Il corpo senza vita di un cittadino gambiano di 38 anni, regolare sul territorio italiano, è stato ritrovato nel tardo pomeriggio di ieri a Torretta Antonacci (ex gran ghetto), l’insediamento nelle campagne di San Severo, nel Foggiano, che ospita diverse centinaia di cittadini migranti. A quanto si apprende, l’uomo sarebbe morto per cause naturali. Da una prima ricognizione cadaverica, infatti, non sono emersi segni di violenza. Sul posto sono intervenuti gli agenti di polizia allertati dagli altri ospiti migranti. La salma è ora a disposizione dell’autorità giudiziaria, che valuterà se disporre ulteriori accertamenti.
Una delegazione degli abitanti di Torretta Antonacci si recherà davanti alla Prefettura di Foggia il prossimo 29 gennaio per chiedere un incontro con il prefetto. Lo annuncia in una nota il sindacato Usb, dopo la morte del 38enne.
“Vogliamo risposte concrete – scrive l’Usb -. Pretendiamo rispetto e dignità. Siamo lavoratori, non carne da macello. Per Mamadou (il nome del gambiano) e perché questa strage infinita nelle campagne foggiane abbia finalmente termine. Le nostre richieste sono chiare e non negoziabili. Casa per tutti i lavoratori agricoli, lavoro dignitoso e regolare, documenti per tutti e rispetto della normativa in materia di protezione internazionale da parte della Questura, proroga e utilizzo immediato dei fondi Pnrr destinati al superamento delle baraccopoli e fine dello sfruttamento e del caporalato”. Mamadou, fa sapere il sindacato, è stato trovato morto in un’auto parcheggiata nell’insediamento dei braccianti di Torretta Antonacci. “Le cause del decesso sono ancora da accertare, ma per noi è chiaro – tuona il sindacato -. Si tratta di un omicidio di Stato. Il nome di Mamadou si aggiunge ad una lista già fin troppo lunga e che tuttavia non accenna a volersi interrompere di morti di Stato nei ghetti del foggiano”.












