Anche se si sta per votare per il primo turno, tutti a Manfredonia guardano già al 23 giugno, ovvero alla data del ballottaggio. E opinione diffusa sta nel fatto che Ugo Galli e Domenico La Marca potrebbero addirittura permettersi il lusso di poter tenere a debita distanza, se non addirittura ignorare, le inevitabili lusinghe – e pretese – degli altri due contendenti che uscirebbero di scena il 10 giugno, ovvero Antonio Tasso e Vincenzo Di Staso.
Il primo. L’ex deputato, ex 5stelle ora di nuovo tale, ex Maie, ex Coraggio Italia, ma da sempre molto attivo nel tennis-tavolo, si proporrà certamente a entrambi e chiederà per sé almeno un assessorato, presumibilmente il turismo. Ufficialmente lo smentirà ma chi lo conosce bene sa che l’obiettivo, fallita la corsa a primo cittadino, sarà comunque quello di entrare nella nuova giunta, di qualunque colore sia. Lui stesso ha smentito ogni ipotesi di accordo con il centrosinistra e sempre lui ha attaccato direttamente Galli, ma è certo che qualunque percentuale dovesse raggiungere tenterà di restare a galla. Anche nel caso il prossimo sindaco ci dovesse cascare resta il tema dell’affidabilità del parlamentare ex commerciante di dischi e cd, nonché disc jockey negli anni novanta. Molti ricorderanno che per mesi ha proposto alla città la candidata sindaca Giulia Fresca, che lui non lesinava di presentare come la vera salvatrice della città, quasi in odore di santità. Anche davanti a critiche preventive, rispetto ad esempio al tema del suo passato professionale fino alla residenza in Calabria, Tasso era capace di alzare la voce in modo veemente per difendere la sua pupilla, salvo poi arrivare ai ferri cortissimi, quando – praticamente il giorno dopo le elezioni – la Fresca aveva salutato tutti. A questo punto Tasso, duramente in pubblico e assai più duramente in privato, ha attaccato la Fresca senza pietà lasciando esterrefatti gli elettori che pure avevano dato fiducia a entrambi. E molti si sono chiesti quanto, quel parlamentare dai più maligni apostrofato tra i ‘vincitori della celebre lotteria del 2018’, sia stato realmente avveduto nei giudizi e nelle valutazioni politiche, dato che la candidata era stata sì proposta da Italo Magno, ma lui l’aveva fatta propria senza riserve e prudenze di sorta. Insomma, Tasso è affidabile politicamente? La risposta che La Marca e Galli si sarebbero già dati è che l’eventuale quanto probabile scarso risultato del 10 giugno risolverebbe il problema alla radice: con lui nessuna trattativa.
Il secondo. Su Vincenzo Di Staso non c’è molto da dire, se non che Gianni Rotice se non altro abbia saputo scegliere tra i suoi quello che lo avrebbe meglio rappresentato. E Di Staso lo ha fatto e lo sta facendo come meglio può, con l’esperienza amministrativa compiuta, sebbene breve. Anche in questo caso, però, gli scommettitori sostengono che al pari di Tasso il frontman del sindaco uscente raccoglierebbe ben poco presso gli elettori sipontini, giusto quel che resta dello scarso consenso che peraltro aveva lo stesso Rotice. Non dimentichiamo che al primo turno del 2021 i due maggiori suffragati – Rotice e Gaetano Prencipe – non andarono oltre il 25%. Ben poca cosa per una città di oltre 50mila abitanti. Il ballottaggio, dunque, nonostante il primo turno sia alle porte sembra sempre più definito. La partita vera inizierà martedì 11 giugno. E se la giocheranno solo in due.












