Sangue e alleanze del Gargano, clan “federati” e nuovi boss: lo scenario ricostruito dai magistrati dell’Antimafia

“L’area garganica resta connotata dalla presenza di una pluralità di gruppi criminali con forte vocazione verticistica, basati essenzialmente su vincoli familiari”. Il report della DIA

È sul Gargano che si concentrano, in modo particolare, le attenzioni dei magistrati della Direzione Investigativa Antimafia. Nell’ultima relazione pubblicata, quella riguardante il secondo semestre 2018, i magistrati analizzano in maniera certosina l’evoluzione dei clan, la guerra e le alleanze. In realtà tanto è cambiato rispetto agli ultimi sei mesi dello scorso anno, a tal proposito l’Immediato ha pubblicato di recente un articolo ricostruendo la situazione attuale.

“L’area garganica – scrive la DIA – resta connotata dalla presenza di una pluralità di gruppi criminali con forte vocazione verticistica, basati essenzialmente su vincoli familiari, gerarchicamente non legati tra loro, ma influenzati, attraverso antitetiche alleanze, dalle diverse batterie della Società foggiana. Questi gruppi sono dediti prevalentemente al traffico di sostanze stupefacenti, alle estorsioni (anche attraverso l’imposizione di guardiania abusiva in strutture ricettive e cantieri), ai reati predatori (furti e rapine ai portavalori) ed al riciclaggio di denaro di provenienza illecita in attività commerciali”.

“I Li Bergolis, originari di Monte Sant’Angelo – si legge ancora –, operano in sinergia con altri sodalizi presenti nell’area del promontorio nonché con il clan foggiano Francavilla. Sono in conflitto con il clan Romito-Gentile (oggi ribattezzato Lombardi-Ricucci-La Torre anche alla luce dell’uccisione di Francesco Gentile detto Rampino, ammazzato il 21 marzo scorso, ndr) di Manfredonia-Mattinata, che vanta, invece, rapporti con i clan Moretti e Trisciuoglio della Società foggiana, con la malavita di Cerignola e con gruppi del promontorio garganico, in particolare di Vieste e Monte Sant’Angelo”.

Stando alla relazione, “la contrapposizione tra i clan Li Bergolis e Romito si ripercuote anche nella faida di Vieste, essendo il primo schierato a favore del gruppo Iannoli-Perna (il 26 aprile scorso è stato ucciso il giovane boss, Girolamo Perna, ndr), mentre il secondo risulta alleato dei Raduano (boss Marco Raduano detto “Pallone”, attualmente in carcere a Nuoro, ndr) e dei Ricucci (originari, questi ultimi, della frazione Macchia di Monte Sant’Angelo, boss Pasquale Ricucci detto “Fic secc”). L’incisivo intervento nell’area delle forze di polizia è stato determinante nel bloccare la stagione di sangue che aveva caratterizzato il primo semestre del 2018, originata appunto dallo scontro tra le opposte fazioni dei clan Raduano e Iannoli-Perna”.

In particolare, le operazioni “Neve Fresca” ed “Agosto di Fuoco”, oltre a conclamare l’esistenza di quest’ultimi “nuovi” clan “quale risultato – scrivono i magistrati – della sanguinosa scissione nell’ambito del clan Notarangelo (ormai azzerato, ndr), ne hanno descritto assetti, equilibri e sinergie. Hanno, altresì, evidenziato – continuano – come l’oggetto della contesa tra i sodalizi fosse il controllo delle attività illecite nella città di Vieste, confermando l’importanza strategica della cittadina sia nel traffico degli stupefacenti, sia nelle attività di estorsione e riciclaggio. In particolare, in un contesto territoriale segnato da un forte dinamismo criminale, le più recenti acquisizioni investigative confermano la spiccata vocazione dei sodalizi dell’area al narcotraffico internazionale, realizzato attraverso proficue joint venture con criminali albanesi, ai quali viene garantito lo sbarco degli stupefacenti (soprattutto marijuana), in larga scala, sulla litoranea garganica, nonché la gestione, a livello locale, di una florida piazza di spaccio durante il periodo estivo.

Nel dettaglio, la menzionata operazione ‘Neve Fresca’ ha posto in evidenza la caratura criminale del capoclan dei Raduano, connotato da capacità di coordinare, comandare e finanziare le attività del clan di cui, in tempi brevi, è diventato elemento di vertice indiscusso, forte anche dell’appoggio dei Romito-Gentile, dei Ricucci di Monte Sant’Angelo e della malavita di Cerignola. L’indagine ha delineato, inoltre, le caratteristiche fondamentali dell’organizzazione, che presenta una struttura verticistica con ferree gerarchie, metodologia mafiosa, gestione di una cassa comune, disponibilità di risorse ed uomini, nonché di luoghi (masserie, terreni e casolari) dove tenere i summit e nascondere stupefacenti e armi. L’operazione ‘Agosto di Fuoco’ (originata dalle indagini in ordine all’omicidio di Giambattista Notarangelo, cugino del defunto boss Angelo “Cintaridd”) ha riguardato, invece, il gruppo Iannoli-Perna, impegnato nel tentativo di colmare i vuoti creatisi nel rifornimento delle piazze di spaccio a seguito degli arresti subiti dal gruppo Raduano”.

La malavita del Gargano Nord

“Federato al sodalizio Li Bergolis è anche il gruppo Martino – rileva la DIA nell’analizzare lo scenario del Gargano Nord –, gravitante nel territorio di San Marco in Lamis, collegato alla batteria mafiosa dei Moretti-Pellegrino di Foggia, nonché con la criminalità di San Severo. Il clan Martino conferma una forte rivalità con il gruppo Di Claudio-Mancini, stanziato a Rignano Garganico, paese al confine con il comune di San Marco in Lamis.

A Sannicandro Garganico gravitano, in contrasto tra loro, il gruppo Ciavarrella-Giovanditto (di recente indebolito dall’arresto della gran parte dei sodali) ed il clan Tarantino, che sembrerebbe invece in fase di ripresa. Su Vieste opera anche il gruppo Frattaruolo (con propaggini su Manfredonia), mentre il clan Prencipe è originario di San Giovanni Rotondo. Tutti questi gruppi sono attivi nello spaccio di sostanze stupefacenti (anche con la gestione di piantagioni di cannabis) e nelle estorsioni in danno di imprenditori”.

Strage San Marco

Immancabile un focus sulla strage di San Marco in Lamis del 9 agosto 2017 per la quale, pochi giorni fa, è iniziato il processo in Corte d’Assise a Foggia. “A Manfredonia, il 16 ottobre 2018, i carabinieri hanno tratto in arresto due appartenenti alla criminalità organizzata garganica – ricordano i magistrati della DIA – ritenuti gli esecutori materiali della strage di San Marco in Lamis del 9 agosto 2017, nel corso della quale furono uccise quattro persone tra cui il boss Mario Luciano Romito”.

In particolare, ad uno dei due, pregiudicato manfredoniano legato al clan Li Bergolis (il 39enne Giovanni Caterino, ritenuto dagli inquirenti il basista della strage, ndr), è stato contestato il quadruplice omicidio con l’aggravante del metodo mafioso, sia per la particolare efferatezza nelle modalità esecutive, sia per le finalità perseguite, connesse alla volontà della cosca di condizionare, attraverso l’eliminazione del boss, gli equilibri criminali dell’intera area garganica. L’inchiesta ha fatto luce, tra l’altro, sul coinvolgimento nel quadruplice omicidio di un altro pregiudicato appartenente alla mafia garganica, rimasto egli stesso ucciso ad Amsterdam (Saverio Tucci detto “Faccia d’angelo”, ndr), il successivo 12 ottobre 2017, in circostanze non chiare e per mano di un soggetto, reo confesso (il manfredoniano Carlo Magno, ndr), il quale avrebbe appreso direttamente dalla propria vittima i dettagli sull’eliminazione del boss Romito”. Magno è ora collaboratore di giustizia e nel processo sulla strage potrebbe fornire importanti dichiarazioni agli investigatori.

Gli esiti dell’indagine, nel confermare quale reggente del clan il nipote del patriarca Li Bergolis (Enzo Miucci detto “u’ criatur”, ndr), alla luce della detenzione di altri elementi apicali (su tutti i fratelli Armando, Franco e Matteo Li Bergolis, ndr), hanno, inoltre, ricostruito gli appoggi su cui il sodalizio può contare nell’intero promontorio, in particolare, da parte delle famiglie Tarantino di Sannicandro Garganico e Lombardi (detti i Lombardone) di Monte Sant’Angelo, nonché il rapporto sempre più organico tra il gruppo criminale Ricucci della frazione Macchia di Monte Sant’Angelo e quello dei Gentile-Romito”, oggi identificati – come detto – nei Lombardi-Ricucci-La Torre.

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