È ufficiale l’interdittiva antimafia a Gianni Rotice. Si tratta di una vera e propria mazzata per l’ex sindaco di Manfredonia che nella sua carriera annovera anche un’esperienza da presidente di Confindustria Foggia ed è attualmente patron del Manfredonia Calcio. Professione edile, 57 anni, noto a tutti come “l’ingegner Gianni Rotice”, l’imprenditore sipontino vede così svanire ogni velleità di candidatura alle prossime Regionali.
Dopo il fallimento della sua amministrazione, sommersa dalle polemiche e caduta miseramente per le dimissioni di massa dei consiglieri comunali, Rotice ha intrapreso un lungo calvario culminato con l’interdittiva spiccata dalla Prefettura di Foggia, uno degli ultimi provvedimenti presi dal prefetto Maurizio Valiante prima di trasferirsi ad Ancona.
A certificare l’arrivo dell’interdittiva ci ha pensato una determina del Comune di San Giovanni Rotondo che nei giorni scorsi ha revocato “in conseguenza della sopravvenuta informativa interdittiva antimafia – si legge -, l’aggiudicazione dell’appalto di lavori di realizzazione di un nuovo asilo nido in via Perosi”. Valore dell’appalto intorno al milione di euro. Rotice, infatti, è presente in varie zone della provincia di Foggia, dal Gargano fino a comuni minuscoli dei Monti Dauni come Accadia.
A complicare la sua posizione agli occhi della Prefettura, ci ha pensato la maxi inchiesta di Manfredonia, “Giù le mani” dove è accusato di voto di scambio, una iattura per chi fa politica. Secondo la Procura di Foggia, Rotice e suo fratello Lino avrebbero chiesto voti a Michele Romito con la promessa di evitare lo smantellamento del ristorante “Guarda che Luna” in caso di vittoria elettorale. Una circostanza emersa dalle dichiarazioni dell’ex assessore ai Lavori Pubblici, Angelo Salvemini, anche quest’ultimo indagato in “Giù le mani”.
Ma i guai giudiziari dell’ex presidente di Confindustria Foggia non finiscono qui: è infatti a processo con l’accusa di omicidio colposo, un operaio morì in un suo cantiere di San Giovanni Rotondo, schiacciato da una lastra di calcestruzzo.
Gli slogan legalitari, Carbone e la fidanzata
Nonostante gli slogan legalitari quando era sindaco di Manfredonia, un Comune sciolto per mafia pochissimi anni prima, Rotice godeva del sostegno del consigliere comunale Adriano Carbone, poi condannato a un anno e 8 mesi nel processo “Omnia Nostra” contro il clan mafioso Lombardi-Scirpoli-Raduano.
Poi c’è la storia degli abusivismi nella sua villa di Siponto, ma Rotice non si dimise contrariamente ad un’assessora, costretta al passo indietro per una vicenda molto simile.
Infine, la fidanzata 43enne Libera Scirpoli, inserita dai commissari prefettizi nella relazione di scioglimento per mafia del Comune di Mattinata nel 2018. La donna, ex segretaria Pd nella “farfalla bianca” del Gargano, poi diventata coordinatrice del gruppo politico “Strada Facendo” di Manfredonia, di orientamento centrodestra, è sorella del boss Francesco Scirpoli detto “Il lungo”, ritenuto da alcuni pentiti tra i personaggi più influenti all’interno delle dinamiche criminali del Gargano. I due Scirpoli finirono insieme nell’ormai nota relazione antimafia su Mattinata anche perché indicati in società tra di loro.
Nel corso degli anni, l’ex piddina non ha mai preso seccamente le distanze dalle malefatte del fratello, da lei descritto in un’intervista come un bravo ragazzo: “Una persona normale, ma anche debole, con un carattere non tanto diverso dal mio. Adesso lavora per il Ministero degli Interni e sta studiando. Si è iscritto all’università (da detenuto, ndr) ed è entusiasta di questo”. “Il lungo” è attualmente in carcere con una condanna definitiva per l’assalto ad un blindato ed è sotto processo in “Omnia Nostra” con accuse di mafia.
Per queste e altre vicende, tutte oggettive e facilmente riscontrabili, raccontate da l’Immediato in questi anni, Rotice ha fatto partire una raffica di querele anche attraverso l’ufficio legale del Comune di Manfredonia, a spese dei cittadini.











