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Home - Mafia Foggia, la riunione del clan per decretare la morte del rivale. “Voglio a Fabio, perché Fabio sa sparare”, la frase rivelata dal pentito

Mafia Foggia, la riunione del clan per decretare la morte del rivale. “Voglio a Fabio, perché Fabio sa sparare”, la frase rivelata dal pentito

Di Francesco Pesante
9 Aprile 2021
in Inchieste
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Ha confermato il ruolo associativo degli imputati rivelando vicende scottanti nel contesto malavitoso foggiano. Il pentito Carlo Verderosa, 39enne ex morettiano, è stato interrogato dai magistrati della DDA nel processo “Decima Azione” che si sta svolgendo nel tribunale di Foggia con il rito ordinario. In 25 sono già stati condannati a pesanti pene con l’abbreviato, altri 4, però, sono ancora sotto giudizio. Alla sbarra Giuseppe Spiritoso detto “Papanonno”, 65 anni, il figlio Lorenzo, 41 anni, Giuseppe Albanese alias “Prnion”, 40 anni e Fabio Tizzano, 41 anni. Tutti sospettati di fare parte della batteria Moretti-Pellegrino-Lanza, organizzazione criminale guidata dal boss Rocco Moretti “il porco” e dai suoi fedelissimi Vincenzo Antonio Pellegrino “capantica” e Vito Bruno Lanza alias “U’ lepr”.

I due Spiritoso e Albanese sono imputati per le estorsioni ad alcuni imprenditori foggiani mentre su Tizzano pende l’accusa di tentato omicidio nei confronti di Mimmo Falco, organizzato ed eseguito, insieme a persone non identificate, in risposta all’agguato subito da “U’ lepr”. Falco fu colpito da colpi d’arma da fuoco alla schiena che gli provocarono la paralisi permanente dell’attività di locomozione.

L’agguato a Lanza; a destra, Biscotti e Spinelli

In videoconferenza da una località protetta, Verderosa, ritenuto dagli inquirenti un collaboratore di giustizia assai credibile, ha confermato l’appartenenza degli imputati alla batteria Moretti-Pellegrino-Lanza (la stessa di cui faceva parte il pentito), rivelando nomi e gerarchie dell’organizzazione. Ai fini degli esiti processuali, potrebbe pesare quanto riferito in merito al tentato omicidio di Falco: Verderosa ha confermato di aver preso parte ad una riunione organizzata “perché Vito Bruno Lanza voleva vendicarsi”. Durante l’incontro, alcuni dei presenti si sarebbero rivolti al membro di una batteria alleata esclamando: “Voglio a Fabio, perché Fabio sa sparare”. Verderosa ha riferito che il Fabio in questione sarebbe proprio l’imputato Fabio Tizzano. Sta ora al giudice stabilire quanto potrà contare la testimonianza del pentito che nelle prossime settimane sarà contro esaminato dalla difesa.

Il luogo del tentato omicidio di Falco

Botta e risposta tra batterie

Il 17 ottobre 2015, tre sicari provarono ad uccidere Vito Lanza sulla circumvallazione. L’anziano boss, oggi 68enne, si finse morto e riuscì a salvarsi. Nel giro di poche ore vennero arrestati, per quel fatto di cronaca, Luigi Biscotti, nipote del boss Roberto Sinesi (capo della batteria omonima, rivale dei Moretti) e Ciro Spinelli, entrambi condannati nel 2019, in via definitiva, rispettivamente a 8 e 6 anni.

La sera del 21 novembre successivo, invece, ignoti esplosero colpi d’arma da fuoco in via della Repubblica, ferendo Falco a petto, schiena e gola. L’uomo, oggi 36enne, finì in rianimazione e venne salvato dai medici, pur rimanendo paralizzato. Gravitante negli ambienti “morettiani”, Falco frequentava uno dei figli di Vito Bruno Lanza. Per questo, il motivo dell’agguato nei suoi confronti è ancora un mistero.

La condanna degli estorsori e Mimmo u’ gnur

Nel corso dell’udienza di “Decima Azione”, i magistrati antimafia hanno depositato la sentenza nei confronti di Marco Consalvo&co, condannati di recente per le estorsioni ad alcune attività foggiane. Obiettivo è quello di evidenziare l’attendibilità di Verderosa che anche in quel processo ebbe un ruolo rilevante.

Intanto, tra i testi dell’accusa si è aggiunto il nome del pentito Domenico Milella, detto “Mimmo u’ gnur”, pezzo grosso della mafia barese, clan Parisi. L’uomo avrebbe raccolto confidenze da esponenti della batteria Moretti durante la sua detenzione nel carcere di Bari. Sarà sentito nelle prossime udienze.

Domenico Milella

Le accuse

Giuseppe Spiritoso, 65 anni alias “Papanonno”, fratello di Franco Spiritoso detto “Capone”, cassiere della mala foggiana, ucciso nel 2007, è accusato di estorsione aggravata in concorso materiale e morale con Alessandro Aprile e Francesco Tizzano (già condannati con l’abbreviato) ai danni del gestore di un agriturismo, minacciato e costretto a versare 1500 euro. Reato aggravato dalla mafiosità, al fine di agevolare la batteria dei Moretti.

Sempre Spiritoso con il figlio Lorenzo, deve difendersi anche dall’accusa di aver estorto denaro ad un fornitore di pneumatici. Per Giuseppe Spiritoso c’è inoltre l’accusa di estorsione ad una nota macelleria: il titolare sarebbe stato costretto a versare 4mila euro nel periodo natalizio con l’impegno di versare altri 4mila a Pasqua.

E ancora, l’estorsione ad una ditta di pompe funebri. Per questo episodio risponde Albanese insieme ad altri tre già condannati con il rito abbreviato. In questo caso la vittima denunciò gli aguzzini. Infine, Fabio Tizzano, fratello del più noto Francesco (18 anni di galera con l’abbreviato) è accusato del tentato omicidio di Mimmo Falco.

In questo processo, giudice Mancini in seduta collegiale, si sono costituiti parte civile Confindustria Puglia, Confindustria Foggia, Regione Puglia, Comune di Foggia, associazione Panunzio e Antiracket. Sentenza entro l’estate. (In alto, Vito Lanza, Fabio Tizzano, Mimmo Falco e Carlo Verderosa)

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Tags: fabio tizzanoMafia FoggiaMimmo FalcopentitoVito Lanza
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