Le tensioni seguite al maxi blitz della Direzione distrettuale antimafia di Bari, culminato con nove arresti per tre omicidi tra cui due lupare bianche riconducibili alla mafia garganica, si sarebbero trasferite anche nelle strade di Mattinata.
Nella mattinata del 7 luglio, infatti, un imprenditore del posto ha presentato una denuncia-querela ai carabinieri della Stazione di Mattinata, raccontando di essere stato vittima, insieme al padre, di gravi minacce riconducibili agli sviluppi dell’operazione che ha interessato il delitto di Francesco Armiento, giovane scomparso nel 2016 e, secondo quanto emerso, ucciso dal clan con un colpo di pistola alla testa.
Le minacce dopo la pubblicazione delle notizie sugli arresti
Secondo quanto riportato nel verbale, l’imprenditore Antonio Gentile, 38 anni, titolare di una pizzeria a Mattinata, racconta che nel pomeriggio del 6 luglio, dopo la diffusione delle notizie relative agli arresti eseguiti nell’ambito dell’inchiesta della Dda, due donne sarebbero entrate nel locale rivolgendogli pesanti accuse e minacce.
L’uomo riferisce di aver riconosciuto le due come Luisa Lapomarda e Michela Armiento, rispettivamente madre e sorella di Armiento.
Nel verbale l’imprenditore racconta che le due donne, urlando, gli avrebbero detto frasi come: “Ti dobbiamo fare fare la stessa fine di mio figlio, ti dobbiamo sparare in testa” e ancora “Questa è una cosa che non finisce qui, deve iniziare una guerra”.
“La vostra famiglia deve fare una brutta fine”
L’imprenditore sostiene di aver risposto che la sua famiglia non aveva alcun coinvolgimento nella vicenda, ma che le minacce sarebbero proseguite.
Sempre secondo la denuncia, le due donne avrebbero aggiunto che la famiglia Gentile avrebbe dovuto “fare una brutta fine” e, non ottenendo ulteriori reazioni, si sarebbero rivolte anche al padre dell’imprenditore, Giovanni Gentile, fratello di Francesco Pio Gentile e cugino di Mario Luciano Romito, entrambi uccisi negli anni della guerra di mafia sul Gargano e, stando alle carte, coinvolti nella morte di Armiento.
Al padre sarebbero state rivolte ulteriori frasi intimidatorie: “Ti dobbiamo fare fare la fine di mio figlio, la storia non finisce qua”.
La denuncia ai carabinieri
Dopo l’episodio, padre e figlio si sono recati immediatamente presso la caserma dei carabinieri di Mattinata, dove hanno formalizzato la querela per minacce aggravate nei confronti delle due donne.
Nel verbale viene inoltre specificato che alla scena avrebbero assistito due dipendenti della pizzeria, indicati come possibili testimoni. L’imprenditore riferisce anche che il locale, fino ad ora, non era dotato di un sistema di videosorveglianza ma che, dopo l’accaduto, provvederà a installarlo.
Alla domanda degli investigatori se temano per la propria incolumità e quella dei familiari, i denuncianti rispondono affermativamente: “Sì, per le minacce che ci sono state fatte abbiamo paura di una loro vendetta”.
Il contesto dell’inchiesta
L’episodio arriva all’indomani dell’operazione della Dda di Bari che ha portato all’esecuzione di nove misure cautelari nell’ambito delle indagini sulla faida garganica, ricostruendo, tra gli altri, le lupare bianche di Francesco Armiento nel 2016, Francesco Libergolis nel 2011 e l’omicidio di Ivan Rosa nel 2014, fatti di sangue maturati nello scontro tra i clan attivi nell’area del Gargano.
Le accuse contenute nella denuncia rappresentano, allo stato, esclusivamente la versione dei querelanti e saranno oggetto degli accertamenti dell’autorità giudiziaria.













