Le oltre 700 pagine della recente ordinanza cautelare emessa dalla Direzione distrettuale antimafia di Bari, che ha portato all’arresto di Antonello Francavilla, Emiliano Francavilla, Ivan Narciso, Alessandro Moffa, Daniele Barbaro e Antonio Fratianni, dedicano un ampio capitolo all’attuale assetto della cosiddetta Società foggiana.
Secondo i magistrati, gli elementi raccolti nel corso delle indagini – anche grazie a summit in videochiamata intercettati – confermerebbero la persistente operatività dell’associazione mafiosa nel territorio di Foggia e nei comuni limitrofi, descrivendone l’evoluzione, la struttura organizzativa e i rapporti con altre organizzazioni criminali.
L’evoluzione della Società foggiana
L’ordinanza evidenzia come la consorteria mafiosa abbia modificato negli anni le proprie modalità operative.
Tra gli elementi richiamati viene riportata un’intercettazione attribuita a Daniele Barbaro, nella quale si sostiene che, rispetto al passato, nessun appartenente alle famiglie apicali sarebbe ormai considerato “intoccabile”, richiamando l’omicidio di Alessandro Moretti come esempio del mutato scenario criminale.
Gli investigatori ritengono che questa evoluzione rappresenti uno dei segnali della trasformazione interna dell’organizzazione.
La struttura “federale” del sodalizio
Nel provvedimento la Società foggiana viene descritta come una struttura di tipo federale, già delineata in precedenti sentenze irrevocabili.
Secondo la ricostruzione contenuta nell’ordinanza, il vertice sarebbe composto da figure riconducibili alle principali batterie cittadine, tra cui Roberto Sinesi, Rocco Moretti, Vincenzo Pellegrino, Raffaele Tolonese, Antonello Francavilla, Emiliano Francavilla, Francesco Sinesi e Pasquale Moretti.
Per la batteria Sinesi-Francavilla vengono inoltre indicati, tra gli altri, Daniele Barbaro, Ivan Narciso, Alessandro Moffa, Raffaele Palumbo, Benito Palumbo, Ciro Spinelli, Maurizio Mainiero e Gioacchino Frascolla.
Il riferimento ad Armando Li Bergolis
Uno dei passaggi dell’ordinanza riguarda i rapporti tra la batteria Sinesi-Francavilla e la mafia garganica.
I magistrati sottolineano che la capacità della Società foggiana di interfacciarsi con altre organizzazioni criminali emergerebbe anche “in relazione ai rapporti con la mafia garganica”, facendo riferimento all’opera svolta da esponenti della batteria Francavilla “per favorire gli interessi dell’alleata struttura mafiosa denominata clan Li Bergolis-Miucci“.
Nel provvedimento si legge che “è quanto mai opportuno evidenziare l’avvenuta scarcerazione, in data 18 maggio 2026, di Armando Li Bergolis, capo dell’omonimo clan”, dopo una detenzione iniziata l’8 agosto 2008 e una condanna a 27 anni di reclusione per associazione mafiosa e altri reati nell’ambito del processo Iscaro-Saburo.
La frattura tra Antonello ed Emiliano Francavilla
L’ordinanza dedica un passaggio anche all’attuale fase di “frammentazione interna” tra Antonello Francavilla ed Emiliano Francavilla.
Secondo gli inquirenti, la divergenza nasce da una “differente visione circa l’opportunità o meno di intrattenere rapporti concilianti con componenti della batteria Moretti o con lo stesso Roberto Sinesi“, anche “in relazione all’ambigua condotta del predetto in ordine all’omicidio di Mario Francavilla, padre di Antonello ed Emiliano” ucciso nel lontano 1998. Antonello in un ruolo più conciliante, forse anche perché genero di Sinesi, il fratello Emiliano più rigido nelle sue posizioni.
Nello stesso provvedimento, tuttavia, si evidenzia come gli appartenenti al sodalizio considerino questa frattura una situazione temporanea, destinata a essere superata nell’interesse dell’organizzazione. A sostegno di questa ricostruzione vengono riportate conversazioni nelle quali Daniele Barbaro riferisce a Emiliano Francavilla le parole attribuite al fratello Antonello: “Loro possono dire tutto quello che vogliono… io domani che mi incontro con mio fratello tutto questo polverone… siamo io e mio fratello, punto“, aggiungendo ancora: “Quello è fratello a me“.
“La dittatura è finita”: il cambio di strategia nella Società foggiana
Tra i passaggi riportati nell’ordinanza compare anche una conversazione attribuita a Daniele Barbaro, nella quale viene descritta quella che gli investigatori definiscono un’evoluzione della metodologia operativa della Società foggiana.
Nel dialogo, richiamando l’omicidio di Alessandro “Sassolino” Moretti, nipote del boss Rocco Moretti, Barbaro afferma che rispetto al passato “oggi più nessuno è immune”, aggiungendo: “La dittatura è finita“. Nella stessa conversazione sostiene che “chi sbaglia paga” e che “neanche tu sei immune”, riferendosi, secondo quanto riportato nell’ordinanza, agli stessi boss dell’organizzazione.
Per gli inquirenti, quel dialogo rappresenta uno degli elementi utilizzati per descrivere il mutamento degli equilibri interni del sodalizio mafioso, caratterizzato dal venir meno di quella sorta di immunità che, in passato, avrebbe riguardato gli esponenti apicali delle famiglie criminali.
Le intercettazioni sul controllo dello spaccio
Tra i passaggi valorizzati dagli inquirenti figurano anche conversazioni relative alla gestione delle piazze di spaccio.
L’ordinanza richiama dialoghi tra Daniele Barbaro ed Emiliano Francavilla, oltre a conversazioni attribuite a Ivan Narciso e Alessandro Moffa, nelle quali si parla della creazione di un sistema unitario per la gestione dei cosiddetti “punti” di vendita della droga e della ripartizione dei proventi.
In un’altra conversazione riportata nel provvedimento è Antonello Francavilla a discutere con Alessandro Moffa della necessità di raggiungere “un accordo per Foggia” nella gestione del traffico di sostanze stupefacenti.
“Siamo tutti una famiglia”
Nelle intercettazioni richiamate dall’ordinanza vengono riportati anche dialoghi nei quali Daniele Barbaro invita alla compattezza interna della batteria, affermando che “alla fine siamo tutti compagni” e “siamo tutta una famiglia”.
In un altro passaggio, sempre riportato nel provvedimento, Ivan Narciso parlando con Antonello Francavilla paragona la compattezza del gruppo a quella dei “talebani”, sostenendo che, nonostante le distanze geografiche, il sodalizio continuerebbe a mantenere la propria unità. “Possiamo stare a Milano, a Sing Sing, un altro in Africa, però noi siamo come i talebani!!!! Quando?… siamo un’altra volta quà… quindi noi vi diamo sempre a pensare, ma mai a capire!!!… capito?… noi vi diamo sempre a pensare a voi… quelli si sono rotti… si sono rotti… ma mai a capire però… capito? perchè il gioco nostro lo dovete fare voi no noi!!…”
Poi sempre parlando al boss: “Tu hai un carattere riparativo… quello non tiene un carattere riparativo quello non tiene un carattere che quando si è rotto si è rotto, basta punto!!! (con riferimento al carattere di Emiliano Francavilla)…”. E ancora: “I malamenti siamo rimasti a Foggia io, tu e tuo fratello”.
Le accuse al vaglio del processo
Le ricostruzioni contenute nell’ordinanza rappresentano l’impianto accusatorio della Direzione distrettuale antimafia e costituiscono il quadro probatorio posto a fondamento delle misure cautelari.
Le contestazioni dovranno ora essere sottoposte al vaglio del contraddittorio processuale. Tutti gli indagati sono da considerarsi innocenti fino a eventuale sentenza definitiva di condanna.










