Doveva rappresentare una svolta storica nella lotta all’inquinamento del Mediterraneo, trasformando migliaia di pescatori italiani nei primi custodi del mare. Quattro anni dopo, però, la legge SalvaMare resta in larga parte bloccata. Approvata definitivamente nel maggio del 2022 con la legge n. 60, avrebbe dovuto consentire ai pescherecci di riportare a terra la plastica e gli altri rifiuti recuperati accidentalmente durante le attività di pesca. Un principio semplice, ma che ancora oggi fatica a tradursi in pratica.
Nei principali porti del Gargano, a partire da Manfredonia, gli operatori del settore attendono ancora che il sistema diventi pienamente operativo.
Una legge nata per eliminare un paradosso
Prima dell’approvazione della SalvaMare, i pescatori che recuperavano rifiuti con le reti si trovavano davanti a un paradosso: riportarli in porto poteva esporli a contestazioni legate alla normativa sui rifiuti, oltre ai costi di conferimento e smaltimento.
La legge ha eliminato questo ostacolo, riconoscendo i rifiuti accidentalmente pescati come “rifiuti accidentalmente pescati” e prevedendo un sistema dedicato per il loro conferimento senza oneri per gli operatori.
Per rendere effettiva la riforma, però, erano necessari una serie di decreti attuativi ministeriali destinati a disciplinare gli aspetti organizzativi e tecnici del nuovo sistema.
I decreti attuativi ancora mancanti
Proprio su questo fronte si è accumulato il ritardo che continua a rallentare l’applicazione della norma.
Tra i provvedimenti più attesi vi sono quelli relativi all’organizzazione delle isole ecologiche portuali, alla gestione dei rifiuti raccolti in mare e alle modalità operative per consentire ai pescatori di conferire il materiale recuperato.
Senza questi strumenti, una parte significativa della legge resta sostanzialmente inapplicata e gli obiettivi fissati dal legislatore continuano a rimanere sulla carta.
L’attesa nei porti del Gargano
Nei porti del Gargano la situazione viene osservata con crescente preoccupazione.
A Manfredonia, così come negli altri principali scali della costa, i pescatori attendono da anni che vengano completati gli adempimenti necessari per rendere pienamente operativo il sistema previsto dalla legge.
Una situazione che, secondo gli operatori del settore, rallenta un percorso che avrebbe potuto contribuire in modo significativo alla riduzione dei rifiuti presenti nei fondali del Mediterraneo.
Marevivo Puglia: “Ogni giorno di ritardo pesa sul mare”
A rilanciare il tema è Marevivo Puglia, che torna a chiedere al Governo un’accelerazione sull’emanazione dei decreti attuativi.
Secondo l’associazione, ogni ritardo produce conseguenze dirette sull’ambiente marino.
Ogni giorno in cui la legge rimane incompleta, sottolinea Marevivo, tonnellate di microplastiche e macroplastiche continuano a danneggiare la fauna marina e a entrare nella catena alimentare. Per questo l’associazione considera inaccettabile che una norma approvata all’unanimità dal Parlamento rischi di restare inefficace a causa dei ritardi burocratici, chiedendo che venga finalmente resa pienamente operativa.









