Si chiama “Sebben che siamo donne” e prende il nome da un antico canto di lotta delle mondine. Ma dietro a quelle parole c’è molto più di un simbolo: c’è un progetto concreto, attivo da febbraio 2025, ideato dalla Cooperativa Sociale Pietra di Scarto di Cerignola e sostenuto dalla Chiesa Valdese con i fondi dell’Otto per Mille. Un’iniziativa rivolta a donne in condizioni di fragilità e disagio socioeconomico, che mira a trasformare il lavoro in uno strumento di autodeterminazione, crescita personale e speranza.
“Per noi i diritti e la giustizia sociale non sono slogan, ma un’urgenza quotidiana”, spiega Pietro Fragasso, presidente della cooperativa, che dal 1996 lavora sul territorio nel segno dell’inclusione. “La nostra storia ci insegna che il recupero sociale passa anche e soprattutto dalla dignità del lavoro. Ed è ancora più importante quando si parla di donne, spesso doppiamente ferite: come persone e come lavoratrici”.
Le attività: formazione, impresa e trasformazione agricola
Grazie al finanziamento della Tavola Valdese, sono state attivate due borse lavoro dedicate a un percorso formativo “on the job” che abbraccia sia la coltivazione agricola, sia la trasformazione agroalimentare. Il tutto all’interno del Laboratorio di Legalità “Francesco Marcone”, bene confiscato alla mafia e rigenerato dalla cooperativa, dove si coltivano pomodori, ortaggi, uva e frutta, e dove si produce ogni estate una pregiata linea di conserve, distribuite in tutta Italia.
Le due donne coinvolte, identificate nel progetto come Y. e X., saranno accompagnate in un percorso di empowermentche punta non solo a dotarle di competenze professionali, ma anche a rafforzarne la consapevolezza, l’autostima e la capacità di affrontare il mondo del lavoro con fiducia. Non mancheranno corsi per la sicurezza, formazione per alimentaristi e persino un modulo sull’autoimprenditorialità, per immaginare nuove strade da percorrere anche in autonomia.
Un simbolo di riscatto per tutta la comunità
“Realizzare un’esperienza del genere su un bene confiscato alla mafia è un gesto potente – sottolinea ancora Fragasso – perché restituisce a Cerignola non solo uno spazio, ma un’anima. Questo territorio non è solo terra di mafia: è la terra di Giuseppe Di Vittorio, è culla del diritto del lavoro, è un luogo dove i sogni si possono ancora coltivare”.
Non è un caso che tra le donne accolte nei percorsi della cooperativa ci siano, dal 2021, anche persone provenienti da realtà come il Centro Antiviolenza “Titina Cioffi”, dall’Ufficio Welfare del Comune o dallo Sportello della Caritas Diocesana. Un lavoro di rete, che punta a garantire dignità e futuro a chi è stato messo alla prova, ma non ha mai smesso di lottare.
Un nuovo canto di libertà
“Sebben che siamo donne” non è solo un progetto, è un messaggio: rivendicare il proprio diritto ad esistere, oltre gli schemi, oltre i ruoli imposti. “Imparare a potare una pianta o a produrre una passata di pomodoro significa raccontare una nuova storia di sé – conclude Fragasso – una storia dove la fragilità non è un ostacolo, ma un valore da cui ripartire”.
E in questo viaggio collettivo, in cui si cammina al passo con chi ha più difficoltà, la meta è chiara: giustizia sociale, e con essa, la felicità.













