Fabio “il rosso” re della cocaina sul Gargano. Intascava quasi mille euro al giorno da un solo cliente

Le carte di “Doppio Zero” ricostruiscono gli affari del 38enne di San Nicandro, Fabio Fania ritenuto a capo del narcotraffico nell’area nord del promontorio. Gestiva ingenti quantità di droga

C’era “il rosso” Fabio Fania, 38 anni, a capo del narcotraffico di San Nicandro Garganico. Questo raccontano le carte di “Doppio Zero”, maxi operazione di Procura di Foggia e Guardia di Finanza contro lo spaccio di droga nel nord del promontorio. Stando alla ricostruzione dei militari, i narcotrafficanti avrebbero legami familiari con i clan Ciavarrella e Tarantino, per anni protagonisti di una faida sanguinaria. “Spettri” dal passato che tornano a spaventare il Gargano.

Fabio Fania guidava i traffici insieme al fratello 31enne Alex, entrambi figli del killer Ciro Fania, 60 anni detto “Pcozz”, tornato di recente in libertà dopo la condanna per l’omicidio di Alessandro Senisi, morto dissanguato nel 2011 dopo essere stato gambizzato a colpi d’arma da fuoco dall’assassino.

Il figlio Fabio, soprannominato “il rosso” per il colore dei capelli, avrebbe gestito per diverso tempo un intenso traffico di droga a San Nicandro, spacciando in un circolo privato, ma anche nella sua abitazione. La marijuana veniva prodotta in loco, sui terreni di San Nicandro, San Marco in Lamis e Lesina, mentre ci sono indagini in corso per individuare i fornitori della cocaina. La polvere bianca veniva spesso consumata all’interno dei circoli come documentato da un video dei finanzieri.

Fania era considerato dai suoi sodali “il numero uno”, anche perché non fumava, non beveva e non consumava la droga da vendere. Un vero professionista.

La gip Grippo parla di “gravi indizi di colpevolezza” a carico del 38enne, incastrato da un fitto sistema di videosorveglianza installato dai finanzieri: le telecamere, infatti, hanno “consentito di accertare l’attività di spaccio svolta dal Fania anche presso la sua abitazione”. È emerso che l’uomo, dal 23 dicembre 2020 al 26 maggio 2021 ha posto in essere “numerosissime cessione di cocaina all’interno del circolo di via dei Piceni ed anche presso la sua abitazione”. Gli inquirenti ritengono “centrale” il ruolo del “rosso” nell’attività di spaccio, evidenziando “la sua funzione di ‘consigliere’ degli altri indagati”.

Imponente la mole d’affari gestita da Fania: i finanzieri hanno parlato di piantagioni di marijuana del valore di 10 milioni di euro. Eppure sembra essere la cocaina la specialità di Fania. “Il 24 dicembre 2020 – scrivono gli inquirenti – Fabio Fania porta all’interno del circolo dello stupefacente da cedere; nella circostanza egli racconta in modo esplicito di provvedere quasi ogni mattina alla cessione di stupefacente per l’importo di mille euro in favore di una persona della quale non fa il nome, che si reca presso la sua abitazione, e ciò a riscontro dell’espletamento da parte del Fania di un’attività di spaccio anche presso la sua abitazione”.

Fania ripreso dalle telecamere

Fania in una conversazione intercettata: “Stai zitto che uno, tutte le mattine viene alle sette di mattina, si viene a prendere mille euro… allora io mi alzo e gliela dò. Mi disturba il sonno… oggi ha detto dammene due, domani mattina non ci vediamo, ho fatto così… Uhhhhhh!!! (risata)”.

Fania avrebbe dunque spacciato sia all’interno del circolo di via dei Piceni, che presso la sua abitazione,”a conferma – si legge – della disponibilità da parte sua di un consistente quantitativo di stupefacente, utilizzato per far fronte alla richiesta di numerosi assuntori che a lui si rivolgono (presso il circolo e presso l’abitazione) per acquistare droga. Dopo il rinvenimento delle telecamere nel circolo, Fania sposta definitivamente l’attività di spaccio presso la sua abitazione. E cosi per dare riscontro alla ipotesi investigativa secondo cui il Fania svolge la sua attività di spaccio presso la sua abitazione, viene installata una telecamera su pubblica via, per accertare la condotta di spaccio e raccogliere riscontri”.

“Dalla visione delle immagini registrate emerge in maniera univoca che l’uomo riceve, presso la sua abitazione, una serie di assuntori che rifornisce di stupefacenti. Per evitare sequestri in caso di controlli, non detiene lo stupefacente presso la sua abitazione, ma, nel momento in cui riceve la richiesta di più assuntori, si allontana, ad orari specifici, dalla sua abitazione per recarsi in un luogo e portare a casa, circa 2 minuti dopo, lo stupefacente in quantità necessaria per le cessioni che subito dopo vengono attuate”.

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