie che la suocera e non lui”.
Sempre nelle intercettazioni compaiono riferimenti a familiari che avrebbero preso posizione nelle dispute economiche interne, contribuendo ad alimentare ulteriormente le tensioni.
Un ruolo tutt’altro che marginale
Nel complesso, la documentazione raccolta dalla DDA restituisce l’immagine di donne presenti nei momenti chiave delle vicende economiche finite sotto la lente degli investigatori.
Non semplici figure di contorno o familiari dei protagonisti, ma soggetti che compaiono nelle società, nelle operazioni immobiliari, nelle interlocuzioni economiche e nelle trattative che avrebbero accompagnato l’espansione imprenditoriale attribuita al clan Sinesi-Francavilla.
Un quadro che contribuisce ad arricchire la ricostruzione investigativa di una delle più importanti inchieste degli ultimi anni sulla criminalità organizzata foggiana.











