Affari e sangue tra Foggia e San Severo, la storia del pizzo da 200mila euro dietro l’omicidio Lombardozzi?

Il caso potrebbe svelare una rete di interessi che legherebbe la mafia del capoluogo a quella di Alto Tavoliere e Gargano

Nell’aula bunker di Bitonto si va avanti spediti verso la sentenza del giudice nel processo al boss foggiano, Rocco Moretti. 56 anni di carcere, la richiesta del pm per il capomafia e i suoi sodali, come riportato in precedente articolo. La vicenda è quella relativa alla tentata estorsione, aggravata dalla mafiosità, ai danni di un imprenditore dal quale fu inutilmente pretesa una tangente di 200mila euro per non essersi ritirato dall’acquisto di terreni comunali a Borgo Incoronata, periferia di Foggia.

Moretti è ritenuto dall’accusa il mandante, gli altri esecutori. L’obiettivo – dice l’accusa – era costringere la vittima a ritirarsi dall’acquisto di 197 ettari di terreno o, in alternativa, a versare 200mila euro, quota corrispondente alla somma che sarebbe stata versata dagli occupanti abusivi dei terreni.

Tra i destinatari degli avvertimenti indiretti ci furono anche familiari dell’imprenditore e un suo dipendente, il sanseverese Matteo Lombardozzi, 50enne, ammazzato in un’area di servizio sulla statale 16 tra San Severo e Foggia. L’uomo, all’epoca in semi libertà, stava tornando in carcere quando alcuni sicari lo trucidarono a colpi di kalashnikov. Lombardozzi era il dipendente “factotum” dell’imprenditore che a ottobre 2017 denunciò il boss della “Società Foggiana”, Rocco Moretti, per estorsioni. Insieme al “Mammasantissima”, finì dietro le sbarre anche Domenico Valentini, classe ’72.

L’omicidio Lombardozzi, stando ai ben informati, potrebbe svelare una rete di interessi che legherebbe la mafia foggiana a quella di San Severo, fino ai clan del Gargano. Ma perchè Lombardozzi fu ammazzato? Secondo le ipotesi al vaglio, il 50enne pregiudicato si sarebbe intromesso in difesa dell’imprenditore taglieggiato. “Considerando il suo profilo criminale non è escluso che si fosse messo in mezzo”, fanno sapere gli inquirenti. “Lombardozzi fu ammazzato pochi giorni prima della denuncia dell’imprenditore e alle coincidenze non crede proprio nessuno dalle nostre parti”, spiegano ancora gli investigatori.

D’altronde procura e carabinieri conoscono bene i legami tra i Moretti e i gruppi sanseveresi (si pensa soprattutto ai La Piccirella) e su quella pista intendono battere, senza tralasciare i clan del Gargano che in passato favorirono la latitanza di Pasquale Moretti, figlio del capomafia Rocco. Dietro a tutto questo ci sarebbe sempre la guerra per il controllo dei traffici di droga, soprattutto quelli tra promontorio e Albania che fruttano ogni anno milioni di euro per le casse delle batterie malavitose.

Secondo fonti ben informate, l’asse Foggia-San Severo-Gargano potrebbe tirar fuori numerose tracce utili alle indagini. La mente degli inquirenti va anche alle quattro persone arrestate a Torremaggiore l’11 agosto 2017, due giorni dopo la strage di San Marco in Lamis. Quattro giovani che secondo i carabinieri erano pronti a mettere a segno un agguato sanguinario. Tra gli arrestati spuntò pure Tommaso Alessandro D’Angelo, classe ’85 di Foggia, nullafacente, ritenuto “vicino” alla batteria Moretti-Pellegrino-Lanza. 

Come in un puzzle, gli inquirenti stanno provando a mettere insieme i pezzi, in attesa che emergano notizie di rilievo dalle aule di tribunale e dalle analisi del DNA, come per l’omicidio di Giuseppe Silvestri il 21 marzo 2017 a Monte Sant’Angelo, un altro fatto di sangue avvenuto in provincia di Foggia e sul quale si spera a breve di far emergere la verità.

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