Strage San Marco, chi ha ucciso il boss Romito? La verità si cela in un video

Il boss Romito ucciso nelle campagne di San Marco in Lamis

di FRANCESCO PESANTE

Mario Luciano Romito

Si fa largo l’ipotesi di una guerra tra i Romito e i clan dell’Alto Tavoliere per il controllo del territorio e del traffico di droga. Questo emergerebbe dalle indagini sulla strage del 9 agosto scorso a San Marco in Lamis dove trovarono la morte il super boss Mario Luciano Romito, suo cognato Matteo De Palma e i due contadini innocenti, Luigi e Aurelio Luciani. Elementi di rilievo starebbero venendo fuori dall’analisi del video dell’agguato di Apricena del 21 giugno scorso, quando furono trucidati senza pietà Antonio Petrella, 54 anni e il nipote Nicola Ferrelli, 40 anni mentre erano a bordo di un Fiat Doblò. Due dei tre killer che si notano scendere da una station wagon per fare fuoco contro i due bersagli, sarebbero – stando alla statura e alla stazza – persone riconducibili proprio ai Romito. Luogotenenti del boss attivi soprattutto tra Manfredonia e Mattinata. Uno in particolare, risulterebbe alto oltre il metro e novanta (il primo da sinistra). Quanti sicari del Gargano sono così alti? Davvero pochi.

La morte di Romito, avvenuta sei giorni dopo la sua scarcerazione, sarebbe proprio una risposta all’agguato di Apricena. Il boss potrebbe aver pagato a caro prezzo la sua voglia di espandersi e di riprendere il controllo del traffico di stupefacenti, molto attivo tra Gargano e Albania. D’altronde i Romito dominavano la scena negli anni ’90, gestendo il business “da costa a costa” soprattutto per il contrabbando di sigarette. Secondo i bene informati, il capomafia si stava organizzando per tornare a comandare l’area garganica, favorito dal vuoto di potere a Monte Sant’Angelo e dalla situazione caotica a Vieste, dove è in corso una faida tra vecchie e nuove leve della criminalità locale.

I contadini scambiati per uomini del boss

I fratelli Luciani

Testimoni inconsapevoli o tragico scambio di persone? Sulla morte dei contadini Luigi e Aurelio Luciani il rebus è ancora tutto da sciogliere. Ma nelle ultime ore gli investigatori sembrerebbero propendere per la seconda opzione. I due sarebbero stati scambiati per un’altra coppia di fratelli, sempre sammarchesi, ritenuti luogotenenti di Romito in quella zona del Gargano e che, per puro caso, solevano girare con lo stesso furgone dei due sfortunati agricoltori. Il boss aveva referenti in quasi tutti i paesi dell’area garganica. In particolare a Mattinata, Monte Sant’Angelo e, appunto, San Marco in Lamis. 

“Un vertice unico”

Durante un approfondimento di TV7, rotocalco del Tg1, è stato intervistato anche il commissario di polizia di Manfredonia, Agostino De Paolis. Al giornalista Alessandro Gaeta, De Paolis ha spiegato che sul Gargano ci sarebbero in atto dei “tentativi di unificare i gruppi criminali eliminando determinati ostacoli e controllando, attraverso un vertice unico, tutte le attività illecite e criminali”. Ma per fare questo bisogna “risolvere vecchi contrasti e antiche ruggini”, ha aggiunto il dirigente di polizia.





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