Su Soumahoro i dubbi della Caritas nel Foggiano. “Raccolti 16mila euro per i minori, ma nel ghetto sono pochissimi”

Da San Severo solleva il caso don Andrea Pupilla: “Non abbiamo bisogno di un sindacalista che viene da fuori, urla, fa i selfie e magari costruisce una carriera politica, soprattutto quando c’è anche un po’ di incoerenza”

Migliaia di euro raccolti per donare giocattoli in un ghetto di migranti in cui però i minori sono pochissimi, un clima di tensione nei confronti di chi vuole portare aiuti ‘dall’esterno’ da parte di persone che facevano riferimento al mondo di Aboubakar Soumahoro. A sollevare dei dubbi – e anche a lanciare qualche frecciata – contro il parlamentare di Alleanza Verdi Sinistra questa volta è la Caritas di San Severo, in provincia di Foggia, nella zona cioè dove il neo-deputato ha condotto in passato alcune delle sue più vistose battaglie per i diritti dei braccianti.

Ombre polemiche che vanno ad aggiungersi alla vicenda che coinvolge la suocera e la moglie (lui si è sempre dichiarato estraneo) finite sotto la lente della magistratura: oggetto dell’indagine la gestione di due cooperative in provincia di Latina dopo le denunce di alcuni lavoratori rimasti senza stipendio, ma si parla anche di strutture di accoglienza dove i minori avrebbero vissuto in condizioni inaccettabili. Il caso sollevato oggi dal direttore della Caritas di San Severo don Andrea Pupilla, intervistato da ‘Repubblica’, però riguarda la Puglia, lì dove proprio ieri Soumahoro è stato in visita e ha twittato un “alzarsi, resistere e andare avanti” e dove lo scorso dicembre si fece riprendere mentre portava dei regali ai bambini, vestito da Babbo Natale. Ma, afferma il sacerdote, “nel ghetto di Torretta non ci sono bambini, mentre a Borgo Mezzanone, l’insediamento oggetto del video, i bambini sono molto pochi. C’erano dunque ben pochi giocattoli da distribuire, non essendoci bambini a cui poterli donare”.

Secondo quanto riferisce don Pupilla, inoltre, ci sarebbero stati “problemi, e li abbiamo avuti anche noi, con alcune persone che facevano riferimento prima a Usb e poi a Lega Braccianti”, cioè le realtà in cui Soumahoro ha costruito la sua carriera sindacale. “Ci hanno impedito di fare corsi di italiano e scuola – prosegue -. Noi ci rechiamo a Torretta Antonacci ogni settimana per ascoltare e aiutare persone. In alcuni periodi sale la tensione, perché ci sono sempre personaggi che vengono da fuori a fomentare gli animi. E magari ci costruiscono una carriera politica sopra. Davanti a fenomeni complessi c’è bisogno di risposte corali” dice ancora, e non di “un sindacalista che viene da fuori, urla, fa i selfie e magari costruisce una carriera politica, soprattutto quando c’è anche un po’ di incoerenza. Non puoi dire a tutti che il business della solidarietà non va bene – conclude il religioso – e poi ce l’hai a casa tua”.

Proprio sulla questione di ‘casa sua’ ieri i vertici di Alleanza Verdi e Sinistra, Angelo Bonelli e Nicola Fratojanni, hanno chiesto un incontro al loro deputato “per avere elementi di valutazione che contribuiscano a fare chiarezza” perché, al netto della solidarietà personale e degli aspetti giudiziari “che saranno chiariti nelle sedi opportune”, il caso “assume anche un rilievo politico che riguarda tutti coloro che, come noi e Soumahoro, rivestono un ruolo pubblico”. E nell’imbarazzo rossoverde si insinua oggi il senatore di FI Maurizio Gasparri: “Quando ti ergi a giudice implacabile devi essere inattaccabile. E quanto sentiamo e vediamo fa emergere profili alquanto problematici. Un mondo in cui sono stranieri a sfruttare altri stranieri. Una realtà dove in tanti ghetti cresce lo sfruttamento con complicità e organizzazioni che dovrebbero chiarire il loro operato. Se Bonelli ha fatto poche verifiche prima di decidere questa candidatura – conclude l’ex ministro – si faccia una domanda e si dia una risposta”. (Ansa)

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