In un territorio spesso raccontato attraverso le partenze e la fuga dei giovani verso altre regioni, c’è chi ha scelto di restare e costruire il proprio futuro a casa. È la storia di Antonio Croce, 28 anni, foggiano, che ha trasformato sacrifici e determinazione in un progetto imprenditoriale fondato su due settori in forte crescita: la piccola ricettività e il vending.
Una scelta controcorrente che rappresenta non soltanto un percorso professionale, ma anche un messaggio rivolto a una generazione che troppo spesso vede nell’emigrazione l’unica possibilità di realizzazione.
La strada fatta di sacrifici
Prima di diventare imprenditore, Antonio ha svolto diversi lavori, accumulando esperienza e risparmiando quanto possibile per realizzare il proprio obiettivo.
“Ho iniziato a lavorare facendo il magazziniere in un negozio di abbigliamento, poi ho lavorato sette anni in un mobilificio, due anni in un’azienda di Manfredonia e altri due anni come tecnico Enel. Ma il mio vero obiettivo era fare impresa”, racconta.
Un percorso tutt’altro che semplice.
“Purtroppo non avevo i soldi necessari per aprire un’attività economica. Ho dovuto fare tanti sacrifici, tutto da solo, senza l’aiuto di nessuno, perché i miei genitori si sono separati e avevano problemi economici”.
La scelta di investire a Foggia
Nonostante le difficoltà, Antonio ha deciso di non lasciare la sua città e di puntare invece sulle opportunità che il territorio poteva offrire.
Ha scelto di investire nella piccola ricettività e nel vending di nuova generazione, un settore sempre più orientato all’innovazione tecnologica e ai servizi disponibili ventiquattr’ore su ventiquattro.
“Molti miei coetanei vedono la valigia come l’unica soluzione. Io ho preferito guardare Foggia con occhi diversi. Ho visto i vuoti da colmare, i servizi che mancavano e le potenzialità commerciali di una città che ha solo bisogno di essere valorizzata”.
Una sfida per la sua generazione
Per il giovane imprenditore, la sua esperienza vuole essere anche un esempio per altri ragazzi che si affacciano al mondo del lavoro.
Troppo spesso, spiega, il racconto del territorio si concentra esclusivamente sulle criticità, trascurando invece le possibilità di crescita che esistono per chi ha idee e voglia di mettersi in gioco.
“L’opportunità migliore è spesso quella che si è capaci di inventare”, afferma.
“Il lavoro non si aspetta, si crea”
Nel suo messaggio ai coetanei non c’è spazio per la rassegnazione.
“Non aspettate il posto fisso. Il mercato del lavoro è cambiato. Foggia e la sua provincia hanno margini di crescita enormi in settori come il turismo, l’enogastronomia e i servizi digitali”.
Secondo Antonio, la vera sfida consiste nel creare un ecosistema di giovani professionisti e imprenditori capaci di sostenersi reciprocamente.
“Restare significa anche creare una rete di persone che condividano idee, competenze e opportunità. Andarsene è la strada più semplice, ma restare e costruire è la vera sfida”.
Un invito a credere nel territorio
Il suo appello finale è rivolto a tutti i giovani della Capitanata.
“Ai ragazzi della mia età voglio dire: restate, il lavoro c’è, o meglio, si può creare. Non guardate a Foggia come a un limite, ma come a una pagina bianca da scrivere. Con lo studio, il sacrificio e un pizzico di coraggio, anche qui si possono piantare radici profonde e vincenti”.
Una testimonianza che racconta un volto diverso del territorio, fatto di iniziativa, fiducia e voglia di costruire il futuro senza abbandonare le proprie origini.









