Mafia, i due boss Romito non ci sono più. La relazione conferma i nuovi assetti: al vertice c’è “A’ Carpnese”

Dopo le uccisioni dei fratelli Franco e Mario Luciano, magistratura e forze dell’ordine hanno spostato i riflettori sui volti attuali della criminalità garganica. Lo scenario viene ricostruito nel documento prefettizio sullo scioglimento del consiglio comunale di Manfredonia

La relazione sullo scioglimento per mafia del Comune di Manfredonia conferma le indiscrezioni pubblicate negli ultimi mesi da l’Immediato: la geografia del crimine sul Gargano sta cambiando radicalmente. La morte di Mario Luciano Romito, ucciso a San Marco in Lamis ad agosto 2017, ha segnato un cambio epocale negli assetti della malavita. La sua fine, dopo quella del fratello Franco nel 2009, ha di fatto azzerato l’organizzazione criminale facente capo ai due boss, identificata in modo distorto come “famiglia” da alcuni inquirenti e articolisti.

Un azzeramento che ha dato il “via libera” a nuove organizzazioni. Su tutte quella che gli stessi inquirenti chiamano Lombardi-Ricucci-La Torre, contrassegnata da vecchi sottoposti di Mario Luciano Romito. Ma, nonostante il “passaggio di consegne”, i parenti dei capimafia ammazzati continuano a pagare lo scotto di un cognome ingombrante, marchio indelebile su persone del tutto estranee ad ambienti delinquenziali.

In realtà, magistratura e forze dell’ordine hanno da tempo spostato i riflettori da ben altra parte, lo dimostra il recente arresto di Matteo Lombardi, alias “A’ Carpnese”, 49enne di Manfredonia beccato con l’accusa di aver organizzato ed eseguito l’omicidio di Giuseppe Silvestri detto “l’Apicanese”, trucidato a Monte Sant’Angelo il 21 marzo 2017. Lombardi sarebbe a capo del nuovo gruppo malavitoso, a braccetto con Pasquale Ricucci detto “Fic secc”, Antonio Renzulli e Pietro La Torre detto “U’ Muntaner”, quest’ultimo datosi alla macchia da mesi, coperto e protetto almeno dal marzo scorso; una latitanza dorata che confermerebbe la fondatezza di questo clan, forte di connivenze e saldo economicamente, tanto da permettersi la protezione di uno dei suoi vertici.

Occhio anche a Michele Lombardi, figlio di Matteo, ritenuto dagli investigatori in forte ascesa ed indicato dalla stessa relazione come una sorta di “dominus” nel mondo della marineria sipontina. Il giovane potrebbe aver preso le redini del padre detenuto a Voghera e attualmente sotto processo per l’omicidio Silvestri.

Il nuovo gruppo criminale avrebbe ereditato anche le alleanze, difatti sarebbero vicini ai viestani del clan Raduano (smantellato proprio oggi dall’operazione “Neve di Marzo”) e ai foggiani Moretti-Pellegrino-Lanza. Inoltre, gli investigatori sospettano legami tra alcuni mattinatesi del clan Lombardi-Ricucci-La Torre e il clan Brandonisio, retto dal 58enne Arcangelo Brandonisio detto “lo sfregiato”, il quale pare aver investito in alcune attività economiche del Gargano, la più rinomata una nota spiaggia balneare mattinatese dove lo stesso risiede tutta la stagione, incontrando amici.

Gli acerrimi rivali di queste compagini restano sempre i montanari Li Bergolis-Miucci guidati dai fratelli Enzo e Dino Miucci (a causa della lunga detenzione dei fratelli Franco, Armando e Matteo Li Bergolis), a loro volta alleati con i foggiani Sinesi-Francavilla e con i viestani del clan Iannoli, colpiti duramente dall’uccisione del giovane boss Girolamo Perna, morto in un agguato ad aprile scorso. I cugini Giovanni e Claudio Iannoli sono attualmente sotto processo con l’accusa di aver tentato di eliminare Marco Raduano detto “Pallone”, capo del clan omonimo, scampato ad un agguato il 21 marzo 2018, data ricorrente nella mafia garganica.

Conferme sui nuovi assetti delinquenziali emergono dalla ricostruzione dei commissari che hanno decretato lo scioglimento per mafia dell’ente comunale di Manfredonia. “I Romito, a seguito dell’uccisione di alcuni fra i suoi membri di massimo rilievo – si legge nelle carte -, hanno subito una sorta di riconfigurazione ed oggi il clan egemone è meglio identificato come Lombardi-Ricucci-La Torre”. Per ricostruire gli scenari, i relatori si rifanno all’ordinanza cautelare del 13 aprile 2019 a carico di “A’ Carpnese” e Antonio Zino, quest’ultimo arrestato insieme al boss per favoreggiamento.

“Ai vertici del clan, con base operativa in Manfredonia, vi sono Lombardi Matteo, Ricucci Pasquale e La Torre Pietro – evidenzia il documento prefettizio -. Per il comune di Mattinata sono rappresentati da Antonio Quitadamo (alias ‘Baffino’), Francesco Scirpoli (‘Il Lungo’), Francesco Notarangelo (‘Natale’) e, fino al 21 marzo 2019, data del suo omicidio, Francesco Pio Gentile detto ‘Rampino’ o ‘Passaguai'”, steso sotto casa sua con una fucilata alla schiena.

Ancora i commissari: “Nel corrente anno si è registrato un grave fatto di sangue nell’area appena descritta. Il 21 marzo 2019, a Mattinata, è stato infatti assassinato con un colpo di fucile calibro 12 il già citato Gentile Pio Francesco, alias “Passaguai”, cugino di Romito Mario Luciano, ritenuto uno dei vertici del gruppo di Mattinata per conto del clan Lombardi-Ricucci-La Torre. Il Gentile – puntualizzano nella relazione – era figlio di Maria Romito, sorella di Francesco Romito, detto ‘Ciccill u matinatese capostipite dell’omonimo clan”, morto per cause naturali nel 2010.

Il documento prefettizio segnala alcuni degli omicidi più rilevanti nell’ambito della guerra tra clan del Gargano. L’uccisione di Ivan Rosa a Monte Sant’Angelo il 19 marzo 2014, episodio finito l’anno dopo al centro della relazione di scioglimento per mafia del Comune dell’Arcangelo Michele e l’agguato mortale nei confronti di Giuseppe Silvestri detto “l’Apicanese”, il 21 marzo 2017.

“Di grande rilevanza il recentissimo arresto, operato dai carabinieri – ricordano ancora nella relazione –, nei confronti dello stesso Matteo Lombardi, ritenuto uno dei reggenti del clan Lombardi-Ricucci-La Torre e di Antonio Zino, 40enne affiliato al medesimo clan. Il Lombardi – si legge – è ritenuto mandante ed esecutore dell’omicidio, aggravato dal metodo mafioso, del predetto Silvestri, affiliato al contrapposto clan Li Bergolis-Miucci, mentre Zino è accusato del suo favoreggiamento”.

“Si segnala inoltre, con riferimento al gruppo criminale facente capo alla famiglia Pacilli (clan Li Bergolis), operante su Manfredonia, alleata e sodale del gruppo di Enzo e Dino Miucci – proseguono i commissari -, che la squadra mobile ha eseguito, nel mese di dicembre 2018, l’Operazione ‘Stirpe Criminale’ su ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip presso il Tribunale di Bari, nei confronti di 8 soggetti ritenuti partecipi di associazione per delinquere finalizzata allo spaccio di sostanze stupefacenti. Tra i destinatari della misura cautelare, vi fu anche Francesco Pio Pacilli, ritenuto al vertice della predetta organizzazione, figlio del noto Giuseppe Pacilli, intraneo al clan dei montanari”, arrestato nel 2011 dopo una lunga latitanza. Tra coloro che arrestarono Pacilli, conosciuto da tutti come “Peppe U’ Montanar”, c’era anche l’attuale prefetto di Foggia, Raffaele Grassi, all’epoca direttore della Prima Divisione dello Sco. Fu lui a coordinare le operazione di cattura del malavitoso lavorando a stretto contatto con l’allora capo della squadra mobile, Alfredo Fabbrocini. (Nelle foto, a sinistra, dall’alto, Franco e Armando Li Bergolis; Enzo Miucci e Giuseppe Pacilli; Giovanni e Claudio Iannoli; a destra, dall’alto, i due Lombardi; Francesco Scirpoli e Antonio Quitadamo; Pietro La Torre e Pasquale Ricucci; sullo sfondo, da sinistra, i luoghi degli omicidi di Gentile e Silvestri)





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