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Home - “Ecco chi ha ucciso Franco Romito, Mario Francavilla e Lilino Mansueto”. I faldoni che riaprono i delitti della mafia foggiana

“Ecco chi ha ucciso Franco Romito, Mario Francavilla e Lilino Mansueto”. I faldoni che riaprono i delitti della mafia foggiana

Tra migliaia di pagine dell'inchiesta sui fratelli Francavilla emergono le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia su alcuni dei più sanguinosi omicidi della provincia di Foggia

Di Francesco Pesante
5 Luglio 2026
in Apertura, Foggia
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Le migliaia di pagine del maxi fascicolo dell’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Bari che ha colpito la batteria dei fratelli Antonello ed Emiliano Francavilla non fotografano soltanto gli assetti criminali più recenti della Società foggiana. Tra verbali, interrogatori e dichiarazioni dei collaboratori di giustizia riaffiorano infatti anche alcuni dei più misteriosi e sanguinosi omicidi della criminalità organizzata foggiana, molti dei quali, nonostante il tempo trascorso, risultano ancora privi di una definitiva verità giudiziaria.

Nelle carte consultate in esclusiva da l’Immediato compaiono le dichiarazioni dei pentiti Patrizio Villani e Matteo Pettinicchio, che ricostruiscono alleanze, tradimenti e presunti mandanti di numerosi delitti di mafia consumati tra Foggia e il Gargano.

Va precisato che si tratta di dichiarazioni contenute negli atti dell’indagine e che, allo stato, non risultano aver determinato contestazioni penali o riaperture processuali sui singoli omicidi richiamati. Le vicende citate restano dunque, sotto il profilo giudiziario, prive di ulteriori sviluppi.

Al centro, Mario Francavilla; ai lati i figli Antonello e Emiliano

Le alleanze tra Sinesi, Francavilla e Li Bergolis

Uno dei passaggi più significativi riguarda l’evoluzione dei rapporti tra la batteria Sinesi-Francavilla e il clan garganico dei Li Bergolis.

Rispondendo alle domande del pubblico ministero, Patrizio Villani di San Marco in Lamis, ex sicario dei Sinesi, ricostruisce la nascita dell’alleanza sostenendo che Emiliano Francavilla avrebbe deciso di avvicinarsi ai Li Bergolis dopo i mutati equilibri interni alla Società foggiana, maturati in seguito ai rapporti instaurati tra i Sinesi e il gruppo Trisciuoglio. Secondo il suo racconto, dietro quella scelta vi sarebbe stato anche il risentimento maturato dopo l’omicidio del padre di Emiliano, Mario Francavilla, episodio del 1998 che avrebbe segnato una profonda frattura negli equilibri criminali cittadini.

Villani descrive inoltre i rapporti storici tra i Li Bergolis e la famiglia Sinesi, ricordando come il clan garganico fosse inizialmente vicino a Roberto Sinesi, fino alla rottura provocata, sempre secondo la sua ricostruzione, dall’uccisione di Vincenzo Parisi detto “Diabolik”, e dai contrasti maturati negli anni Novanta. “Parisi tuttora lo portano come latitante invece è morto”.

“Perché il papà di Emiliano Francavilla, quando è stato ucciso, è stato perché si era messo contro a Federico Trisciuoglio e Trisciuoglio aveva fatto la scissione dai Sinesi. C’era tutta questa alleanza dietro. Allora dice: ‘Com’è, voi avete fatto pace con Trisciuoglio, io mo’ faccio pace direttamente con i Li Bergolis’. Perché Li Bergolis inizialmente, negli anni ’90, alla buonanima di Pasquale, il papà di Franco, Armando e Matteo, era anche uno… anche lui era uno degli uomini di Roberto Sinesi, era vicino alla famiglia Sinesi. Poi, quando Roberto Sinesi è stato arrestato, hanno ucciso il suo migliore amico, a Vincenzo Parisi, negli anni ’90, che tuttora oggi lo portano come latitante. Vincenzo Parisi, soprannominato ‘Diabolik’, invece è morto. Allora c’era tutto questo rancore che era maturato già da quegli anni là e aveva portato alla rottura delle famiglie Francavilla-Sinesi nei confronti dei Li Bergolis”.

In sintesi, Emiliano Francavilla non avrebbe visto di buon occhio la vicinanza tra Sinesi e il gruppo dei Trisciuoglio, quest’ultimo sospettato di aver ucciso il padre Mario nel 1998. Una circostanza che sarebbe alla base anche della frattura tra Emiliano e il fratello maggiore Antonello che di Roberto Sinesi è il genero.

Roberto Sinesi

“Mi propose di entrare nel nuovo gruppo di fuoco”

Nel verbale emerge anche un passaggio relativo alla nascita di una nuova struttura armata.

Villani racconta che, dopo il riavvicinamento con i Li Bergolis, Emiliano Francavilla avrebbe fornito sostegno logistico, denaro e armi, arrivando anche a coinvolgere Mimmo Falco nella preparazione di un agguato.

Lo stesso Villani riferisce di essere stato invitato a entrare in quello che Francavilla avrebbe definito “un gruppo nuovo tutto mio”, proposta che sostiene di avere rifiutato, dichiarando di voler continuare a seguire Francesco Sinesi (figlio del boss Roberto).

I racconti di Pettinicchio: dall’omicidio Romito agli agguati irrisolti

Ancora più numerosi sono i riferimenti contenuti nelle dichiarazioni del collaboratore Matteo Pettinicchio, ex numero due dei Li Bergolis, che ricostruisce anni di rapporti con Emiliano Francavilla.

Pettinicchio sostiene che Francavilla avrebbe partecipato nel 2009 all’omicidio del boss manfredoniano, Franco Romito, indicando anche altri presunti partecipanti all’agguato e attribuendogli inoltre un ruolo nel tentato omicidio di Gennaro Giovanditto, storico killer garganico di San Nicandro Garganico oggi all’ergastolo.

“Emiliano Francavilla con il mio gruppo ha commesso l’omicidio (avvenuto a Siponto, ndr) di Franco Romito nel 2009. Oltre a lui era coinvolto Francesco Li Bergolis, Mario Clemente, Ciro Stanchi e Alessandro Lanza. Francavilla ha cercato di uccidere anche Giovanditto. Lui in quell’occasione stava con Andrea Barbarino e Enzo Miucci. L’attentato lo hanno fatto sulla strada di San Nicandro Garganico. Barbarino voleva uccidere l’autista ma Francavilla non glielo fece fare. Barbarino è stato assassinato nel 2009. Queste cose le ho sapute da tutte le persone che hanno partecipato”.

Si tratta di affermazioni contenute nei verbali della collaborazione che, allo stato, non risultano avere determinato nuovi procedimenti giudiziari specifici per questi episodi.

Franco Romito, il figlio Michele e Michele Mansueto

Il delitto di Mario Francavilla e il presunto coinvolgimento dei Sinesi

Tra i passaggi più delicati figura anche il riferimento all’omicidio proprio di Mario “il nero” Francavilla, padre di Antonello ed Emiliano, assassinato nel 1998, uno degli episodi che segnarono l’inizio di una sanguinosa guerra di mafia foggiana.

Pettinicchio afferma che i responsabili materiali sarebbero stati Mario Luciano Romito e Matteo Lombardi detto “A’ Carpnese”, il primo, fratello minore di Franco, ucciso nella famigerata strage di San Marco del 2017, il secondo all’ergastolo, aggiungendo però un particolare destinato a fare discutere: secondo il collaboratore, Emiliano Francavilla avrebbe maturato forti rancori nei confronti di Roberto Sinesi, ritenendo che quest’ultimo avesse avuto un ruolo nell’organizzazione dell’agguato al padre.

Lo stesso collaboratore riferisce inoltre di un presunto progetto omicidiario che avrebbe avuto come bersaglio lo stesso Emiliano Francavilla.

“Emiliano stava anche arrabbiato con Sinesi – le parole del pentito alla DDA – perché secondo lui Sinesi c’entrava anche nell’agguato nei confronti del padre. Inoltre so che Sinesi voleva fare assassinare Francavilla Emiliano. Doveva dare un filo di cotone nero a Francavilla Emiliano che lo doveva portare a Franco Nardino (boss di San Severo, ndr) che visto il filo lo dovevano fare sparire uccidendolo. Alla stessa maniera è stato ucciso Scannagatt’, ossia sempre tramite un filo nero che gli aveva dato Roberto Sinesi”.

Anche in questo caso si tratta esclusivamente delle dichiarazioni rese dal collaboratore e riportate negli atti dell’inchiesta.

Droga, scommesse ed estorsioni

Nei verbali trovano spazio anche i presunti affari economici del gruppo.

Pettinicchio racconta di traffici di cocaina tra Roma e Foggia, indicando presunti canali di approvvigionamento e sostenendo di avere partecipato al finanziamento degli acquisti di droga insieme a Emiliano Francavilla.

Riferisce inoltre di attività nel settore delle scommesse clandestine e di estorsioni, in particolare nel comparto delle pale eoliche e dei pannelli fotovoltaici nell’area di Borgo Mezzanone.

“Su Foggia abbiamo fatto prendere la droga da un certo Maurizio amico di Emiliano. Questo andava a Roma e prendeva la cocaina. Questo prendeva un paio di chili alla volta. Lui dava la droga agli spacciatori di Foggia. Lui custodiva la droga e aveva i soldi. Una volta ho dato 10.000 euro per acquistare la droga. Poi prendevo 2000 o 3000 euro al mese per questo traffico. A Roma la prendevamo da Fabrizio Fabbietti e Fabrizio ‘il macchia’ di Anzio. Noi abbiamo dato a Maurizio i contatti di Roma dove acquistare la droga”.

Il riferimento all’omicidio di Michele Romito

Tra gli episodi più rilevanti compare anche l’omicidio del giovane Michele Romito, figlio di Franco, assassinato nel 2010 mentre era in compagnia dello zio Mario Luciano, principale obiettivo del commando.

Secondo Pettinicchio, Francavilla avrebbe avuto un ruolo nella vicenda, sostenendo che prima del delitto si sarebbero svolti alcuni summit tra gli appartenenti ai gruppi criminali, ai quali avrebbero fatto da garanti Michele Mansueto detto “Lilino” e Cesare Antoniello. “Fecero da garante per un summit e questo è uno dei motivi per il quale hanno ucciso Michele Mansueto”. Quest’ultimo, ammazzato nel 2011, rappresentava la vecchia “classe dirigente” della mafia foggiana, azzerata proprio in quegli anni. Oltre a lui vennero eliminati Antonio Bernardo e Franco Spiritoso detto “Capone”. Tutti delitti irrisolti.

La domanda del pm: “Altri omicidi riconducibili ad Emiliano?”. Pettinicchio: “Romito Michele che è stato ucciso nel 2010. Francavilla Emiliano c’entra in questo omicidio. Ho avuto modo di riferire il 5 marzo 2025 dei summit che Francavilla Emiliano aveva fatto. Michele Mansueto e Cesare Antoniello fecero da garante per un summit e questo è uno dei motivi per il quale hanno ucciso Mansueto”.

Ancora il pm: “Conosce Lombardi Marco?”. Il pentito: “Era amico di Francavilla Emiliano e so che ha chiesto a Prencipe Roberto (uomo dei Li Bergolis, ndr) di ammazzare Lombardi Marco. Prencipe doveva partecipare anche all’omicidio di Fratianni, ma poi non andò”. Marco Lombardi è nome noto alle cronache recenti, l’uomo è stato condannato pochi mesi fa a 7 anni per le pressioni mafiose sul Foggia Calcio. Fratianni, invece, imprenditore edile, è stato condannato a 18 anni per il tentato omicidio avvenuto a Nettuno di Antonello Francavilla e del figlio.

Queste circostanze sono riportate nelle dichiarazioni del collaboratore e non risultano, allo stato, aver prodotto nuovi esiti processuali.

Un patrimonio investigativo ancora tutto da valutare

Le pagine del maxi fascicolo rappresentano un patrimonio investigativo di enorme rilievo perché ricostruiscono oltre trent’anni di rapporti, alleanze e guerre interne alla mafia foggiana. Molti dei nomi richiamati coincidono con protagonisti di alcuni dei più importanti delitti di sangue consumati tra Foggia e il Gargano.

Le dichiarazioni di Patrizio Villani e Matteo Pettinicchio, tuttavia, costituiscono allo stato elementi investigativi contenuti negli atti della recente inchiesta sui fratelli Francavilla. Pur richiamando numerosi omicidi storici ancora senza una piena verità processuale, per i fatti citati non risultano al momento nuovi provvedimenti giudiziari, contestazioni o condanne fondate su queste specifiche ricostruzioni.

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