La notte, la musica, le discoteche affollate. Per migliaia di giovani rappresentavano semplicemente luoghi di svago. Per la mafia foggiana e garganica, secondo numerose inchieste della Direzione distrettuale antimafia, quei locali avrebbero rappresentato molto di più: occasioni di guadagno, strumenti di controllo del territorio e, in alcuni casi, veri e propri investimenti economici.
Le recenti operazioni contro la batteria Sinesi-Francavilla e quelle che hanno colpito i gruppi della Società foggiana hanno riportato sotto i riflettori due nomi simbolo della movida cittadina: la discoteca Domus e il Replay Club. Ma le carte giudiziarie raccontano una storia che parte da molto più lontano e che coinvolge anche altri locali storici come l’Histoire di Foggia e il Villa Hermosa di Manfredonia.
La Domus e la guerra per gli incassi
L’ultimo capitolo emerge dall’ordinanza della DDA di Bari che ha portato all’arresto di sei persone, tra cui i fratelli Antonello ed Emiliano Francavilla, Daniele Barbaro, Alessandro Moffa e Ivan Narciso.
Secondo gli investigatori, la nota discoteca Domus non sarebbe stata soltanto un’attività commerciale, ma una delle fonti economiche finite al centro degli equilibri interni della batteria mafiosa.
Nelle intercettazioni riportate nell’ordinanza, Daniele Barbaro sostiene di aver sottratto ai Francavilla la gestione economica collegata al locale, destinando i proventi non a sé stesso ma al mantenimento di affiliati detenuti.
“Questi soldi qua noi li dobbiamo mandare ai carcerati”, è il principio che emerge ripetutamente nelle conversazioni analizzate dalla procura.
Per la Direzione distrettuale antimafia, la vicenda della Domus rappresenta uno degli esempi più significativi del sistema di autofinanziamento della presunta organizzazione mafiosa e delle tensioni nate tra i diversi gruppi criminali per il controllo delle risorse economiche.
Replay Club, il racket della movida
Un altro locale simbolo della notte foggiana compare nell’inchiesta che ha portato ad un recente blitz contro la Società foggiana.
Le carte raccontano il presunto sistema estorsivo ai danni del gestore del Replay Club di via Trento.
Secondo la procura, il titolare sarebbe stato costretto a confrontarsi con richieste di denaro provenienti da due diversi gruppi criminali.
Da una parte i cugini Perdonò, dall’altra il gruppo riconducibile a Francesco “Stuppin” Abbruzzese e ai fratelli Alessandro e Pasquale Moffa.
Gli investigatori ricostruiscono la richiesta di una tangente mensile di 400 euro, che, secondo l’accusa, sarebbe dovuta servire al mantenimento degli affiliati detenuti e alla ripartizione delle somme tra diverse batterie della Società foggiana.
Nelle intercettazioni il gestore prova a spiegare le difficoltà economiche del locale, ma la risposta degli interlocutori rimane invariata: “400 euro al mese è poco”.
Per la DDA, le modalità delle richieste evocavano chiaramente il peso intimidatorio della criminalità organizzata sul territorio.
L’Histoire, la discoteca attribuita al clan Moretti
Molto prima delle più recenti operazioni, un altro storico locale della movida foggiana era già finito nelle carte giudiziarie.
Si tratta dell’Histoire di via Napoli, per anni una delle discoteche più frequentate della città.
Secondo il provvedimento di sequestro patrimoniale nei confronti del boss Rocco “U’ purk” Moretti, il capomafia avrebbe investito capitali illeciti anche nel settore dell’intrattenimento, gestendo proprio quella discoteca.
Le dichiarazioni del collaboratore di giustizia Carlo Verderosa indicano come gestori di fatto Pasquale Moretti, il figlio Rocco Jr., Leonardo Chiarelli e Nicola Valletta, tutti ritenuti vicini al clan.
Per anni, migliaia di giovani hanno frequentato il locale senza immaginare che, secondo la ricostruzione degli investigatori, quella struttura sarebbe stata direttamente riconducibile alla famiglia Moretti.
Il Villa Hermosa e il potere dei montanari
Anche il Gargano presenta una storia simile.
Nelle inchieste sulla mafia dei montanari compare infatti il nome del Villa Hermosa, storica discoteca di Manfredonia inaugurata nel 1995.
Secondo gli atti giudiziari, il locale sarebbe stato gestito da Michele Santoro, detto “Mangiafave”, insieme al boss Franco Li Bergolis, uno dei vertici del clan garganico.
Per gli investigatori quel privè non rappresentava soltanto un luogo di divertimento, ma anche uno spazio nel quale venivano affrontati affari criminali, ricevuti affiliati e consolidati rapporti di potere.
La vicenda emerge nelle inchieste che hanno successivamente portato alla condanna definitiva dei principali esponenti del clan Li Bergolis-Miucci.
La movida come business criminale
Pur riferendosi a periodi storici differenti e a procedimenti diversi, le inchieste della Direzione distrettuale antimafia delineano un elemento ricorrente: l’interesse della criminalità organizzata per il settore dell’intrattenimento.
Secondo le ricostruzioni accusatorie, discoteche e locali notturni avrebbero rappresentato, di volta in volta, attività direttamente gestite dai clan, obiettivi di estorsioni o fonti di reddito utilizzate per alimentare le casse delle organizzazioni criminali e sostenere economicamente gli affiliati detenuti.
Dall’Histoire al Villa Hermosa, passando per il Replay Club e fino alla Domus, il mondo della notte compare così, a più riprese, nelle carte delle principali indagini sulla mafia foggiana e garganica, offrendo uno spaccato di come il controllo del territorio, secondo gli investigatori, si estendesse anche ai luoghi del divertimento e della socialità.










