Mazzette a Landella in piazzole di sosta e nel Santuario di Pompei. “I soldi messi direttamente nella borsa della signora Di Donna”

Nuovi particolari sullo scandalo tangenti a Palazzo di Città. In ballo c’era sempre l’appalto per la pubblica illuminazione

Nuovi dettagli sul presunto giro di tangenti al Comune di Foggia. La gola profonda è ancora una volta l’ex presidente del Consiglio comunale Leonardo Iaccarino che ai magistrati avrebbe rivelato un episodio molto curioso. Nel santuario mariano di Pompei sarebbe stata consegnata all’ex sindaco di Foggia, Franco Landella, accompagnato da sua moglie, Daniela Di Donna, la prima tangente per l’appalto milionario della pubblica illuminazione. Un particolare riportato in queste ore da Repubblica.

Iaccarino avrebbe rivelato quanto gli aveva raccontato il ‘faccendiere’ Michele De Carlo, presunto collante tra la società che aveva proposto il project financing, la Sitie Impianti industriali, e l’amministrazione comunale guidata da Landella. Sull’ex sindaco ci sarebbero quindi due tentate concussioni, entrambe per lo stesso appalto: una a scapito della Sitie, l’altra – già nota – ai danni della GIone di Luca Azzariti che sarebbe dovuta subentrare.

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Nel caso della Sitie, De Carlo avrebbe proprio versato tangenti, in tre occasioni: a Roma, a Lacedonia e in un luogo decisamente insolito: “Leo – questo avrebbe raccontato De Carlo all’ex presidente del Consiglio comunale – vuoi sapere la cosa più strana che mi è capitata nella mia vita? Aver portato la tangente al sindaco di Foggia al santuario di Pompei”.

All’ombra della Madonna, secondo i passaggi dell’inchiesta ripresi da Repubblica, ci sarebbe stato anche uno scontro tra Landella e l’allora energy manager deceduto nel 2018. Alla tangente consegnata mancavano 5mila euro. Soldi che sempre secondo Iaccarino, avrebbe trattenuto l’energy manager giustificandosi così con il sindaco: “Sono venuto a rischiare, se permetti qualcosa la devo trattenere”. De Carlo, infine, avrebbe consegnato ai coniugi Landella tangenti anche a Roma e in una piazzola di sosta a Lacedonia. Nella Capitale, De Carlo avrebbe raccontato a Iaccarino di “aver messo in una borsa alla signora Di Donna questi soldi”. (In alto, Landella e Di Donna; sullo sfondo, il Santuario di Pompei)

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