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Home - Fiumi di cocaina a Foggia, al processo “Game Over” si riapre il confronto su pentiti e intercettazioni

Fiumi di cocaina a Foggia, al processo “Game Over” si riapre il confronto su pentiti e intercettazioni

In aula nuove richieste istruttorie delle difese: al centro le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia e una consulenza fonica contestata dall'accusa

Di Francesco Pesante
17 Luglio 2026
in Cronaca, Foggia
Rocco Moretti e il nipote Rocco junior

Rocco Moretti e il nipote Rocco junior

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Prosegue con l’audizione dei testi a discarico la tranche foggiana del processo “Game Over”, che vede alla sbarra 19 imputati, tra cui il boss Rocco Moretti detto “il porco”, capo storico della “Società”, oggi 76enne, e il nipote di 29 anni Rocco Moretti junior, accusati a vario titolo di traffico e spaccio di cocaina aggravati dal metodo mafioso.

Nel corso dell’ultima udienza è stata avanzata la richiesta di sentire nuovamente i collaboratori di giustizia Ciro Francavilla, Giuseppe Francavilla e Carlo Verderosa, limitatamente a quanto eventualmente a loro conoscenza su una presunta estorsione contestata ad Antonio Salvatore detto “Lascia Lascia”. Il pubblico ministero della Direzione distrettuale antimafia di Bari si è opposto, evidenziando che i tre erano già stati esaminati in precedenti udienze. Il tribunale si è riservato di decidere.

L’accusa di estorsione e la Fiat 500

La richiesta riguarda uno dei capi d’imputazione contestati ad Antonio Salvatore, ritenuto uno dei presunti promotori dell’accordo tra il clan Sinesi-Francavilla e il gruppo Moretti per il controllo del traffico di cocaina in città. Secondo l’accusa, avrebbe costretto un debitore a consegnargli una Fiat 500 come pagamento per una partita di droga non saldata.

Sulla stessa contestazione è stato ascoltato un poliziotto che aveva effettuato un controllo sull’utilitaria. Il teste ha riferito che alla guida dell’auto non vi era l’imputato, bensì un altro cittadino foggiano, circostanza che la difesa ritiene incompatibile con la ricostruzione accusatoria relativa al possesso del veicolo.

La perizia fonica sul caso Carella

Nel corso dell’udienza è stata affrontata anche la posizione di Bruno Carella, accusato di aver acquistato circa 50 grammi di cocaina il 31 gennaio 2017 da Alessandro Scopece detto “Cinghiale” ucciso in un agguato mafioso l’11 luglio 2022 in via Lucera.

Un consulente fonico della difesa ha sostenuto che la voce intercettata durante una conversazione nella quale si parla del rifornimento di cocaina non apparterrebbe all’imputato. L’accusa si fonda infatti su alcune brevi conversazioni nelle quali un interlocutore fa riferimento alla droga utilizzando espressioni ritenute dagli investigatori compatibili con una cessione di stupefacente. La difesa contesta questa ricostruzione e sostiene che Carella non sia la persona intercettata.

A settembre altri testi a discarico

Il processo riprenderà a settembre con l’audizione di ulteriori testimoni indicati dalle difese, tra cui tre imputati già condannati nel procedimento celebrato con rito abbreviato.

Tra le posizioni ancora al vaglio del tribunale vi è anche quella di Ciro Carretta, accusato di aver ricevuto cocaina da destinare allo spaccio. L’imputato ha sempre respinto ogni addebito, sostenendo di aver sempre svolto un’attività lavorativa regolare, di non aver mai spacciato e di non conoscere gli altri imputati.

La linea difensiva punta inoltre sulla possibile esistenza di un caso di omonimia. In alcune intercettazioni compare infatti il nome “Ciruzzo Carretta”, ma secondo la difesa il riferimento sarebbe a un’altra persona con lo stesso cognome, circostanza che verrebbe confermata dall’elenco degli spacciatori sequestrato durante le indagini, nel quale il nome dell’imputato non comparirebbe.

L’inchiesta sul monopolio della cocaina

L’indagine “Game Over”, culminata nel blitz del 24 luglio 2023 con 82 arresti, ipotizza che la Società foggiana imponesse a grossisti e spacciatori di acquistare cocaina esclusivamente attraverso i clan, a prezzi e quantitativi prestabiliti.

Secondo la Direzione distrettuale antimafia di Bari, ogni mese nel capoluogo dauno sarebbero stati distribuiti circa 10 chilogrammi di cocaina, equivalenti a oltre 50mila dosi, per un giro d’affari stimato in circa 200mila euro mensili.

Il procedimento originario, con 85 imputati e 100 capi d’accusa, è stato suddiviso in quattro tronconi processuali: uno definito con patteggiamento, uno celebrato con rito abbreviato che ha portato in primo grado a 58 condanne e cinque assoluzioni, successivamente rideterminate in appello, e due processi ordinari ancora in corso davanti al Tribunale di Foggia.

Chi sono gli imputati del processo in corso a Foggia

Davanti al Tribunale di Foggia sono imputate 19 persone, tutte accusate, a vario titolo, di traffico di stupefacenti, episodi di spaccio e, in un caso, anche di estorsione aggravata. Tra gli imputati figurano Rocco Moretti, ritenuto dagli inquirenti uno dei vertici della Società foggiana, il nipote Rocco Moretti junior e Antonio Salvatore, detto “Lascia Lascia”, nei cui confronti è contestato anche un episodio di estorsione. Completano il quadro processuale Francesco Battiante, Nicola Cannone, Ciro Carretta, Francesco Carretta, Francesco Compierchio, Michele Consalvo, Pasquale Portante, Francesco Roma, Antonio Spiritoso, Giuseppe Spiritoso, Pasquale Vacca, Ciro Albanese, Bruno Carella, Filippo Ciavarella, Vincenzo Fratepietro e Antonio Valentino.

Tutti gli imputati hanno respinto le accuse formulate dalla Direzione distrettuale antimafia e si dichiarano estranei ai fatti contestati. Gran parte di loro è detenuta e segue le udienze del processo in videocollegamento dagli istituti penitenziari in cui è ristretta, mentre gli altri sono presenti nell’aula del Palazzo di giustizia di Foggia.

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Tags: Antonio SalvatoreBruno CarellaCocainaDda BariFoggiagame overmafiaprocessoRocco Morettisocieta foggiana
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