Mafia Gargano, armi del clan nascoste in una scuola. Quella confidenza la sera prima della strage di San Marco: “Domani vado ad Apricena con Mario”

Le conversazioni tra Caterino e Palena intercettate dagli investigatori. Mentre spuntano dettagli sulle ultime ore di vita di Matteo De Palma, cognato del boss Romito, ucciso nel giorno del suo compleanno

Armi da nascondere, piani malavitosi e persino una strage di mafia sullo sfondo. Di tutto ciò e molto altro ancora si discuteva in un istituto scolastico, l’ITC Toniolo di Manfredonia. Sembra paradossale ma le carte giudiziarie sull’agguato di San Marco in Lamis del 9 agosto 2017 raccontano anche questo e fanno emergere scenari sempre più lugubri.

Al centro della scena il manfredoniano Giovanni Caterino, 39enne ritenuto basista della strage per conto del clan dei montanari Li Bergolis-Miucci. Con lui il 49enne Luigi Palena. Entrambi furono arrestati ad ottobre 2018, il primo con l’accusa di aver partecipato all’agguato pedinando l’auto del boss Romito, il secondo in manette per aver detenuto una pistola per conto dell’amico. In “Romanzo Criminale”, il libro del magistrato Giancarlo De Cataldo che ha ispirato serie tv e film, la Banda della Magliana utilizzava i locali del Ministero della Salute per nascondere il proprio arsenale mentre la malavita garganica si serviva di una scuola, grazie alla complicità del titolare del bar dell’istituto in questione.

In una conversazione captata in via Barletta presso l’ITC Toniolo, “luogo di lavoro di Palena”. Caterino si appartò per dialogare con l’amico. “Dopo aver interloquito in relazione ai lavori che Palena avrebbe dovuto fare – scrivono gli inquirenti – Caterino gli chiese se ‘quella cosa tutto apposto?’. Palena rispose in modo affermativo, lasciando intendere che aveva la disponibilità di qualcosa consegnatagli da Caterino: “Sì, da quando…”. “Io poi devo venire che la devo pulire…”, rispose Caterino. Stando agli investigatori, “emerge che Caterino avesse lasciato un’arma presa a Cerignola a Palena. Accortezza dettata dal fatto che Caterino sentiva su di lui le attenzioni degli organi investigativi e pertanto non poteva correre il rischio di detenere personalmente l’arma ma averla comunque disponibile all’occorrenza”.

Nel giorno della prima udienza del processo sulla strage di San Marco in Lamis, starebbe assumendo un ruolo sempre più centrale nelle indagini proprio Luigi Palena. L’uomo, nonostante il reato marginale rispetto all’inchiesta principale, è ancora in carcere, detenuto ad Avellino. Si trova invece a Bari, Giovanni Caterino, presunto basista del commando armato che uccise il boss Mario Luciano Romito, il cognato Matteo De Palma e i contadini Aurelio e Luigi Luciani. Stamattina Caterino era in tribunale a Foggia per la prima udienza.

Fa abbastanza effetto immaginare piani sanguinari all’interno di una scuola. Ma le carte dell’inchiesta sono eloquenti. Conversazioni su armi e stragi di mafia all’interno delle attività sulle quali Palena gode di concessioni da molti anni.

Ma negli ultimi giorni, le attenzioni degli inquirenti si starebbero concentrando notevolmente sulle attività dell’uomo, al quale sono riconducibili il bar all’interno dell’istituto tecnico “Toniolo” e una nota paninoteca all’aperto di Siponto. Concessioni sulle quali dovranno esprimersi l’attuale commissario prefettizio Vittorio Piscitelli e il prefetto di Foggia Raffaele Grassi, in quella Manfredonia sempre più vicina allo scioglimento per mafia dell’ente comunale.

Nelle carte degli inquirenti spunta una forte vicinanza tra Luigi Palena e Giovanni Caterino, due uomini che fino al giorno dell’arresto, avvenuto a ottobre 2018, erano quasi del tutto estranei alle dinamiche criminali del Gargano. In un’occasione, Palena invitò Caterino ad andare la mattina seguente a scuola da lui.

Riportiamo alcuni stralci estrapolati dagli incartamenti giudiziari.

Palena: “Ora me ne posso andare, allora? Domani ti aspetto a scuola?”

Caterino: “Si, si, si…”

Palena: “Vieni… che facciamo mettere le telecamere davanti…”, disse col timore che gli inquirenti potessero piazzare cimici sul suo posto di lavoro.

Caterino: “Ormai sono diventato una bomba atomica… ma mó. È stato il colmo, mó…”

Gli inquirenti scrivono: “Palena e Caterino si allontanano a bordo dell’auto del primo, nella quale si trova anche la moglie di Palena. All’interno del veicolo, Caterino fa nuovamente riferimento al fatto che si sente perseguitato dalle forze dell’ordine e dice che anche a Cerignola, presso l’officina meccanica di un amico a nome Michele, ci sono le telecamere e lo stesso amico gli ha riferito di andarsene e non tornare più. Caterino aggiunge che si sente agitato e si fa preparare le tisane dalla mamma. Caterino dice che le tisane ti addormentano lo stomaco, mentre la mente no”.

Caterino: “Adesso gli sto facendo tutti giorni da scuola… Tutti i giorni… Tutti i giorni, tutti giorni, io non mi preoccupo di me… A me… Se vengono da me, mi prendono, mi impacchettano, fanno quello che devono fare… Non ti preoccupare… Io mi preoccupo delle cose loro… Ancora iniziano a dire stupidaggini… uagliù ancora vi mette in una stanza e cominciate a dire: Giovanni mi ha detto questo…”

Ucciso nel giorno del suo compleanno

Alle “riunioni” a scuola si aggiunge un altro dettaglio che potrebbe dare un deciso scossone a tutta l’inchiesta. Stando a fonti investigative, nella paninoteca di Palena passò la sua ultima serata in vita Matteo De Palma, accompagnato dalla moglie nonché dalla coniuge del boss Romito. De Palma era lì per festeggiare il suo compleanno, celebrato proprio alla mezzanotte del 9 agosto, giorno dell’agguato mortale di San Marco in Lamis. Proprio in quella circostanza, De Palma avrebbe detto ai presenti, Palena incluso, che la mattina seguente avrebbe dovuto sbrigare una faccenda riguardante la compravendita di un’auto. “Non posso fare troppo tardi, domani mattina devo andare ad Apricena con Mario”, rispondendo a Palena che lo esortava a trattenersi ancora. L’uomo, nato il 9 agosto 1973, fu trucidato nel giorno del suo compleanno.