Ferri corti a Manfredonia dopo la rottura tra l’amministrazione comunale guidata da Gianni Rotice e Forza Italia, primo partito della città, artefice principale della vittoria elettorale del sindaco-imprenditore nel 2021. Ormai Rotice ha epurato i rappresentanti azzurri, altri invece hanno lasciato il partito per seguire il “padrone”. Molti hanno rinnegato le proprie idee politiche alla base della candidatura di due anni fa pur di seguire il sindaco. Alla faccia degli elettori.
Troppo ghiotte le poste in palio per lasciare la nave, su tutte la mega commessa per Borgo Mezzanone dove sono previste opere edilizie del valore di 55 milioni di euro. L’approvazione della delibera avente per oggetto l’accordo di collaborazione tra Comune di Manfredonia e Consorzio Asi di Foggia sarebbe infatti al centro dello scandalo oltre che motivo principale delle dimissioni dell’assessore Libero Palumbo al quale sono state scaricate tutte le colpe di un sindaco inadeguato. Chi vuole mettere mano su Mezzanone? I soliti noti imprenditori, vicini a Rotice, già monitorati da procure, antimafia e forze dell’ordine? Gli stessi raggiunti da provvedimenti prefettizi?
Intanto, dopo la defenestrazione di Giuseppe Basta, vicesindaco con varie deleghe, figlio di uno dei leader azzurri manfredoniani, l’avvocato Michelangelo Basta, il giovane politico ha replicato al primo cittadino. “La motivazione alla base di questa decisione altro non è che il rifiuto di un confronto con il gruppo politico che mi onoro di aver rappresentato in giunta negli ultimi 21 mesi, Forza Italia. Confronto. Ecco la parola chiave in questa grottesca vicenda. Lo stesso confronto mancato tra me ed il sindaco nelle ultime settimane. Ho assistito ad un precedente molto singolare e a cui non avevo mai assistito, in cui un sindaco revoca la delega al proprio vice senza precedente confronto (come si dovrebbe fare in ossequio alle più elementari regole di buon comportamento), ma con un post su Facebook, che fa il paio con tutte le altre scelte che dimostrano la sua totale incompetenza politica. Ma quale ‘politica’ la sua? Quella fatta chiuso nelle stanze a farsi consigliare da qualche assessore del suo ‘cerchio magico’, che anziché pensare alle reali e gravi problematiche della città semina zizzania, calunnie, diffidenze? Quella che permette ad alcuni consiglieri e assessori di creare un clima di ostilità nei confronti di chi ha lavorato incessantemente, al solo fine di trarne benefici personali? Ci sarà modo e tempo di esaminare l’operato di costoro, e di valutare la sussistenza di interessi personali e lavorativi nei settori di specifico riferimento. La città ha il diritto di sapere. Di sapere che in questi 21 mesi ho sempre lavorato per la risoluzione dei problemi, a volte riuscendo a conseguire gli obiettivi prefissati, programmandone altri, e mettendomi a totale disposizione dei cittadini, a prescindere dall’appartenenza e dal credo politico degli stessi, come un buon amministratore dovrebbe fare. È questo il ruolo che mi è stato affidato e che ho cercato di onorare con tutto me stesso”.

Poi aggiunge: “Non ho mai perso di vista i valori che mi hanno portato a scendere in campo e metterci la faccia, non nascondendomi dietro sorrisi di circostanza e maschere, ma lavorando con umiltà e dedizione alla causa, con la speranza, anzi, con la certezza che Manfredonia merita di più, e che il duro lavoro alla fine ripaga sempre. Per questi motivi, rispedisco al mittente sindaco le accuse (smentite dai fatti e dalle dichiarazioni rilasciate nel corso di questi mesi), e ringrazio i cittadini e tutti coloro che in me hanno creduto e continuano a credere e che in queste ore mi hanno rivolto importanti attestati di stima. Un ringraziamento particolare lo devo ai dipendenti comunali dei miei settori, persone perbene che si sono messe a disposizione dal primo giorno, e con le quali ho avuto l’onore di lavorare giorno dopo giorno. Non smetterò mai di rendermi utile e di prodigarmi per la mia città, a prescindere da ruoli e cariche”.
La crisi sul golfo è ormai aperta, soprattutto dopo le dimissioni dell’assessore Libero Palumbo e la richiesta di una verifica politica – che non ci sarà dopo l’epurazione “social” – da parte dei quattro consiglieri di Forza Italia. Rotice ha inoltre revocato le deleghe anche alla consigliera Liliana Rinaldi: “Forse siamo diventati scomodi per aver chiesto troppe spiegazioni – scrive Rinaldi in una nota stampa -. Apprendo dalla pagina Facebook, tecnica comunicativa adottata del sindaco anche per questioni istituzionali (a causa del dilettantismo del portavoce, ndr), di una revoca, alla mia persona, di una delega ‘inutile’, quella al turismo, inutile perché non può essere altro, in quanto priva di potere decisionale da parte mia e di risorse economiche. E tale revoca della inutile delega fa davvero ridere, come un po’ diverse scelte operate dal sindaco, rispetto alle quali è emersa la sua mancata conoscenza di ogni dinamica politica. E se questa decisione di Gianni Rotice è risibile, non lo è il suo comportamento in questi due anni di amministrazione, che sfiora l’assurdo e diventa lesionismo agli interessi della città. Come dimenticare il suo tradimento perpetrato alla mie spalle e dei miei elettori votando contro la riconferma della mia carica assessorile alla provincia, privando in tal modo Manfredonia di un assessore provinciale alla città? Cosa si nasconde dietro certe sue, apparentemente incomprensibili, decisioni?”.
Poi conclude: “Confesso di non averlo ringraziato quando distribuiva la suddetta delega in consiglio, essendo ben consapevole che si trattasse di un suo ennesimo bluff. Ora, piuttosto che farneticare con i suoi post su Facebook, dia spiegazioni alla città su dove sono stati destinati i fondi, da chi è gestito l’infopoint, quali sono i criteri adottati per la elargizioni delle risorse su questo comparto. Lo faccia e si rapporti alla città, che non ha più fiducia nel suo operato”.
Ed ora che succede? I numeri della maggioranza cominciano ad essere piuttosto risicati e, manco a dirlo, diventa ancora più pesante il ruolo del consigliere indipendente Adriano Carbone, estromesso da Fratelli d’Italia dopo il suo coinvolgimento nell’operazione antimafia “Omnia Nostra” per cui è sotto processo. Un blitz, firmato da Dda e Arma dei Carabinieri a dicembre 2021, che smantellò il clan mafioso garganico Lombardi-Scirpoli-Raduano, guidato dai boss Matteo Lombardi, Marco Raduano e Francesco Scirpoli, quest’ultimo fratello di Libera Scirpoli, compagna di Rotice.
Carbone, in qualità di consulente commercialista, avrebbe suggerito al clan i possibili stratagemmi finalizzati ad eludere eventuali misure patrimoniali. In questi primi 21 mesi di “governo Rotice”, il politico ha sempre sostenuto l’amministrazione comunale e, molto probabilmente, continuerà a farlo. Ennesima ambiguità a Palazzo San Domenico. E se Carbone venisse condannato e fosse costretto a dimettersi? A cosa si ridurrebbe la maggioranza manfredoniana?
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