L‘omicidio di Alessandro Moretti, detto “Sassolino”, 35enne ucciso lo scorso gennaio a Foggia e nipote dello storico boss Rocco Moretti, detto “il porco”, sarebbe maturato all’interno di un accordo criminale risalente almeno al 2022 tra il clan Sinesi-Francavilla e Ivan Narciso detto “il mercenario”, coetaneo della vittima. È quanto emerge dalle dichiarazioni rese dal collaboratore di giustizia Giuseppe Francavilla, detto “Pino Capellone”, nel corso di un interrogatorio del 28 gennaio 2026.
Il pentito ricostruisce una conversazione avuta con il cugino Emiliano Francavilla durante un incontro nella chiesa del carcere di Benevento, in occasione del proprio avvicinamento all’istituto penitenziario.
“Emiliano mi disse di aver fatto un accordo con Ivan Narciso”
Secondo il racconto di Francavilla, l’incontro risale al dicembre 2022.
In quell’occasione, racconta il collaboratore, Emiliano Francavilla lo avrebbe aggiornato sugli equilibri criminali nel Foggiano e gli avrebbe confidato di aver stretto un accordo con Ivan Narciso.
“Mi aveva aggiornato un po’ delle situazioni, tipo estorsive, e dei reati che si dovevano commettere, tra cui gli omicidi”, afferma nel verbale.
Francavilla riferisce di essersi infuriato nell’apprendere la notizia.
“Mi arrabbiai verso Ivan Narciso perché gli avevano fatto fare un po’ troppo quello che voleva. È un ragazzo che ambisce a diventare un capo”.
“Era stato avvicinato per estorsioni e omicidi”
Il collaboratore sostiene che il cugino avrebbe cercato di tranquillizzarlo.
Secondo quanto riferisce, Emiliano Francavilla gli avrebbe spiegato che Narciso era stato coinvolto proprio per compiere estorsioni e omicidi e che il gruppo sarebbe stato in grado di controllarne le mosse.
“Stai tranquillo, adesso ti mandiamo questi mille euro al mese. Non ti preoccupare di lui perché è come se volessero manovrarlo”, avrebbe detto Emiliano.
Alla domanda degli investigatori su cosa intendesse, Francavilla risponde: “Lo poteva manovrare negli omicidi perché lui è uno che va sotto i reati”.
Il pentito aggiunge inoltre di aver già dichiarato in altri interrogatori che Ivan Narciso avrebbe partecipato “a vari omicidi”.
Nel corso dell’interrogatorio il collaboratore colloca anche Narciso all’interno degli equilibri della Società foggiana.
“È un soggetto vicino ai Sinesi, a Francesco Sinesi“, dichiara.
“Quando esce un primo Moretti deve morire”
La parte più delicata dell’interrogatorio riguarda però l’omicidio di Alessandro Moretti, assassinato nel gennaio 2026.
Francavilla racconta di aver riferito a Emiliano Francavilla la dinamica del precedente attentato nel 2016 ai danni di Roberto Sinesi, spiegandogli chi si trovasse nell’auto utilizzata per quell’azione.
Secondo il pentito, in macchina vi erano Mario Romito, Pasquale Ricucci e Massimo Perdonò, cognato proprio di Alessandro Moretti.
A quel punto, riferisce il collaboratore, Emiliano avrebbe pronunciato una frase destinata, secondo l’accusa, ad assumere particolare rilievo investigativo.
“Come esce un primo Moretti deve morire”.
“Si colpisce sempre il cognome”
Gli investigatori chiedono perché Emiliano parlasse di un Moretti, considerato che nel precedente attentato non vi erano appartenenti diretti alla famiglia.
La risposta del collaboratore è netta.
“Perché si mira sempre al cognome”.
Francavilla aggiunge che Massimo Perdonò, essendo detenuto, difficilmente sarebbe uscito dal carcere in tempi brevi, mentre Alessandro Moretti, soprannominato “Sassolino”, era in libertà.
Secondo il pentito, all’interno delle dinamiche mafiose, quando non è possibile colpire il bersaglio principale si punta su un familiare stretto.
“Se non posso prendere il diretto, prendo un parente stretto”, afferma, aggiungendo di ritenere che Alessandro Moretti gestisse la cassa economica del clan per conto della propria famiglia.
“L’omicidio sarebbe stato commissionato a Ivan Narciso”
Alla domanda se Emiliano Francavilla avesse partecipato personalmente o commissionato il delitto, il collaboratore risponde di essere convinto che il cugino ne sia stato il mandante.
“Se è libero ha partecipato, se è ai domiciliari penso che abbia commissionato; sicuramente ha commissionato. Sicuramente a Ivan Narciso perché c’era già un accordo nel 2022″.
Francavilla riferisce inoltre che gli sarebbe stato parlato anche dell’appoggio di “alcuni sanseveresi”, precisando che si trattava di un gruppo che avrebbe potuto fornire supporto operativo.
“Solo Francavilla-Sinesi potevano fare un omicidio del genere”
Nelle battute finali dell’interrogatorio il collaboratore esprime una valutazione complessiva sugli equilibri mafiosi attuali.
Secondo Francavilla, un omicidio come quello di Alessandro Moretti non avrebbe potuto essere compiuto autonomamente da altri gruppi criminali.
“Solo la famiglia Francavilla e Sinesi, in collaborazione con Ivan Narciso.”
Il pentito sostiene inoltre che i Trisciuoglio siano storicamente alleati dei Moretti, tanto da considerarli “un’unica batteria”, escludendo quindi un loro coinvolgimento.
“Chi oggi ha potuto ammazzare il cognome è solo la famiglia Francavilla e Sinesi; nessuno può andare a prendersi una briga così grande“, conclude.
Le dichiarazioni del collaboratore di giustizia rappresentano accuse che saranno oggetto di verifica e valutazione nell’ambito dei procedimenti giudiziari in corso.










