Mafia a Manfredonia, i motivi dello scioglimento. Feste politiche con uomo del clan e favori ai soliti noti

Tra le vicende al centro del commissariamento, il rapporto tra Caterino, presunto basista della strage di San Marco, ritenuto vicino al clan Li Bergolis-Miucci e l’ex vicesindaco Zingariello

Nella relazione del Ministero dell’Interno, consegnata al CdM, sullo scioglimento per mafia del consiglio comunale di Manfredonia si parla apertamente di “assidui rapporti” tra il mondo politico locale ed esponenti di rilievo della criminalità. E mentre la città si interroga sul fallimento della politica a Palazzo di Città, nel documento spuntano connivenze coi clan, concessioni ai soliti noti e assunzioni sospette: questi i temi principali alla base della decisione di commissariare il centro sipontino per i prossimi 18 mesi. 

Un provvedimento che non tiene conto di sentenze passate in giudicato ma che si basa su una serie di opacità che avrebbero macchiato l’azione amministrativa. In casi come questo, le analisi delle procure e le relazioni antimafia bastano a generare alcuni interrogativi sulla reale limpidezza di un ente comunale. Il mafioso non dovrebbe nemmeno pensare di poter interagire con gli amministratori locali; a Manfredonia, invece, ci andava insieme allo stadio.

Ingerenza della criminalità

“Riscontrate forme di ingerenza della criminalità che hanno compromesso la libera determinazione e l’imparzialità degli organi eletti nelle consultazioni amministrative di maggio 2015 e il buon andamento dell’amministrazione e del finanziamento dei servizi – si legge in uno stralcio della relazione –. In quel territorio è stata giudizialmente accertata la consolidata ingerenza di una potente famiglia malavitosa dotata di una capillare capacità di penetrazione nel tessuto economico sociale, la quale opera in stretta sinergia con la consorteria radicata in altri comuni della Provincia e segretamente con una delle cellule in cui è strutturata l’associazione di tipo mafioso comunemente denominata ‘Società Foggiana’”.

E ancora: “Le verifiche espletate hanno inoltre dimostrato le assidue frequentazioni fra il vicesindaco Salvatore Zingariello e personaggi di primo piano della criminalità garganica. Stesso vicesindaco che a seguito delle consultazioni del maggio 2015 è risultato il candidato più suffragato del Comune di Manfredonia”.

I fatti

Tra le vicende al centro dello scioglimento, c’è proprio il rapporto tra Giovanni Caterino, 39enne sipontino, presunto basista della strage di San Marco, ritenuto vicino al clan montanaro Li Bergolis-Miucci e l’ex vicesindaco Salvatore Zingariello. I due furono ritratti insieme durante la festa per i 1112 voti del politico del Pd alle Amministrative del 2015 e sugli spalti dello stadio Miramare, nel corso di una partita di calcio. 

Davanti alla torta, insieme a Zingariello e Caterino, altri volti noti della scena sipontina: su tutti Franco Ognissanti, ex consigliere regionale del Pd, poi presidente della Gestione tributi. In altra foto, il fratello di Zingariello faceva scherzosamente “le corna” a Caterino, mostrando una marcata confidenza.

In un’intercettazione che certificherebbe i rapporti tra il basista del commando armato e l’ex vicesindaco, spunta un “Mo glielo devo dire a Salvatore”, pronunciato da Caterino dopo aver saputo delle indagini antimafia in Comune.

Nella relazione anche vecchie vicende riguardanti clan ormai azzerati come i Romito. Nonostante siano stati soppiantati da tempo dal gruppo criminale Lombardi-Ricucci-La Torre, i Romito verrebbero tirati in ballo per le concessioni allo stabilimento balneare Bagni Bonobo gestito dal giovane incensurato Francesco Romito, estraneo a dinamiche criminali ma nipote di Mario Luciano Romito, ucciso a San Marco nell’agosto 2017. Inoltre, tra i soci della Biessemme, società titolare di Bagni Bonobo, figura il consigliere comunale Antonio Conoscitore, passato in Forza Italia dopo un trascorso da delegato ai rapporti con l’Agenzia del Turismo per conto della giunta Riccardi.

L’attenzione degli inquirenti sui Romito fu automatica dopo lo scioglimento del Comune di Mattinata nel marzo 2018 e del Comune di Monte Sant’Angelo nel 2015. Per fare un piccolo esempio basta pensare che proprio a Mattinata un Lsu del Comune occupava le ore lavorative facendo il pescatore e consegnando prodotti ittici al ristorante di Manfredonia “Guarda che luna”, riconducibile ai Romito e sotto sequestro ormai da mesi.

Altra motivazione dietro lo scioglimento porterebbe al mondo dei tributi. La recente interdittiva antimafia nei confronti della “Adriatica Servizi” avrebbe pesato anche su Manfredonia. La società, infatti, era attiva a Foggia, Monte Sant’Angelo e nella città del golfo; la parentela di uno dei soci con la sorella di Mario Luciano Romito e l’ombra di Trisciuoglio, boss del capoluogo dauno, avrebbero avuto un ruolo preminente nella decisione del prefetto di colpire quella realtà imprenditoriale.

E poi gli ambienti Lsu, anch’essi finiti al centro dell’attenzione soprattutto nell’azienda dei rifiuti ASE. I commissari avrebbero acceso i riflettori su alcune assunzioni avvenute in passato nella società. Infine, i reclutamenti nel Comando dei vigili urbani, nei mesi scorsi finito al centro delle cronache per l’incendio delle auto di alcuni agenti. La Commissione avrebbe aperto uno squarcio sull’operato del Comando stesso, su chi lavora all’interno e sui rapporti di parentela. (Foto in alto, il prefetto Grassi, Zingariello e Caterino)



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