Diciotto anni di reclusione per il duplice tentato omicidio del boss Antonello Francavilla e del figlio all’epoca quindicenne. È la condanna inflitta dal Tribunale di Velletri ad Antonio Fratianni, costruttore foggiano accusato di aver sparato la mattina del 2 marzo 2022 nell’abitazione di Nettuno dove il capoclan, ai domiciliari per estorsione, stava scontando una misura cautelare.
Secondo l’impostazione accusatoria, l’imprenditore avrebbe esploso colpi d’arma da fuoco contro il malavitoso e poi contro il ragazzo, ferendolo alla testa, per evitare di restituire un’ingente somma ricevuta dal clan Sinesi-Francavilla, espressione della cosiddetta “Società” foggiana. Il pubblico ministero della Dda di Roma, Alessandra Fini, aveva chiesto 24 anni contestando la premeditazione e l’aggravante mafiosa, quest’ultima esclusa dai giudici.
Il risarcimento e la reazione delle parti civili
Fratianni dovrà risarcire i danni alle vittime, costituite parte civile, che avevano chiesto un milione e mezzo di euro. L’entità definitiva sarà stabilita in sede civile. Intanto il Tribunale ha disposto una provvisionale immediata di 50mila euro per la madre del ragazzo e 15mila euro per Francavilla.
La difesa: “Sono innocente”
Gli avvocati difensori avevano chiesto l’assoluzione. In dichiarazioni spontanee rese in videoconferenza, Fratianni ha ribadito la propria innocenza. Arrestato il 2 agosto 2022, durante il processo gli erano stati concessi i domiciliari a Matera.
Il costruttore si è sempre dichiarato vittima di un tentativo di estorsione da parte di Francavilla, che – secondo la sua versione – avrebbe preteso un milione di euro, un appartamento e un locale commerciale. Il 3 marzo 2022, all’indomani della sparatoria, denunciò il presunto ricatto alla Dia di Foggia, sostenendo di essere stato convocato e minacciato due volte nel 2021 e nel febbraio 2022.
Il progetto di vendetta e l’agguato sventato
Dopo il ferimento di Nettuno, secondo le indagini, Fratianni sarebbe diventato a sua volta bersaglio del clan. Emiliano Francavilla, fratello minore di Antonello, avrebbe organizzato un agguato per ucciderlo la sera del 26 giugno 2022 al casello autostradale di Foggia. Il piano fu scoperto dalla squadra mobile e dalla Dda di Bari: il 22 luglio 2022 furono fermate sei persone, quasi tutte poi condannate.
Decisive, nell’estate 2022, le dichiarazioni di Domenico Solazzo, dipendente di Fratianni divenuto testimone di giustizia. Raccontò che Emiliano Francavilla e Michele Ragno gli avrebbero chiesto di installare un gps sull’auto del costruttore per monitorarne gli spostamenti. Solazzo riferì anche quanto appreso da Ragno sulla dinamica della sparatoria di Nettuno.
Nel processo sono stati ascoltati anche lo stesso Emiliano Francavilla e il collaboratore di giustizia Matteo Pettinicchio, ex numero due del clan Li Bergolis-Miucci, storico alleato dei Sinesi-Francavilla. Emiliano Francavilla, condannato in appello a 8 anni e 8 mesi per l’agguato fallito, ha dichiarato di aver pianificato la vendetta per il ferimento del nipote. Pettinicchio ha riferito che in carcere Emiliano gli avrebbe confidato che a sparare a Nettuno fu Fratianni, per non restituire un prestito ricevuto da Antonello Francavilla e dal suocero Roberto Sinesi, boss della “Società” ed estraneo a questa vicenda.
La sentenza di Velletri chiude il primo grado di un procedimento complesso, incrociato con le dinamiche interne alla criminalità foggiana e con un filone parallelo di indagini su vendette e regolamenti di conti.










