La Gomorra di Vieste tra lupara bianca e omicidi. “Lo uccido e giochiamo a pallone con la sua testa. Dobbiamo fare i palleggi”

Ricostruzione dei giudici e intercettazioni nelle 286 pagine dell’ordinanza “Neve di Marzo”. La violenza del clan Raduano: ventenni pronti a tutto per controllare il traffico di droga ed eliminare i “traditori”

La “Gomorra” di Vieste nelle 286 pagine dell’ordinanza “Neve di Marzo” firmata dal giudice Giuseppe De Benedictis. Giovani leve del crimine, ventenni spregiudicati e pronti a tutto per garantirsi il controllo della droga nella “capitale del Gargano”. Nelle intercettazioni spuntano propositi omicidiari alquanto efferati. 

Così parlavano alcuni esponenti del clan Raduano commentando il passaggio di Gianmarco Pecorelli nella fazione rivale Iannoli-Perna. “Lo uccido! Poi dobbiamo giocare a pallone con la testa sua davanti alle tre piante… dobbiamo fare i palleggi davanti alle tre piante… ci mettiamo e palleggiamo”. Pecorelli verrà ammazzato il 19 giugno 2018.

Nelle carte dell’ordinanza che ha portato a ben 15 arresti da parte di DDA e carabinieri, gli inquirenti ricostruiscono la guerra di mafia a Vieste. Da un alto il clan guidato da Marco Raduano detto “Pallone”, 36 anni, attualmente detenuto a Nuoro; dall’altro il gruppo, ormai sconfitto, facente capo a Girolamo Perna detto “Peppa Pig”, eliminato lo scorso 26 aprile e ai cugini Giovanni e Claudio Iannoli, in carcere con l’accusa di aver tentato di uccidere Raduano.

Tra gli arrestati di ieri anche “U’ Meticcio”, Danilo Pietro Della Malva, elemento di spicco del clan, ritenuto dagli investigatori “colui che teneva i contatti con altre organizzazioni criminali (esponenti del gruppo di Mattinata), contribuendo a decidere e controllare i termini e le modalità delle diverse operazioni di rifornimento, curando, inoltre, la gestione finanziaria (recupero dei narcoproventi), a tali fini agendo in costante contatto operativo con Liberantonio Azzarone, in particolare modo a seguito dell’arresto di Marco Raduano avvenuto in data 27 maggio 2018”.

Stando agli inquirenti, sarebbe proprio Azzarone alias “Antony”, 29 anni, il reggente del gruppo criminale alla luce della detenzione del boss. Nelle carte giudiziarie si parla ampiamente del ruolo di Marco Raduano, personaggio carismatico in grado di influenzare le scelte dei suoi sottoposti anche dal carcere. “Pallone”, prima di finire in cella “si sarebbe spesso recato a Cerignola, Cagnano Varano e Peschici – scrive il giudice – nonostante la sorveglianza speciale”.

Lupara bianca prima della guerra

Pasquale Notarangelo

“Dopo la morte di Angelo Notarangelo detto Cintaridd, ucciso il 25 gennaio 2015, la gestione degli affari illeciti passò nelle mani di suo nipote Pasquale Notarangelo”, questa la convinzione di chi indaga. “Il giovane mantenne bene o male unita la consorteria malavitosa fino a quando scomparve nel nulla a maggio 2017 (sicuramente vittima di lupara bianca) – si legge ancora –. A questo punto il gruppo si spezzò in due fazioni, in lotta tra loro per accaparrarsi il lucroso traffico di stupefacenti, una capeggiata da Raduano e l’altra da Girolamo Perna. Iniziò così – riporta l’ordinanza – un sanguinoso gioco di botta e risposta a suon di omicidi, un gioco tragico che ha visto cadere, di volta in volta, come negli scacchi, pedina ora dell’uno, ora dell’altro schieramento”.

Gomorra viestana

Nelle carte emerge la figura di Michele Notarangelo detto “Cristoforo”, 23enne arrestato per il tentato omicidio di Giovanni Cristalli, ferito lo scorso 14 ottobre in pieno centro a Vieste. Secondo il gip, “Notarangelo aveva poteri decisionali che gli consentivano di imporsi rispetto a Marco Langi e Orazio Coda” (anche loro arrestati in “Neve di Marzo”, ndr).

“Dalle conversazioni emerge un’indole quanto mai violenta e vendicativa di Notarangelo – si legge – che si erge a punitore dei traditori e bramoso di vendetta per la morte dell’amico Antonio Fabbiano occorsa qualche giorno prima (il 25 aprile 2018, ndr). Dall’agguato però Notarangelo si è salvato non combattendo ma fuggendo. I suoi sanguinari propositi erano del tipo: ‘Vedi a questo, io lo prenderei a botte di martello in testa a questo pisciaturo di merda’. E ancora: ‘Comunque ce lo dobbiamo fare un’altra volta, ancora sta da qualche parte, figlio di bastardo’”.

Secondo quanto riportato in ordinanza, “il giovane Notarangelo risulta essere il braccio armato, o quantomeno il braccio punitore del gruppo perché si muove in nome e per conto di Azzarone (e dunque anche di Raduano), tanto è vero che nel marzo 2018, quando iniziano ad esserci le prime avvisaglie che hanno poi portato Gianmarco Pecorelli a cambiare casacca e iniziare a spacciare per il gruppo Perna, era Notarangelo che veniva incaricato di andarlo a cercare per avere chiarimenti circa il suo comportamento sospetto”.

Durante un vertice malavitoso, “Michele Notarangelo si proponeva ad Azzarone di uccidere i nemici all’arma bianca: ‘Nel corpo a corpo si… non tiene scampo’. E ancora: ‘Comunque se questo sta in giro lo uccido a botte di martello in mezzo alla strada, lo prendiamo, lo circondiamo e lo uccidiamo proprio di taccarate, ma proprio forte, forte, forte, forte, forte, in tal caso si incazza ancora di più che poi mi devo mangiare il cuore. Stasera acchiappiamo… ci ficchiamo le pistole, andiamo ad uccidere a ‘Ciaciak’ (mentre parla si batte la mano sul petto come un gorilla). La scia è lunga, è lunga… allora mo dobbiamo andare pure sopra la spiaggia… dobbiamo spezzare le gambe se ne deve zompare pure lui… sta storia non la può raccontare a nessuno… Poi se andiamo a sbattere in modo che se stasera lo troviamo in mezzo alla piazza e lo trovo che sta lo squaccio il petto. Vado là, una bella 44… gli faccio tre o quattro botte in corpo”.

Girolamo Perna

Secondo il gip, “Notarangelo e Azzarone progettavano di mandare qualcuno in ospedale a colpi di martello (in effetti contro Giuseppe Lo Russo e Dennis Santoro hanno proprio usato un martello, ndr)”.

Notarangelo: Si, si… io a quello ecco perché voglio il martello che gli devo sfraganare le mani, i legamenti glieli devo torcere, tu mi devi dare un martello che mò ti faccio vedere io l’arte del martello.

Azzarone: Gli infilzo il coltello in mezzo alla mano, sopra la strada lo devo pigliare… faccio col coltello così, la mano non la deve poter usare più.

Notarangelo: Gli devo zappare in testa, in testa gli devo zappare, in testa gli devo zappare… Se non mi hanno venduto proprio loro… Io non mi fido più di nessuno, non mi fido neanche più di me stesso tu mo immagina.

Secondo i giudici, i due sono “chiaramente alla ricerca dei soggetti che hanno voltato le spalle al gruppo Raduano. Bersagli il minorenne Santoro, Lo Russo nonché il defunto Gianmarco Pecorelli, passati a ‘lavorare’ per il sodalizio Perna”.

La caccia ebbe termine quando Notarangelo, Azzarone e Coda trovarono Lo Russo per strada obbligandolo a salire nella loro auto. “Dopo averlo picchiato – riporta l’ordinanza – si sentiva il Coda dire agli altri due: ‘Al Nero l’ho mazzolato buono buono… Pure io a botte di martello’. Poi il Notarangelo si esaltava nel raccontare le fasi dell’analogo pestaggio subito dal Santoro, dicendo all’Azzarone: ‘Tu a quello, lo hai crepato in corpo a quell’altro… Bravo, bravo, bravo… così le schegge si sono ficcate nel cervello… bravo’.

Gianmarco Pecorelli

Si comprende chiaramente come Gianmarco Pecorelli fosse passato con i rivali da un’intercettazione agghiacciante in quanto a violenza. 

Coda: Che gli è successo! Che deve succedere! È diverso il discorso! Che deve succedere!

Azzarone: Traditore!

Coda: Lo uccido! Poi dobbiamo giocare a pallone con la testa sua davanti alle tre piante… dobbiamo fare i palleggi davanti alle tre piante… ci mettiamo e palleggiamo”. (Nelle foto in alto, Raduano e Azzarone; M.Notarangelo e Della Malva; Pecorelli e Fabbiano)

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