“Un giornale online cerca pretesti per scrivere qualcosa. È una domanda di legittimazione di una eredità. Non ci sono abusi, non c’è nulla. Nessun controllo da fare. Sono domande di legittimazione di qualcosa che non c’è. Si parla di qualcosa che è stata inventata da qualcuno”. È l’improbabile dichiarazione del sindaco di Manfredonia Gianni Rotice che, visibilmente nervoso ma anche imbarazzato, ha risposto ad una testata locale sul caso della villa abusiva di Siponto sollevato da l’Immediato nei giorni scorsi. Rotice afferma di sentirsi perseguitato dal nostro giornale sviando le attenzioni e pensando chissà a quali disegni contro di lui. Guarda il dito e non la luna. Ed in questo caso la luna è l’enorme abusivismo edilizio in terre sipontine.
Sbugiardato dallo stesso Comune di Manfredonia
Il primo cittadino mente sapendo di mentire e forse gioca anche sul fatto che non tutti sono perfettamente a conoscenza della vicenda. La questione, in realtà, è molto semplice: a giugno 2018 Rotice, a suo nome ed allegando alla lettera il proprio documento di riconoscimento, chiese la “legittimazione dei terreni e dei corpi di fabbrica” senza ottenere alcun riscontro. L’area, infatti, è sottoposta a vincoli paesaggistici e culturali. L’unica soluzione è l’abbattimento, non certo la “legittimazione”. Rotice è smascherato dal suo stesso Comune che a marzo 2018, tre mesi prima della sua missiva, aveva già stroncato ogni velleità dell’attuale sindaco che, non contento, tornò alla carica nel giugno successivo pur sapendo degli abusi edilizi. Affermazioni che andrebbero vagliate anche sull’aspetto giuridico intese ad accertare la veridicità di quanto asserito.
Ecco cosa scriveva il dirigente Antonicelli: “Le opere in assenza di titolo edilizio sono le seguenti: realizzazione di un manufatto di mt. 8,40 × mt. 6,40 verso il lato sud per il quale è stato già redatto verbale di violazione edilizia n. 730/1976 ed è stata emessa diffida a demolire; realizzazione di altro piccolo manufatto, in aderenza a quello già verbalizzato, verso sud; realizzazione di un manufatto nella parte retrostante il podere n. 20 verso est; realizzazione dell’ampliamento del deposito preesistente lato sud; realizzazione della chiusura della loggia del podere n. 20; trasformazione del tetto a falda in tetto piano”. Il dirigente evidenziò, inoltre, che “la zona in questione è gravata da usi civici, è sottoposta al vincolo archeologico ed a vincolo dell’Autorità di Bacino, PAI, pertanto tutti gli interventi di ampliamento sui fabbricati esistenti non sono conformi alle norme edilizie e pertanto non ammissibili”.
“Gli unici soggetti a favore dei quali, potenzialmente, il Comune di Manfredonia potrebbe trasferire i terreni del proprio demanio sono gli assegnatari eventualmente ancora viventi, nonché i loro eredi legittimi, delle primitive assegnazioni operate dal Consorzio di Bonifica nel lontano 1938. In nessun caso si potrebbe operare in favore di soggetti che, costruendo in assenza di qualsivoglia autorizzazione e per giunta in area pubblica vincolata, hanno compiuto una grave usurpazione di suolo pubblico“. Ciò lo riporta la Legge Regionale 7/1998 citata in uno stralcio della convenzione tra Comune di Manfredonia e Consorzio di Bonifica. Insomma, nulla di inventato come vorrebbe far credere il sindaco Rotice.
Al momento silenzio totale dagli enti preposti, vigili urbani e Ufficio Abusi. Sarà il caso che intervenga direttamente il prefetto di Foggia, Maurizio Valiante come già avvenuto in passato a Manfredonia.
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