Per comprendere perché la batteria Sinesi-Francavilla cercò l’appoggio dei Li Bergolis dopo l’agguato a Roberto Sinesi bisogna partire dalle parole di Patrizio Villani.
Nelle dichiarazioni rese agli investigatori, il collaboratore non si limita a raccontare il summit tra foggiani e garganici, ma offre una descrizione del potere esercitato dal clan guidato dai montanari sul territorio del Gargano.
“Sul Gargano avevano paura di loro”
Villani spiega ai magistrati che il peso dei Li Bergolis era riconosciuto in tutta l’area garganica. Nel descrivere la forza dell’organizzazione criminale, riferisce che il nome del clan era sinonimo di timore e rispetto criminale.
Secondo il collaboratore, il controllo del territorio era tale da rendere i Li Bergolis un interlocutore indispensabile per chiunque volesse operare sul Gargano. Villani ribadisce il carisma criminale di Enzo Miucci, reggente dei montanari dopo la detenzione dei fratelli Matteo, Armando e Franco Li Bergolis, il secondo di recente tornato in libertà, il primo a breve: “È un personaggio, ha il suo carisma, la caratura criminale, famiglia Li Bergolis, a chi non fa paura sul Gargano!”
Le attività criminali del clan
Durante l’interrogatorio, Villani viene invitato a spiegare quale fosse concretamente il ruolo della cosca. La risposta è netta.
“Svolgono tutto, dalle estorsioni, omicidi, traffico di droga, come sempre, quello che hanno sempre fatto”. Parole che restituiscono l’immagine di un’organizzazione capace di muoversi contemporaneamente in diversi settori criminali.
Perché i foggiani cercarono il loro aiuto
Secondo la ricostruzione del collaboratore, fu proprio questa forza a spingere gli uomini della batteria Sinesi-Francavilla a coinvolgere i Li Bergolis dopo il tentato omicidio di Roberto Sinesi.
La presenza al summit di figure come Enzo Miucci, Giuseppe Silvestri e Matteo Pettinicchio non sarebbe stata casuale.
L’obiettivo era ottenere uomini e supporto operativo per la ricerca di Rocco Moretti, indicato dai collaboratori come il bersaglio prioritario della vendetta.
Un’alleanza che andava oltre Foggia
Le dichiarazioni raccolte dalla DDA descrivono un rapporto che andava oltre la semplice amicizia criminale.
Per Villani, i Li Bergolis rappresentavano una struttura armata e organizzata capace di intervenire anche fuori dal proprio territorio, mettendo a disposizione uomini e mezzi in favore degli alleati foggiani.
Un quadro che contribuisce a spiegare perché il summit del 2016 venga considerato dagli investigatori uno dei momenti più significativi dei rapporti tra la mafia foggiana e quella garganica.













