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Home - Lavoravano senza pause e a mani nude, chiamati “bestie” dagli aguzzini. Le carte e i nomi di “Caronte”

Lavoravano senza pause e a mani nude, chiamati “bestie” dagli aguzzini. Le carte e i nomi di “Caronte”

Di Redazione
8 Febbraio 2023
in Inchieste
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Sono stati rintracciati nel loro paese i due presunti “caporali” senegalesi destinatari della misura cautelare in carcere nell’ambito dell’operazione “Caronte”. In queste ore i carabinieri hanno avviato le pratiche per l’internazionalizzazione del provvedimento. I due africani sono Mor Sarr, 50enne domiciliato a Borgo Mezzanone e Sory Camara, 37enne anche lui “di casa” nella baraccopoli di Manfredonia. Il gip ha inoltre disposto il sequestro preventivo di due aziende agricole: la ‘Agrigold’ di Trinitapoli (Bat) e la ‘Regina Agricola’ di Zapponeta (Foggia), il cui fatturato annuo – secondo gli inquirenti – raggiunge circa 10 milioni di euro.

Ieri mattina i carabinieri della Compagnia di Manfredonia e del Comando Carabinieri per la tutela del lavoro – N.I.L. di Foggia, hanno dato esecuzione, a Manfredonia, Zapponeta, Matera e nella provincia Monza Brianza, ad un’ordinanza applicativa di misura cautelare personale a carico di 13 persone (2 carcere, 5 arresti domiciliari, 2 divieti di dimora e 4 misure interdittive) per intermediazione illecita, sfruttamento del lavoro, impiego di lavoratori stranieri privi del permesso di soggiorno.

Gli altri coinvolti, oltre ai due senegalesi, sono Matteo De Feo di Zapponeta, 57 anni, Berardino Capocchiano di Manfredonia, 58 anni, Franco Pastore di Zapponeta, 51 anni, Angelo De Feo di Zapponeta, 24 anni e Ruggero De Feo, sempre di Zapponeta, 51 anni.

Altre nove persone, per un totale di 16 indagati, risultano sotto inchiesta nell’ordinanza del gip Protano. Proprio dalle carte emerge l’esistenza di un “accordo” tra i rappresentanti delle imprese e il “caporale” Sarr, per la raccolta a mano dei pomodori. Il “patto” prevedeva che ogni bracciante dovesse “riempire in 8 ore di lavoro almeno 56 cassette” di prodotto. Nel caso di mancato obiettivo “il lavoro sarebbe continuato fino al raggiungimento delle 56 cassette, ma il lavoro svolto oltre le 8 ore non sarebbe stato conteggiato ai fini della quantificazione della retribuzione; se invece nelle 8 ore fossero state riempite più di 56 cassette, per ognuna in più il ‘caporale’ Sarr avrebbe percepito 80 centesimi”.

“I lavoratori – riporta il gip – venivano impiegati per un periodo superiore alle ore 6:30 giornaliere, in contrasto con il CCIL ed il CPL, oltretutto senza che fosse loro consentito di fruire di pause nel corso della giornata e senza riconoscere agli stessi la retribuzione per l’orario di lavoro stra- ordinario, come già indicato al capoverso che precede”.

Praticamente inesistente la sicurezza sui luoghi di lavoro: “In accordo con i rappresentanti delle imprese, il caporale’ agiva in costante violazione delle norme in materia di sicurezza e igiene nei luoghi di lavoro; i lavoratori venivano impiegati senza essere sottoposti a visita medica e senza alcuna informazione e formazione sui rischi. Inesistenti anche i dispositivi per la prevenzione degli infortuni quali guanti e scarpe, necessari allo svolgimento delle mansioni. Venivano impiegati anche lavoratori ‘in nero’ tra cui migranti ‘clandestini’ nel territorio nazionale”. Le aziende avrebbero “sottoposto i lavoratori a condizioni di sfruttamento ed approfittando del loro stato di bisogno”, evidenzia il gip.

I migranti erano bersaglio anche di pesanti insulti: “I lavoratori – si legge infine nell’ordinanza – erano sottoposti a condizioni di lavoro e ad un metodo di sorveglianza degradante ed opprimente“. Nei loro confronti venivano usate anche “espressioni lesive della dignità personale”, tra queste parole come “ricchione” e “bestie”.

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Tags: Caronte
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