Una pizzeria chiusa nel cuore del centro storico di Foggia trasformata in sala operativa della guerra di mafia. È il luogo indicato da diversi collaboratori di giustizia come sede del summit che, nell’autunno del 2016, avrebbe riunito i vertici della batteria Sinesi-Francavilla e una delegazione del clan garganico dei Li Bergolis per pianificare la risposta armata dopo l’agguato a Roberto Sinesi detto “lo zio”, scampato alla morte al rione Candelaro insieme a figlia e nipotino.
Le dichiarazioni di Giuseppe Francavilla, Patrizio Villani e Giuseppe Folliero, riportate negli atti dell’inchiesta sul potere dei fratelli Antonello e Emiliano Francavilla, destinatari di un decreto di fermo della DDA, descrivono una ricostruzione sostanzialmente coincidente: dopo il tentato omicidio di Sinesi e il duplice attentato ai fratelli Trisciuoglio, emissari del clan garganico raggiunsero Foggia per mettere a disposizione uomini, armi e supporto operativo.
Il summit nel centro storico
A descrivere con maggiore dettaglio l’incontro è Giuseppe “il capellone” Francavilla. L’ex esponente della batteria racconta che nel settembre del 2016 arrivarono a Foggia Enzo “Renzino” Miucci, indicato come reggente del clan Li Bergolis, Giuseppe “l’Apicanese” Silvestri e Matteo Pettinicchio.
“Ci siamo spostati in un pianterreno, vicino a casa di mia madre. Poi ci siamo spostati in una pizzeria chiusa in una traversa di via Arpi; noi avevamo le chiavi perché il proprietario le aveva date a mio fratello“, ha dichiarato il collaboratore.
Secondo il suo racconto, all’incontro parteciparono anche il fratello Ciro Francavilla, Francesco “u sgarr” Pesante, Alessandro “schiattamurt” Aprile, i fratelli Frascolla e altri esponenti della batteria foggiana.
“Si misero a disposizione per compiere omicidi o ritorsioni”
L’aspetto più pesante emerge quando Francavilla descrive il contenuto della riunione.
“Durante la riunione si misero a disposizione per compiere omicidi o ritorsioni. Il principale obiettivo era Rocco Moretti detto “il porco” (il boss di Foggia da almeno 40 anni, ndr). Lo fecero in virtù della nostra alleanza con loro”.
Parole che trovano riscontro anche nelle dichiarazioni di Patrizio Villani.
L’ex affiliato racconta infatti che il summit venne organizzato subito dopo l’agguato a Roberto Sinesi e che alla riunione parteciparono esponenti delle due organizzazioni.
“A questo summit dei foggiani andarono Ciro e Giuseppe Francavilla, Alessandro Aprile, Francesco Pesante. Dalla parte loro c’erano Renzo Miucci, Giuseppe Silvestri e Matteo Pettinicchio”, ha dichiarato.
La caccia a Rocco Moretti
Secondo Villani, in quella occasione i Francavilla furono espliciti. “L’obiettivo era Rocco Moretti, loro volevano vendicarsi su Rocco Moretti”.
Lo stesso collaboratore racconta che, dopo il vertice, iniziarono le ricerche per localizzare il presunto rivale.
“Francesco Sinesi (figlio di Roberto, ndr) mi disse che lui insieme a Renzo Miucci avevano dato la caccia a Rocco Moretti, che però non erano riusciti a trovarlo”.
Una circostanza confermata anche da Giuseppe Francavilla, secondo il quale il gruppo si sarebbe mosso più volte nelle campagne di Borgo Mezzanone per cercare Moretti e preparare un agguato.
Le dichiarazioni di Folliero
Anche Giuseppe Folliero colloca la riunione nello stesso periodo.
Pur non partecipando direttamente all’incontro, racconta di averne appreso l’esistenza da Giovanni Rollo e di aver saputo che al vertice presero parte esponenti della criminalità garganica.
Quando gli viene chiesto quale fosse il significato concreto dell’accordo raggiunto, la risposta è netta.
“Per commettere qualcosa da noi loro, sempre andando qualcuno di noi insieme, e viceversa”.
Alla domanda dei magistrati se con quel termine intendesse estorsioni o altri reati, Folliero replica senza esitazioni: “Omicidi, estorsioni, tutto quello che c’era”.
L’alleanza tra Foggia e Gargano
Per gli investigatori il summit in centro storico a Foggia rappresenta uno dei momenti più significativi della collaborazione tra la batteria Sinesi-Francavilla e il clan Li Bergolis.
Una collaborazione che, secondo Giuseppe Francavilla, non nacque nel 2016 ma affondava le radici già nel 2008 e che prevedeva un sistema di reciproco sostegno nelle azioni di sangue.
“L’alleanza è rimasta nel tempo ed è ancora attiva”, ha dichiarato il collaboratore.











