“Svariati anni di corruzione tra giudice De Benedictis e avvocati di Bari e Foggia”. Il pentito fa tremare legali e mafiosi

Le rivelazioni di Mimmo Milella detto “U’ gnur”, ex boss barese del clan Milella-Palermiti. L’uomo conosceva Della Malva del clan Raduano: “Erano insieme a Rebibbia”

Prime due notti in carcere per il giudice Giuseppe De Benedictis e per l’avvocato Giancarlo Chiariello. Stando ad un’indiscrezione riportata da La Repubblica, De Benedictis sarebbe pronto a parlare non appena sarà interrogato dalla gip del Tribunale di Lecce, Giulia Proto, firmataria dell’ordinanza cautelare. In cella per questa vicenda c’è anche Danilo Della Malva alias “U’ meticcio”, per la sua carnagione scura, esponente di rilievo del clan Raduano di Vieste; l’uomo avrebbe versato 30mila euro per farsi scarcerare da De Benedictis grazie all’intermediazione del legale Chiariello. Le posizioni di altri avvocati sarebbero al vaglio degli inquirenti salentini. I pentiti Mimmo Milella detto “U’ gnur”, ex boss barese del clan Milella-Palermiti, e Michele Oreste avrebbero rivelato che il sistema corruttivo per “aggiustare” la posizione processuale di alcuni mafiosi pugliesi era prassi consolidata da diversi anni. “Milella, tra le altre dichiarazioni – si legge nella lunga ordinanza cautelare -, rivelava l’esistenza di un rapporto corruttivo che andava avanti da svariati anni, tra un giudice in servizio presso il Tribunale di Bari, Giuseppe De Benedictis, con alcuni avvocati del foro di Bari e di Foggia”. Alcuni legali “venivano nominati difensori in procedimenti di criminalità organizzata qualificata e le nomine di tali difensori erano giustificate dalla circostanza che gli stessi fossero conosciuti dai sodali come ‘amici’ del giudice. E, anzi – riportano ancora le carte -, il Milella chiariva che la nomina di taluni di costoro, anche in co-difesa oppure previa revoca di precedenti nomine fiduciarie, si spiegava proprio in ragione della notoria vicinanza al giudice De Benedictis”.

De Benedictis conta i soldi

Riguardo a Della Malva, il pentito Milella ha fatto sapere che il pregiudicato viestano sarebbe il reggente del clan Raduano. “Il collaboratore – si legge nell’ordinanza – conosce bene Della Malva Danilo con il quale aveva recentemente condiviso un periodo di restrizione a Rebibbia. Evidentemente, proprio perché la condotta corruttiva si è realizzata in concomitanza con l’inizio dell’indagine è stato più agevole, per gli esperti investigatori del R.O.N.I. di Bari, rinvenire quegli elementi dimostrativi del mercimonio della funzione giudiziaria da parte del gip De Benedictis in favore del detenuto Della Malva Danilo, in concorso con il suo difensore, avvocato Giancarlo Chiariello, dello zio del detenuto Della Malva Matteo e, almeno secondo l’accusa, della moglie convivente del detenuto, Gala Valeria“. Altre dichiarazioni Milella potrebbe rilasciarle sui clan foggiani, sarà infatti sentito come teste nel processo “Decima Azione” che si sta svolgendo a Foggia con rito ordinario.

“Neve di Marzo” e “Grande Carro” sono due delle operazioni firmate dal gip De Benedictis per le quali sarebbero poi emersi gli episodi di corruzione. In “Neve di Marzo” era coinvolto Della Malva insieme ad altri membri della mala garganica, per “Grande Carro” ci sono i nomi dei foggiani Antonio Ippedico e Pio Michele Gianquitto, arrestati insieme ai boss della cosca Delli Carri (costola della batteria Sinesi-Francavilla della “Società foggiana”) i quali avrebbero intascato finanziamenti europei illeciti con l’aiuto di professionisti compiacenti. 

Perquisizioni in studio

Una perquisizione disposta dalla Procura di Bari si è svolta presso lo studio legale dell’avvocato Chiariello. I controlli, disposti dalla magistratura barese, riguarderebbero verifiche fiscali collegate ai contanti, circa 1,2 milioni di euro, sequestrati contestualmente agli arresti in casa del figlio dell’avvocato.

Camera penale: “Sostegno ai colleghi che ogni giorno si impegnano strenuamente”

Dopo la nota dell’Associazione Nazionale Magistrati tesa ad evidenziare l’onestà di centinaia di giudici e avvocati, è intervenuta sulla questione anche la Camera penale di Bari: “Ogni persona ha diritto, al netto del giudizio sulla responsabilità, a vedere tutelata la propria dignità senza subire giudizi preconcetti su base mediatica, ma non possiamo che prendere atto del discredito, per l’intero Foro barese, che consegue alle notizie di stampa diffuse sulle ipotesi accusatorie formulate con l’ordinanza cautelare eseguita nei confronti di un avvocato e di un magistrato del nostro Distretto. Nel pieno rispetto dei diritti inviolabili e delle garanzie che spettano alle persone sottoposte alle indagini preliminari – ha proseguito l’organismo presieduto da Guglielmo Starace – teniamo a dare il nostro sostegno ai colleghi che ogni giorno, in ossequio delle regole, si impegnano strenuamente per i loro assistiti e ad invitarli a proseguire con orgoglio nella meritoria attività professionale svolta nel costante e trasparente dialogo con la magistratura”. (In alto, De Benedictis e Chiariello; sotto, Milella e Della Malva; a sinistra, i soldi – circa 1,2 milioni – trovati a casa del figlio di Chiariello)

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