L’ex presidente della Regione Puglia Nichi Vendola esce dal processo “Ambiente svenduto” sul presunto disastro ambientale causato dall’ex Ilva di Taranto. Lo ha deciso il collegio della Corte d’Assise del Tribunale di Potenza, presieduto da Marcello Rotondi, durante la terza udienza dibattimentale celebrata oggi nel capoluogo lucano.
Per Vendola e altri 14 imputati è stato disposto il “non luogo a procedere per intervenuta prescrizione” relativamente ad alcuni dei reati contestati nell’ambito dell’inchiesta. Tra le accuse mosse all’ex governatore pugliese figuravano associazione per delinquere e omissione dolosa di cautele.
La richiesta dei difensori
La decisione arriva dopo che, nella precedente udienza dell’8 maggio scorso, i difensori di alcuni imputati avevano chiesto la declaratoria di estinzione di diversi reati per prescrizione. Il collegio si era riservato di decidere, pronunciandosi nella giornata odierna.
La quarta udienza dibattimentale è stata fissata per il prossimo 5 giugno.
Il processo ripartito da zero a Potenza
Il procedimento giudiziario era ripartito dall’udienza preliminare a Potenza il 21 marzo 2025, dopo l’annullamento della sentenza di primo grado disposto dalla Corte d’Assise d’Appello di Taranto, sezione distaccata di Lecce.
L’annullamento era stato deciso a causa della presenza di due giudici onorari tra le numerose parti civili costituite nel processo. La sentenza di primo grado, pronunciata il 31 maggio 2021, aveva portato a 26 condanne per complessivi 270 anni di carcere.











