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Home - “Quello doveva morire perché voleva uccidere Scirpoli”. Pentito conferma il potere del nuovo boss garganico

“Quello doveva morire perché voleva uccidere Scirpoli”. Pentito conferma il potere del nuovo boss garganico

Di Francesco Pesante
15 Settembre 2023
in Inchieste
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Ennesima bomba del pentito di Mattinata, Andrea Quitadamo detto “Baffino junior” sentito nelle scorse ore nel processo “Omnia Nostra” contro il clan Lombardi-Scirpoli-Raduano. Dopo aver rivelato vicende scottanti ai pm della Dda, Quitadamo ha continuato a raccontare la mafia garganica anche durante il controesame del pool difensivo. Da una località protetta, il collaboratore di giustizia si è soffermato su Francesco Scirpoli, capo dell’organizzazione criminale dopo gli omicidi di Mario Luciano Romito e Pasquale Ricucci detto “Fic Secc” e dopo la condanna all’ergastolo di Matteo Lombardi alias “A’ Carpnese”.

Come già anticipato, Quitadamo si è autoaccusato di quattro omicidi incentrandosi su quello di Bartolomeo Bisceglia, un muratore ammazzato nel 2014 proprio a Mattinata. Incalzato dal giudice, “Baffino junior” avrebbe affermato che il clan era intenzionato ad eliminare Bisceglia perché quest’ultimo voleva uccidere Francesco Scirpoli. Una notizia che confermerebbe il ruolo di primo piano del “lungo”, fratello di Libera Scirpoli, ex segretaria del Pd di Mattinata nonché compagna del sindaco di Manfredonia, Gianni Rotice. 

Francesco Scirpoli, un tempo luogotenente di Mario Luciano Romito, sarebbe ormai il capo del clan, come evidenziato dallo stesso “Baffino junior”, in contrapposizione – a meno di possibili accordi di non belligeranza – con i montanari Li Bergolis-Miucci-Lombardone guidati dal reggente Enzo Miucci detto “U’ Criatur”. Pochi mesi fa la famiglia di Scirpoli si è unita al cordoglio per la morte di Frattaruolo, storicamente legato ai Li Bergolis.

Quitadamo ha poi ribadito di aver deciso di collaborare con la giustizia solo per garantire un futuro migliore ai propri figli, non perché temesse di essere ammazzato. Il pentito avrebbe operato, per diversi anni, soprattutto sul territorio di Mattinata dove vendeva droga insieme al fratello Antonio “Baffino” (anche lui pentitosi) e a Francesco Notarangelo detto “Natale”, tutti imputati in “Omnia Nostra”. Avrebbe anche rivelato che a vendere il “fumo” ci pensava Matteo Lombardi e che gli spacciatori dovevano pagare tangenti di 1500 euro per immettere stupefacenti sulla piazza.

Successivamente è tornato sul progetto di eliminare “Roberto Della Montagna” (si dovrebbe trattare di Roberto Prencipe), ritenuto dal clan di Scirpoli responsabile dell’agguato mortale a Pasquale Ricucci nel 2019. L’omicidio sarebbe stato programmato più volte, ma mai attuato per cause indipendenti dalla volontà dei boss.

E poi ancora, l’omicidio a Vieste di Omar Trotta ucciso nel suo ristorante: “Questa storia mi è stata riferita da mio fratello”, avrebbe spiegato Quitadamo. Per l’uccisione di Trotta ci sono ben cinque sospettati: il boss di Vieste Marco Raduano, desideroso di vendicare il cognato Gianpiero Vescera, i suoi bracci destri Gianluigi Troiano e Danilo Della Malva, il sanseverese Angelo Bonsanto e Antonio Quitadamo.

Incalzato sul traffico di droga e sulle estorsioni, il pentito avrebbe fornito altri dettagli particolari: “La droga e il fumo ci venivano consegnati alcune volte personalmente, altre volte nascosti in un secchio all’uscita dalla galleria di Mattinata. Mentre riguardo al racket avrebbe ammesso che molti imprenditori di Mattinata ne sarebbero stati vittima”. (In foto, Scirpoli e Bisceglia; a destra, Quitadamo)

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Tags: Scirpoli
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