Mafia, all’ex Onpi per uccidere un uomo del clan foggiano. “Stava succedendo il patatrac”

Nelle carte di “Decima Azione 2.0” la rivalità tra i gruppi criminali Sinesi e Moretti. Clima teso dopo l’uccisione di Rodolfo Bruno del novembre 2018. Il gip: “Almeno cinque agguati falliti”

L’acerrima rivalità tra i Moretti-Pellegrino-Lanza e i Sinesi-Francavilla, maggiori clan mafiosi di Foggia, emerge dalle carte dell’inchiesta “Decima Azione 2.0” che ha portato a otto arresti da parte di DDA e squadra mobile. “L’attività di indagine ha evidenziato l’esistenza di un forte clima di tensione tra le contrapposte batterie – scrive il gip Agnino – per il controllo delle attività illecite culminate con l’omicidio di Rodolfo Bruno (uomo di punta dei Moretti) avvenuto il 15 novembre del 2018“.

Il 27 maggio scorso, in “Decima Azione 2.”, costola del blitz di fine novembre 2018, sono stati arrestati Mario ClementeAntonio Riccardo Augusto Frascolla, detto “Antonello”, Gioacchino Frascolla, Adelio Pio NardellaBenito Palumbo, Raffaele Palumbo, Sergio Ragno e Ciro Stanchi, tutti foggiani appartenenti ai Sinesi. Il 5 febbraio Guardia di Finanza e squadra mobile arrestarono tre foggiani (tra cui figlio e cognato di Bruno) e un margheritano accusati di aver tentato per tre volte lo scorso gennaio di rintracciare e uccidere proprio i due Frascolla e Mario Clemente per vendicare l’omicidio di Rodolfo Bruno. 

Anche Ciro Stanchi e Benito Palumbo, stando all’inchiesta, erano nel mirino di rivali. L’indagine avrebbe svelato almeno cinque agguati falliti e mai denunciati. Hai visto che stavano ammoccando il compagno nostro? Un altro cavallo si è salvato, i cristiani stanno pronti pure”, spunta da un’intercettazione ambientale. “Il destinatario dell’attentato si deve identificare in Ciro Stanchi”, scrive il gip. Il 21 gennaio scorso poi – stando alla ricostruzione investigativa – alcune persone si recarono in un’abitazione del palazzo Onpi di corso del Mezzogiorno convinte di trovarvi Benito Palumbo, che era solito recarsi in quell’appartamento per giocare a carte. “Stava succedendo il patatrac” commentarono due persone intercettate. “Se Benito Palumbo si fosse trovato nell’appartamento, sarebbe stato assassinato e i familiari avrebbero dovuto piangerlo: chi salì nell’abitazione trovò una persona, non identificata, che riferì che Benito Palumbo non c’era e per questo motivo scampò all’agguato“. “A dimostrazione del clima di tensione esistente – evidenzia il giudice – si pone l’arresto in flagranza del 26 gennaio di tre persone, che furono intercettate mentre armate si erano recate a casa di Gioacchino Frascolla per assassinarlo”.

Il racconto delle vittime

Gli otto arrestati del 27 maggio scorso sono accusati di aver messo in piedi un importante giro di estorsioni sfruttando il vuoto di potere scaturito dalla detenzione degli storici boss, su tutti “lo zio” Roberto Sinesi, al 41 bis a Rebibbia. Racket a ristoranti, bar e autodemolizioni. Le vittime, per anni, avrebbero pagate somme importanti. Il titolare di una autodemolizione dall’ottobre 2014 ad oggi avrebbe versato un pizzo di 300 euro al mese e ulteriori 5mila euro a marzo scorso, in quanto gli estorsori lo avvertirono che quella somma “una tantum” serviva a pagare gli avvocati, avvertendolo che non se avesse pagato gli avrebbero bruciato l’azienda. C’è poi il titolare di due bar cittadini al quale a febbraio fu intimato di versare 50mila euro: diede 8mila euro in una prima tranche, altre 7mila in una seconda e sigarette per un valore di altri 7mila euro cedute gratuitamente. L’accusa contro gli indagati si affida anche sulle dichiarazioni delle vittime.



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