Non vere intercettazioni con dialoghi trascritti, ma tabulati telefonici, celle agganciate, filmati, impronte e movimenti notturni ricostruiti quasi minuto per minuto. È su questi elementi che si fonda l’ordinanza cautelare del Tribunale di Potenza relativa a undici giovani originari di Foggia e dei Cinque Reali Siti, accusati a vario titolo di furti e tentati furti di automobili, assalti agli sportelli bancomat con esplosivi e rapina aggravata.
Al centro dell’inchiesta compaiono soprattutto i fratelli Ivan Ameri e Simone Ameri, entrambi foggiani e domiciliati a Borgo Mezzanone. Il quadro delineato dal giudice è quello di gruppi molto giovani, in questo caso tutti nati a Foggia, capaci di partire di notte dalla Capitanata, raggiungere il Vulture-Melfese, colpire anche più volte nella stessa notte e poi rientrare.
Il gip ha disposto il carcere per Ivan Ameri, ventenne di Borgo Mezzanone e Giovanni Di Gennaro, ventiseienne di Carapelle. Domiciliari con braccialetto elettronico per Antonio Pio Aghilar (22) di Foggia; Simone Ameri (22) di Borgo Mezzanone, fratello di Ivan; e Nicola Salvatore Gervasio (20) di Orta Nova. Imposto infine l’obbligo di dimora a Andrea Agnelli (22), Carapelle; ai compaesani Giuseppe Brattoli (29) e Michele Pio Capotosto (25); Luca Leonardo Carlino (23) di Foggia; Davide Pignataro (25) anche lui del capoluogo dauno; e Donato Pignatiello, ventinovenne sempre di Foggia; a quest’ultimo imposto anche l’obbligo di firma quotidiana in caserma. Quasi tutti già noti agli investigatori.
Le accuse dovranno naturalmente essere verificate nel processo e per tutti gli indagati vale la presunzione di innocenza fino a una sentenza definitiva.
Le squadre sempre diverse intorno a Ivan Ameri
Uno degli aspetti più significativi evidenziati dagli investigatori riguarda la composizione variabile dei gruppi. Secondo l’ordinanza, Ivan Ameri si sarebbe affiancato a persone diverse a seconda del raid: Giuseppe Brattoli, Andrea Agnelli e Michele Pio Capotosto negli episodi tra maggio e giugno 2024; Donato Pignatiello nei fatti dell’ottobre successivo; il fratello Simone e altri indagati nei colpi del marzo 2025.
Per gli inquirenti questo elemento dimostrerebbe che Ameri fosse in grado di muoversi con “squadre sempre diverse”, riunite in archi temporali ristretti per compiere i singoli raid.
L’indagine sarebbe partita dall’assalto alla filiale Bper di Lavello del 6 marzo 2025. Tre persone, con volto e mani coperti, sarebbero arrivate a bordo di una Fiat Panda gialla rubata poco prima. Due ordigni rudimentali, le cosiddette “marmotte”, vennero inseriti nell’Atm e fatti esplodere a distanza di pochi secondi. Il bottino fu di 22.520 euro, oltre agli ingenti danni provocati alla banca.
I telefoni seguivano la rotta dei raid
A indirizzare i carabinieri furono soprattutto le celle telefoniche. Le utenze analizzate risultavano muoversi dalla provincia di Foggia verso i luoghi dei furti, raggiungendo il punto più distante proprio negli orari compatibili con i reati e tornando successivamente verso la Capitanata.
Il gip sottolinea che non si tratterebbe di luoghi abitualmente frequentati dagli indagati: i telefoni avrebbero agganciato le celle del Vulture-Melfese e dell’Alto Bradano, in orario notturno, soltanto in occasione dei raid presi in esame.
Nel caso di una Stelvio rubata a Lavello nel maggio 2024, una lunga telefonata tra Ameri e Agnelli, entrambi localizzati nella stessa area ma presumibilmente su mezzi diversi, porta gli investigatori a ipotizzare che uno svolgesse il ruolo di “palo” mentre l’altro fosse impegnato materialmente nel furto.
L’auto venne poi ritrovata completamente carbonizzata nelle campagne di Cerignola.
Le auto rubate ritrovate vicino all’abitazione degli Ameri
Un altro passaggio rilevante riguarda una Fiat Panda rubata ad Atella. La vettura venne ritrovata dai carabinieri di Manfredonia, insieme ad altre due auto sottratte a Melfi, all’interno di alcuni stabili di Borgo Mezzanone.
Secondo l’ordinanza, quei locali si trovavano nello stesso complesso abitativo nel quale dimoravano i fratelli Ameri. Un’altra Panda rubata nella stessa notte venne invece rinvenuta nei pressi di edifici abbandonati a Borgo Segezia.
Gli investigatori ricostruiscono una successione serrata di episodi: una Stelvio rubata a Lavello; due tentati furti tra Rionero in Vulture e Venosa; due Panda sottratte ad Atella; tentativi su una Giulia, una 500X e un Doblò; una Jeep e una Giulietta rubate a Melfi; infine la Panda utilizzata per l’assalto alla banca.
Centraline, chiavi universali e dispositivi per neutralizzare gli antifurti
Nell’aprile 2025, Ivan e Simone Ameri vennero controllati a Campomarino insieme ad altri giovani foggiani. Nel veicolo furono trovati tre apparecchi OBD, uno smart car bypass, connettori radar modificati, batterie e tre chiavi universali funzionanti.
Per gli investigatori si trattava di materiale “inequivocabilmente idoneo” al furto di automobili e indicativo di una specializzazione tecnica del gruppo: dispositivi in grado di dialogare con le centraline, neutralizzare i sistemi di sicurezza e codificare nuove chiavi.
Le “marmotte” e i 108 candelotti Satanello
Ancora più pesante il materiale sequestrato il 28 ottobre 2025 a Simone Ameri e a un altro giovane durante un controllo dei carabinieri di Gallipoli.
Nel veicolo, secondo gli atti, c’erano due “marmotte” già confezionate, una miccia a lenta accensione, 108 candelotti clandestini denominati “Satanello Foggia 2024”, ciascuno contenente circa 60 grammi di polvere pirica, oltre a centraline OBD, utensili e quattro telecomandi vergini da codificare.
Nella stessa notte, poco distante, venne controllata un’altra auto con a bordo Ivan Ameri, Giovanni Di Gennaro e un terzo uomo. Per il gip, i carabinieri avrebbero in quella circostanza sventato un possibile nuovo assalto a un bancomat nel Salento.
La rapina al bar e le impronte sul sacchetto
A Simone Ameri viene contestata anche la partecipazione alla rapina del 26 giugno 2025 ai danni dell’Area Food di Melfi.
Secondo l’accusa, quattro persone con il volto coperto entrarono nel locale e, utilizzando anche un bastone di metallo, costrinsero una dipendente e un cliente a consegnare temporaneamente i telefoni. Il gruppo portò via 6.869 euro in contanti, tabacchi per 10.600 euro e Gratta e Vinci per altri 9.500 euro.
Un elemento considerato decisivo è rappresentato dalle impronte rilevate dal Ris di Roma su un sacchetto bianco con il logo Happy Casa abbandonato sulla scena: sarebbero risultate compatibili con il pollice e l’indice della mano destra di Simone Ameri.
Il gip: “Pervicacia criminale” ed “escalation preoccupante”
Nelle valutazioni sulle esigenze cautelari il giudice utilizza espressioni molto nette.
Per Ivan Ameri parla di “spiccata pervicacia criminale” e di una propensione ai reati contro il patrimonio manifestatasi già quando era minorenne. L’attività contestata si sarebbe protratta dal maggio 2024 al marzo 2025, culminando nell’assalto alla banca con l’impiego di esplosivi.
Secondo il gip, la ripetitività delle azioni e lo spostamento sistematico sul territorio renderebbero inefficaci perfino gli arresti domiciliari con il braccialetto elettronico. Per questa ragione è stata disposta la custodia cautelare in carcere.
Per Simone Ameri, invece, il giudice descrive una “vera e propria escalation criminale”: dai furti di automobili all’assalto a un istituto di credito con esplosivo, fino alla rapina aggravata. Una progressione che, nell’ordinanza, viene indicata come segnale di “preoccupante inclinazione delinquenziale”.










